Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

 

OLTRE IL TEMPO di Lorenzo Marotta

I vagabondaggi dell’anima

a cura di Teresa Laterza

 

Un incrocio di due tessiture, due spartiti di primo acchito apparentemente disgiunti ma che vanno poi a comporre un’unica sinfonia. Questa l’originale opera letteraria narrativa, romanzo di formazione, romantico e filosofico, Oltre il tempo, edito da Lit Edizioni collana Emersioni 2019, pagg. 224, euro 19,50, scritta da Lorenzo Marotta, scrittore, critico letterario e collaboratore alla pagina Cultura del prestigioso quotidiano La Sicilia.

Il romanzo, che narra le vicende di un gruppo di ragazzi, figli di gente povera e semplice, appassionati di libri e della filodrammatica, ad un certo punto si apre a quella dimensione dell’essere tanto cara all’indagare filosofico. Diventa una storia nella storia: da una parte la narrazione del percorso di vita del protagonista Vincenzo e dei suoi compagni che dopo l’Università, abbandonando il paese d’origine, si disperdono per perseguire il loro riscatto sociale ed economico, e dall’altra I racconti eretici di Antonio Mazzara. L’apprezzato e stimato scrittore e docente di filosofia Mazzara, attraverso le divagazioni di una curiosa anima vagante, Zeropuntozero, “dialoga” con Antigone, Pasolini, Manzoni e Bufalino, le cui opere, a ragione, sono considerate eterne. Mondo reale e onirico s’incontrano, dunque!

L’amore, la dimensione temporale, la concezione del corpo come qualcosa di assolutamente eccedente, così come l’anima e le scelte sono i leitmotiv di tutto il romanzo. Il tempo, del quale ognuno, per la situazione in cui vive, ben conosce i risvolti oggettivi e soggettivi, solo se concepito come disancorato da una realtà data si nutre di possibilità, di alternative, di eventualità. Sembra essere proprio questo il senso del biglietto “A te oltre il tempo il mio tempo” che il protagonista Vincenzo, figlio di mastro Liborio, calzolaio del paese senza studi ma dai saggi proverbi e amante delle gesta eroiche dei Paladini di Francia, scrive alla compagna di banco di cui è innamorato: Margherita, di nobili origini, figlia del medico condotto. Tali parole, fissate in modo indelebile con l’inchiostro, si rivelano pregne di quella saggia sospensione del giudizio di chi, lasciando l’altro libero di scegliere e fare le sue esperienze, attende pazientemente il proprio momento. Vincenzo, infatti, non giudica le scelte di Margherita. Lui, intanto, vive il suo tempo pur continuando a coltivare il sogno di uno spazio temporale condiviso con l’amata.

La “sospensione del giudizio” nei confronti della realtà così come la “sospensione del tempo”, attraverso i vagabondaggi di Zeropuntozero, permettono al lettore un viaggio altro, una ripartenza da zero, appunto, una visione diversa delle cose, dalle più misere a quelle insospettabili e sconvolgenti, per giungere ad una presa di coscienza di ciò che realmente conta, sopravvive e si definisce eterno. Ed eterno è indubbiamente il sentimento di Vincenzo, che è uno spirito eletto e coscienzioso, nel quale sopravvivono il puro sentimento del cuore e l’immaginazione. «Una volta distrutta la coscienza dell’uomo, annullato il sentimento del cuore e dell’immaginazione, resa arida la compassione, lo stesso Dio sarà morto davvero. A meno che a vagare su questa desolazione non rimangano, appunto, gli spiriti eletti, le anime pure, le energie delle persone che in vita sono state indicate come diverse o folli e che per questo hanno sopportato tutta l’inquietudine della terra...». Vincenzo è sì inquieto, ma riesce a “bloccare il tempo” perché vive nel ricordo di un amore che nella sua mente è rimasto inalterato, impresso come in uno scatto fotografico. Egli è altrettanto speranzoso in un risvolto significativo perché, come scrive lo stesso autore, la vita non smette mai di sorprenderci e di stupirci. Tutto può perire ma non l’amore, essendo energia vitale che sopravvive, proprio come l’anima, non soggetta alle leggi dello spazio e del tempo.

Una volta disperso e lontano da Aidone, centro di tradizioni e valori, riuscirà il gruppo dei ragazzi, ormai divenuti adulti, unito dalla memoria del luogo di origine a ritrovarsi e ricomporsi? A quale scopo? E il desiderio di Vincenzo di ricongiungersi all’amata troverà conferme?

Un capolavoro narrativo, questo romanzo di Lorenzo Marotta, che riesce non soltanto nel delineare una storia comune delle vicende di un comune paesino siciliano, Aidone, ma anche a trasformare il consueto in qualcosa di straordinariamente profondo e avvincente tenendo il lettore incollato fino all’ultima immagine. I racconti sembrano vivide diapositive nelle descrizioni di entrambe le tessiture: la narrazione reale e quella filosofica/immaginaria. Una storia sospesa tra passato e presente con lo sguardo rivolto al futuro. Abile l’autore nel definire trama e personaggi, così come le palpitanti emozioni dell’anima, e nello scandire e ritrarre due realtà temporali diverse ma altrettanto incisive per i risvolti della storia. Una lenta, cadenzata, colma di valori, caratteristica della vita semplice del paese, l’altra frettolosa, confusionaria, dispersiva propria delle realtà di città. Un romanzo di indiscusso spessore letterario che fa riflettere, a tratti commuovere, interrogarsi, gioire e che non può certamente mancare nella biblioteca dei lettori appassionati.