Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

IL VASO DI PANDORA: L'ANALISI DI UN MITO DA UN PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO

Articolo a cura di Franca Mancini, psicologa, psicoterapeuta, vicedirettore Scritturaviva La Voce del Recensore 

 

La mitologia greca offre sempre temi e riflessioni di grande saggezza. In questo nuovo articolo mi piace ricordare il vaso di Pandora - racconto tramandato dal poeta Esiodo ne “Le opere e i giorni” - perché riflette frequenti momenti della vita in cui desideriamo fare qualcosa ma tentenniamo. Il ‘vaso’ era un dono fatto a Pandora da Zeus, il quale le aveva raccomandato di non aprirlo, a dispetto della sua forte curiosità e del suo desiderio di conoscenza. Tra un ripensamento e l’altro, la giovane apre il vaso e condanna l’umanità a una vita di sofferenze realizzando così la punizione e la profezia di Zeus. In verità, in fondo al vaso è rimasto ancora qualcosa che le permetterà di riprendere in mano la situazione: la speranza. Ora ritorniamo al tentennare. Al pari di Pandora molto spesso, pur trovandoci di fronte ad una pulsione forte ed irresistibile, ecco che siamo lì a domandarci: lo faccio o non faccio? Sarà il caso oppure no? Nonostante la tensione emotiva e l’attrattiva passionale, non sempre è facile prendere una decisione o, meglio, prendere la decisione giusta. Verosimilmente proviamo la stessa tentazione di Pandora di fronte al vaso e cominciamo a scatenare tutti i nostri dubbi. Davanti ad alcune situazioni della vita, non sempre discerniamo il bene dal male, il buono dal cattivo, il sano dal corrotto, una pura o distorta morale, e ci torturiamo con mille domande. Fin qui le cose potrebbero andare ancora bene fino a quando non perdiamo il senso della ragione e fuoriusciamo dai binari della nostra identità e ci perdiamo. In altre parole, ci confondiamo tra chi siamo e cosa vogliamo. Se analizziamo il mito da un punto di vista psicologico e ribaltiamo il nostro modo di guardare la realtà, la soluzione è molto più semplice. In sintonia con noi stessi e con le immagini prodotte dalla nostra mente, l’atto psicologico del ‘cedere’ di fronte ad una tentazione altro non è che una rinascita o una sorta di catarsi della psiche. Permette di scoprirci per quello che siamo. Semplicemente è uno scivolare fuori dal senso comune per trovare altri significati sulle conseguenze delle nostre azioni, non sempre negative, non sempre castranti e punitive. In altri termini, la questione su cui dovremo dimenarci è un’altra: seguirò il mio desiderio o lo castrerò? Ascolterò i miei bisogni o li lascerò silenti? Anche se la cultura greca ha dato la sua risposta, così come altre culture, è pur vero che non c’è storia tramandata che, alla fine, non veda tutti gli uomini ‘cedere’ alle seduzioni; eppure, non sembra che sia mancato il loro contribuito nella rivoluzione dell’umanità, nel suo sviluppo e nella sua ridefinizione sociale. Che ci piaccia o no, anche questo fa parte del cambiamento, dei ‘regali’ che possiamo trovare e scoperchiare. A maggior ragione questo vale per il singolo individuo e per le sue infinite possibilità di rigenerarsi e di rinnovarsi, a dispetto di una brutta sorpresa o di un fallimento. Meglio agire che perire, meglio liberarsi e aprire quella parte di sé tenuta nascosta, inaspettata o ‘malevola’ per vedere cosa appesantisce la nostra anima e ne inibisce le emozioni, soffocandole. Per analogia con la figura mitologia di Pandora, anche noi abbiamo ricevuto un dono prezioso dal nostro Creatore: il dono della vita. Anche Lui e il nostro Essere più profondo ci raccomanda di non aprirlo o magari di non sprecarlo, se non vogliamo scontare la pena di numerose sofferenze o di conflitti. Una punizione che di profetico cela solo la paura del nuovo e dell’ignoto perché a ben guardare in fondo al ‘vaso’ di Pandora e quindi di noi stessi troviamo anche la speranza, l’ultima a morire non solo nel racconto mitologico. Una volta tirata fuori, permette di andare avanti nella vita e cogliere ogni possibilità di cambiamento soprattutto in situazioni difficili. Per concludere, direi che è molto meglio “far uscire il genio dalla bottiglia”, far uscire noi stessi allo scoperto, per rimuovere le trappole mentali e vivere felici. Chiusi in una trappola o in una lampada, non conosceremo mai le potenzialità geniali con cui esaudire i nostri desideri. La vita non sarà tutta rosa e fiori ma l’idea di sentirsi vittima delle circostanze è un’altra storia drammatica e negativa. Se proviamo a eliminare l’ostacolo della negatività, uscendo dalla lampada o ‘cedendo’ alle tentazioni, sperimenteremo senz’altro una nuova vitalità.