Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

 

VIERA  Un’italiana del ’23

di Paola Mattioli

Pagine di vita 

a cura di Daniela A. Sabato

Un’opera dai contenuti emozionanti quella di Paola Mattioli, impreziosita da importanti riferimenti storici. La singolarità di Viera - Un’italiana del ’23 (Edizioni Pendagron, anno di pubblicazione 2018, pagg. 80) emerge dalle prime pagine del romanzo in cui l’autrice, attraverso una premessa, rivela un fatto accaduto anni addietro. La Mattioli, un giorno, trova un quaderno rivestito in pelle all’interno della sua libreria; constata che quel quaderno custodisce l’intera vita della madre: Viera. È una vera e propria autobiografia ricolma di tradizioni, ricordi e cambiamenti inevitabili che hanno stravolto l’intera esistenza della protagonista, così come quella della Mattioli. Dopo un’attenta lettura del quaderno, la Mattioli decide di realizzare il sogno di Viera, e così scrive: «Mi venne in mente il persistente accennare di mia madre al desiderio di scrivere e pubblicare il libro della sua vita». In realtà questo libro abbraccia fortemente un passato legato all’intero popolo italiano, poiché la storia in esso racchiusa tocca un periodo delicato che sovente sfiora la memoria di chi lo ha vissuto: la seconda guerra mondiale. Viera nasce ad Alfonsine, un paesino della Bassa Romagna. Per descrivere i momenti più salienti della sua vita, la protagonista utilizza un linguaggio semplice e genuino, tipico della gente sincera e umile di un tempo. In quegli anni, quando ancora era una bambina, i panni si lavavano al fiume, ci si arrangiava con quello che c’era: con il correggiato (arnese formato da due bastoni e utilizzato anche per percuotere i cereali da battere) si batteva il grano fino a rompere le spighe e si strappavano le foglie dalle pannocchie con le mani; per fare il bucato si utilizzava la cenere tramite un sistema specifico. Il lavoro nei campi non veniva svolto soltanto dagli adulti, spesso davano una mano anche i bambini. A tal proposito Viera scrive: «Nella società agricola non esisteva la pensione, tutti lavoravano sempre. I bambini a quattro/cinque anni portavano le bestie a bere e si divertivano molto». In questa prima parte del racconto si evince una vena malinconica; il periodo più bello della vita di Viera, così come scrive la Mattioli ricordando le parole della madre, è concentrato sui momenti vissuti durante la sua infanzia e l’adolescenza. Alcuni particolari, abilmente descritti, stimolano la fantasia a tal punto da immaginare quelle vivide esperienze come foto in bianco e nero; foto che in realtà, a testimonianza di quegli anni felici, arricchiscono e impreziosiscono lo stesso libro della Mattioli. Foto e parole del romanzo, saggiamente amalgamate, rimandano al lettore emozioni e sensazioni forti fino ad avvertire i palpiti di chi ha vissuto quei tempi. Dopo aver concluso gli studi, Viera inizia a lavorare ma l’idillio finisce nel 1940. In riferimento a questa terribile tappa della sua vita scrive: «La Germania invase la Polonia, l’Inghilterra e la Francia dichiararono guerra alla Germania e il 10 giugno1940 entrò in guerra anche l’Italia». Questa frase colpisce in modo particolare per la limpidità del ricordo. Viera scrive giorno, mese e anno di quel disastro politico, economico e sociale di proporzioni mondiali che ha segnato per sempre la storia e la vita di tante persone. Una data incancellabile tanto da condizionare l’intera esistenza di tutti i presenti al conflitto. Letteralmente toccante è ciò che accade, in seguito, alla protagonista del romanzo e alla sua famiglia... ma non solo. Viera, attraverso le sue parole, spinge il lettore a riflettere su quanto sia significativa la presenza degli affetti più cari durante un periodo difficile e sulla fortuna dei giovani di oggi, lontani da tali tristi realtà. Gli italiani come Viera, involontariamente coinvolti in una guerra e divenuti ipotetici bersagli dalle truppe nemiche, hanno patito la fame, il freddo, la sete; hanno vissuto nel timore di poter essere uccisi da un momento all’altro o di ammalarsi senza poter ricevere le cure necessarie. Nonostante gli incredibili accadimenti raccontati in quest’opera, lo spirito combattivo e di fratellanza degli italiani non si è mai assopito e Viera questo lo dimostra con una frase pregnante: «Quel sorriso mi portò a pensare che non bisogna mai disperare e che nella sofferenza, quando è comune a tutti, si trova la fratellanza perché ognuno di noi dà il meglio di sé». Il dopoguerra è stato un passaggio obbligatorio per i reduci e gli sfollati, poiché dalla distruzione è avvenuta la rinascita. L’Italia si è rialzata attraverso le braccia di un popolo che non si è mai arreso alla morte, alla povertà e allo sconforto. Viera e la sua famiglia ricominciano a costruire, a lavorare, a vivere proprio come milioni d’italiani. Tuttavia quello che accade, in seguito, nella vita di Viera, è da scoprire all’interno del romanzo: Viera - Un’italiana del ’23. Un libro appassionante, un passato legato strettamente al futuro, la penna della madre che si mescola con quella della figlia: un legame indissolubile che ha portato in qualche modo entrambe alla realizzazione di quest’opera. Decisamente commoventi le pagine che la Mattioli dedica a sua madre. Consigliato vivamente a tutti, soprattutto ai giovani.

INTERVISTA ALL’AUTRICE PAOLA MATTIOLI

Cosa significa scrivere per Paola Mattioli?

Scrivere è la mia ragione di vita, senza scrivere non posso stare, perché la mia scrittura viene dall’anima. Ogni libro viene creato all’interno della mia anima e non viene fatto per caso, ma segue un percorso interiore.

Cosa ha rappresentato dare vita a questa opera letteraria?

Ha rappresentato tre aspetti fondamentali: 1. Sentivo l’esigenza di scrivere oltre la poesia, qualcosa di diverso. 2. Di realizzare un desiderio di mia madre. 3. Di pubblicare un libro della memoria.

Questo scritto è un dono, un ricordo di una persona molto cara: racconti…

Sì è un dono a me molto caro e ogni volta che ne parlo in una presentazione, alla radio o in televisione, le lacrime mi sgorgano dal viso. Ho trovato un giorno per caso attirata nell’aprire un cassetto, un quaderno verde profilato di camoscio e sfogliandolo ho letto le prime parole, frasi, di mia madre che si raccontava. È stato un momento molto difficile e spesso mi sono fermata nella lettura perché provavo dolore nel leggerlo. Viera, questo è il nome di mia mamma, raccontava la sua infanzia, fanciullezza e il periodo che ha vissuto: la seconda guerra mondiale.

L’importanza di non dimenticare attraverso ricordi per Paola Mattioli significa…

Significa, non dare niente per scontato, la vita è preziosa e va vissuta consapevolmente ogni giorno, imparare da chi ha lasciato i posteri, dalle esperienze. Ricordare e apprezzare che la vita è una e va vissuta pienamente e ringraziare, chi ha vissuto prima di noi per gli insegnamenti donati.

Nel passato le radici della sua identità di oggi…

Un grazie e un abbraccio ai miei genitori e ai miei nonni che mi hanno insegnato il senso della vita, dei valori, del vivere con coscienza e l'importanza di portare amore dove c’è individualismo e indifferenza senza aspettarsi nulla in cambio, perché tutto nella vita torna.

A proposito del suo libro...

”Viera, un’italiana del 23” edito Pendragon, è un libro storico, vero, autobiografico, di una donna-coraggio che affronta la seconda guerra mondiale salvando delle vite umane attraverso degli stratagemmi. All’interno del libro inoltre ci sono delle foto di famiglia in bianco e nero e commenti miei e una dedica personale alla mia mamma per aver esaudito il suo desiderio che è quello di aver pubblicato il suo libro.

BIOGRAFIA DELL’AUTRICE

Paola Mattioli è nata a Bologna il 27 novembre 1962. Il padre dermatologo iniziò a lavorare nei paesi della Provincia di Bologna: Budrio, Medicina, Crevalcore e in seguito presso l'Azienda Sanitaria di Bologna. Esercitava la professione anche privatamente nello studio della famiglia con la collaborazione della figlia Paola che prendeva gli appuntamenti dei pazienti e la moglie Viera che svolgeva le funzioni di assistente ed infermiera. La madre, casalinga, romagnola di Alfonsine (RA) era una donna chiacchierona e apprensiva che assecondava il marito nell'educazione iperprotettiva delle due figlie e in particolare della minore Paola. Nella famiglia c'erano anche i nonni materni e paterni. In quella famiglia “allargata” gli scontri generazionali erano fonte di frequenti litigi. Nonostante ciò, l'aggregazione, basata sulla partecipazione attiva, prevaleva sempre con beneficio per tutti. I rapporti tra le sorelle Paola e Silvia sono stati in fase alterne di complicità e di competizione. In tale contesto Paola, cresceva permeandosi di tabù e timori anacronistici ai tempi e luoghi che frequentava fuori dalla famiglia. A ciò si aggiungeva una salute precaria che non gli permetteva di spiccare il volo nei meravigliosi e irripetibili anni dell'adolescenza e della gioventù costringendola a rimanere protetta e soffocata sotto una campana di vetro. La scuola magistrale sarà di giovamento grazie alla sensibilità di alcune insegnanti che comprendono il bisogno di evasione di quella ragazza chiamata Paola. Essa incomincia ad uscire dal bozzolo, della timidezza, e dalle sue paure manifeste ed anche di quelle inconsce. In quel periodo Paola scopre la magia e la bellezza dello scrivere. Scrivere poesie sui momenti belli o tristi che vive. Le parole gli scorrono sul foglio velocemente e la sua penna scivola via come se avesse sempre scritto. La formazione scolastica prosegue con la frequentazione di un corso professionale serale per Assistente di Comunità Infantili (due anni in uno). Paola inizia la fase lavorativa subito dopo il diploma come impiegata precaria. Il precariato dura ventitré anni. Il lavoro gli piaceva ma la precarietà gli danneggia la sua speranza di costruire un futuro. Paola partecipa ad un concorso nel' 95 per Educatori Nido. Risulta idonea al concorso e viene assunta dal Comune di Bologna. Entra in ruolo nel' 2007. Paola riprende a scrivere poesie dopo la morte di sua madre nel 2006, anno per lei molto difficile perché non avendo più i genitori sente il bisogno di fissare sulla carta ciò che di profondo sente. Lo scrivere per lei diventa necessario, essenziale. Durante la scrittura attraversa momenti speciali, unici, di silenzio e di calma. Su quei fogli esprime i suoi sentimenti più nascosti e inesplorati. Nascono così le sue poesie dell'età matura: sentimenti profondi, ricordi amari e a volte dolorosi, sentimenti d'amore intensi e veri che lasciano trasparire una vena malinconica volta alla controversa ed irrinunciabile bellezza della vita.

Dell'opera Viera Un’italiana del ’23 l'autrice sta scrivendo la sceneggiatura di un film.