Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

ARRENDERSI? QUESTO MAI!

di Barbara Gisser

IL DIARIO DI UNA PASSIONE

di Francesca Andruzzi

Il titolo che l’autrice, Barbara Gisser, insegnante di sostegno, ha imposto alla sua opera Arrendersi? questo mai! (Ed. Youcanprint Self-Publishing, anno 2017, pagg. 234), anticipa il finale di quello che potremmo definire il diario di una passione. Il termine “passione”, qui, nella sua duplice accezione. La tragicità dell’argomento trattato si interseca con la forza della protagonista (la stessa autrice), vittima della malattia ad ampia diffusione che, ancora oggi, risulta difficile nominare. Quando, metaforicamente parlando, si dice che qualcosa è un ‘cancro’, si vuole affermare proprio la dannosità di un evento, di una situazione. Quando il cancro viene diagnosticato, le uniche certezze sono la sua esistenza e la necessità di combatterlo, con i mezzi (e grazie ai mezzi) di cui la scienza medica attualmente dispone. In questo “diario”, Barbara Gisser narra la personale esperienza di incontro/scontro con il tumore e le battaglie, su più fronti, combattute per vincere una guerra, dove ritroviamo, insieme a lei, tutti i soldati, dai fanti ai generali, impegnati a difendere un corpo (ma anche un’anima) assediato da un nemico in principio invisibile, poiché interno, che, prima o poi, si rende visibile anche all’esterno, con le trasformazioni che il corpo e l’anima sono costretti a subire. La duplice metamorfosi, afferma implicitamente l’autrice, non è solo quella dovuta alla malattia. Paradossalmente, essa diviene anche spunto per scoprire nuove realtà o per ripensare sistemi e rapporti, in un’ottica certamente differente. La Gisser ci conduce su quel percorso di vita che molti, come lei, hanno vissuto; che altri ignorano e, probabilmente, rifuggono. Il racconto muove dai primi malesseri, interpretati dalla Gisser come anticipazione della futura diagnosi medica. In realtà, non per pessimismo, ma grazie a quella voce interiore che già sa, prima che altri confermino, e che – sembra incredibile – fornisce all’autrice uno stato d’animo di serenità, necessario ad accogliere la cattiva notizia nell’anticamera arredata da una preparazione psicologica fornita dal proprio “io”. La serenità e la sicurezza, con le quali la Gisser affronta l’avvento del tumore alla gola, sembreranno spesso vacillare, nel corso di sei lunghi anni di impegno tra operazioni e ricoveri, in una alternanza di sentimenti che neanche la protagonista pensava di poter provare. La decisione di affrontare subito il tumore con una operazione invasiva («io sono sempre stata per i tagli netti…»), la porterà verso conseguenze magari non previste, ma connotate da competenza e sostegno da parte di medici e personale sanitario, divenuti una seconda famiglia, alla quale affidarsi, della quale fidarsi. Il lavoro di insegnante di sostegno, per cui la voce è elemento di primaria importanza; le figure del marito e del figlio, che proteggono, ma anche da proteggere; le amicizie vere; la curiosità, a volte inopportuna, della gente; l’importanza del sostegno psicologico; Golia, il pupazzo di peluche, fonte di conforto, nonostante l’età della protagonista; il fumo di sigaretta e le parole non dette per convenienza, forse entrambi complici nella causazione del “male”. A questo – e a molto altro ancora – pensa la Gisser, mentre affronta, con coraggio e dignità, che non escludono e non si pongono in antitesi ai momenti di sconforto, battaglie che non aveva chiesto di combattere. Senza dimenticare le preoccupazioni per l’aspetto fisico, senza tralasciare i ricordi del buon cibo, al quale, per molto tempo, è costretta a rinunciare, ma non nei pensieri, vero motore di un corpo che altrimenti risulterebbe orfano della parte migliore. Si piange e si ride con il libro-diario della Gisser. Ma, ciò che più conta, si piange e si ride con l’autrice-protagonista, in una meravigliosa esperienza di compassione, di condivisione della propria “passione” con il lettore, che la stessa Gisser riesce a coinvolgere, trascinandolo dalla sala operatoria ai paesaggi austriaci, dalla tragica intimità dei sondini nasogastrici, alla meravigliosa intimità della riscoperta dei sapori e degli affetti più cari. Arrendersi? questo mai! è consigliato a chi ama la vita e, soprattutto, a coloro i quali credono di non amarla.

INTERVISTA ALL'AUTRICE BARBARA GISSER

Che cosa ha rappresentato per lei scrivere questa opera letteraria?

Potrebbe suonare banale, ma in qualche modo mi è sempre piaciuto scrivere; fin da quando ero piccola ho sempre annotato le cose importanti o interessanti su di un quaderno o prendendo nota su qualche foglio… Ma subito dopo l’operazione e per un certo periodo di tempo, 'scrivere' è diventato per me l’unico modo di comunicare efficacemente con l’ambiente che mi circondava: a parte la mimica e qualche gesto, infatti, scrivere rappresentava l'unico mezzo possibile per relazionarmi con i medici ed il personale ospedaliero, con i miei familiari ed amici. E così ho scoperto anche come riuscire a farsi capire e comunicare, scrivendo, sia una cosa a sé. Annotando prima e raccontando poi giorno per giorno la mia “avventura”, la scrittura mi ha dato la possibilità di rivivere e rielaborare il mio vissuto, di riflettere. Scrivere mi ha dato un gran sollievo. Un po' come un parafulmine, la penna mi ha aiutata molto nello scaricare le emozioni e la tensione: ho imparato a tenere un diario, sul quale annotavo qualsiasi cosa mi ronzasse per la testa, qualcosa che mi era accaduto o che mi interessava o che mi aveva fatto ridere. Scrittura per pensare, per chiedere e comunicare, per ricordare o semplicemente per sfogarmi. Scrivevo ed annotavo di tutto, non volendo perdermene neanche un momento. E la mia storia racconta proprio questo: i pensieri, le emozioni e la realtà del mio vissuto. Ed è forse anche per questo che, proprio rileggendolo, feci il mio primo pianto liberatorio.

Significativo il titolo del libro: Arrendersi? Questo mai! Ci parli di questa scelta.

Significativo quanto spontaneo.. Non ho avuto molti dubbi su quale titolo volessi dare al mio racconto: è un po' il mio motto, il punto di vista attraverso il quale sono abituata ad affrontare un po' tutte le avversità della vita, i problemi, le mie scelte… È rappresentativo del mio carattere, un po’ caparbio e forse, a volte, anche un po' testardo. Ho imparato a non arrendermi, ad andare avanti con la forza d’animo, a cercare e trovare soluzioni ogni qualvolta mi si presentasse un problema.

Il suo è un "viaggio"... verso cosa?

Il mio “viaggio”, abbastanza lungo ed impegnativo, è un viaggio verso una vita degna del suo nome, ad una condizione fisica più che accettabile, per ritrovare, potremmo dire, le gioie di un tempo. In altre parole, a riuscire nuovamente a fare quello che facevo prima, come tornare al mio lavoro di insegnante. Mi ha condotto attraverso percorsi all’inizio impensabili e completamente nuovi quanto inaspettati, ponendomi di fronte a varie tappe, positive e negative che fossero, ad ostacoli a volte anche difficili da superare… Un viaggio che mi ha aperto ad una visione del mondo a me prima quasi sconosciuta, ma allo stesso tempo positiva.

Quali messaggi vorrebbe che giungessero forti a chi legge questo suo libro?

I messaggi che vorrei trasmettere attraverso il mio racconto sono diversi, ma sicuramente il primo e forse il più importante è un messaggio di coraggio e tenacia. Purtroppo a volte la vita ci riserva qualche difficile compito, ma l'importante è viverla affrontando qualsiasi situazione ci troviamo di fronte: sedersi un attimo, calmarsi e cercare di pensare alle cose a sangue freddo. Bisogna riflettere, cercare la via che ci permetta di trarre il maggiore profitto in termini di positività, chiedendosi come e cosa sia meglio fare per raggiungere un proprio livello di accettabilità. Non esistono ricette universali, dipende sempre da persona a persona, da carattere a carattere, ma dovremmo chiederci sempre e solo cosa sia più positivo per noi, cosa ci possa aiutare a risolvere i nostri problemi e soprattutto, a non arrenderci anche quando un ostacolo ci sembra insormontabile. Vivere positivi ci rende più forti, più determinati, e ci dà la forza per affrontare e risolvere le situazioni più disparate. Cerchiamo di trovare qualcosa di positivo in tutte le cose, anche in quelle negative (anche se spesso è difficilissimo…) e proviamo a sdrammatizzare. Come dicevo: "Arrendersi? Questo mai!"

Il suo libro è il racconto di un periodo particolare e delicato della sua vita. Quali consigli darebbe a chi potrebbe trovarsi a percorrere i suoi stessi passi?

Come già accennato, credo non esista un metodo universalmente valido per affrontare le diverse situazioni. Trovarsi davanti ad una malattia grave non è facile e ci vuole il coraggio e la tenacia di tutti, di sé stessi innanzitutto, ma anche di chi ci sta accanto. È importante anche imparare ad affrontare la vita con positività, guardando avanti, seguendo con fiducia i medici e gli specialisti che ci hanno in cura, senza farsi influenzare dai pareri più assurdi e disparati o da una qualche superficiale ricerca su internet. È poi fondamentale non prendersi sempre troppo sul serio: un po' di buono e sano menefreghismo a volte diventa indispensabile, specialmente per l’estetica o l'apparenza. Nel mio caso, ad esempio, questo ha riguardato la mia voce. Ridiamoci su ogni tanto, godiamoci il momento e le piccole cose, senza perderci a pensare “ma se poi...”, “e se...”, “ma perché proprio a me...”, ecc. Non sprechiamo energie per cose che non dipendono sempre da noi e tantomeno possiamo cambiare. Queste energie ci servono per ben altro! Parlate della malattia e non chiudetevi in voi stessi, ma fatelo con le persone con cui avete voglia e sentite di voler condividere la vostra esperienza… e ricordate sempre che la scelta per tutte le decisioni da prendere è solo ed esclusivamente la VOSTRA! Se sentite di non farcela o avete bisogno di aiuto, chiedete consiglio ad uno specialista, ad uno/a psicologo/a. Non c'è nulla di male e tantomeno è un qualcosa per cui provare vergogna. Io mi sono trovata benissimo. Mi è servito, non tanto per me e la malattia (mentalmente avevo tutto sotto controllo), ma mi ha aiutato molto per affrontare l’ambiente di lavoro, certe situazioni con gli amici, le domande stupide e poco delicate che talvolta mi sono state rivolte, quanto il comportamento e l'atteggiamento non sempre molto empatico ed intelligente di certe persone. 

Ci scriva ancora qualcosa della sua esperiena.

Una della cose che fin dall'inizio più mi premeva e motivava era sicuramente il ritorno alla normalità: la voglia di tornare alla vita di ogni giorno, a tutte le piccole cose, impegni e soddisfazioni che facevano parte della mia quotidianità. Non volevo più sentirmi malata, privata della vita sociale a cui ero abituata e del mio lavoro. Così, non senza difficoltà e sacrifici e con tenacia, passo dopo passo sono riuscita a riconquistarmi nuovamente tutto questo. Naturalmente mi è rimasto qualche segno, ma in fondo poco importa: anche se porto la cannula e la voce non è più quella di una volta, oggi sono sempre e di nuovo io, Barbara. Come probabilmente avrete carpito da queste mie poche righe di presentazione, quasi sicuramente avrete anche intuito che non si tratta di un racconto cupo o deprimente, ma di una avventura in cui, accanto a momenti di riflessione, non mancano episodi esilaranti e semiseri... Un po' come me ed il mio modo di prendere le cose. Come vi dicevo, infatti, sono convinta che un approccio positivo alla vita, possa essere d'aiuto e portare un po' di sollievo a chi soffre, perché in fondo, un sorriso e un po' di autoironia non fanno mai male di fronte alla difficoltà della vita.

L'AUTRICE SI RACCONTA

Sono nata nel 1953 in Austria, Paese in cui sono cresciuta e dove, dopo aver finito gli studi all’accademia pedagogica di Innsbruck, ho intrapreso la mia carriera di insegnante di sostegno, insegnando per una decina di anni nelle classi ausiliari e nelle scuole specializzate per l’handicap. Nel 1983, dopo il matrimonio con Franco, mi sono trasferita nella mia seconda patria, l'Italia, dove l'anno seguente è nato nostro figlio Roger. Nel gennaio 1987 ho iniziato a lavorare come insegnante, dapprima come docente di tedesco nei corsi di formazione professionale alberghiera regionale, e tenendo in seguito diversi corsi di lingua tedesca per vari Enti; a partire dal 2002 ho ripreso la mia carriera come insegnante di sostegno nelle scuole primarie, lavoro che ad oggi continuo a svolgere, e che per vocazione mi piace ed ho sempre sentito mio. Nel 2011 sono stata operata per un tumore alla laringe, esperienza dalla quale è nata l'idea del mio libro “Arrendersi? Questo mai!”, pubblicato poi nel 2017. In seguito alla pubblicazione del libro nella sua versione in tedesco ("Aufgeben? Das nie!"), con sorpresa, quest'anno ho avuto anche la possibilità di partecipare ad una trasmissione per la rete nazionale austriaca (ORF), un'esperienza davvero meravigliosa ed interessante. A breve andrò in pensione e si aprirà un nuovo capitolo nella mia vita, idea che in qualche modo mi incuriosisce e mi rallegra, in quanto non vedo l'ora di scoprire cosa di nuovo avrà in serbo per me questa esperienza. Se siete curiosi, potete trovarmi anche sul mio sito web: www.barbaragisser.com/it/ ..e se volete mettervi in contatto con me, sarò ben disponibile a rispondervi. Il libro è disponibile in diversi formati, fra i quali cartaceo, e-Book ed Audiolibro.