Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

LA MALAEREDITÀ di Maribella Piana

Il sospiro della seta rosa

a cura di Enza Salpietro

Paesaggi incantati, eleganza, fasto, gioielli, bellezza, sensualità, passioni, paste di mandorla, cassatelle e tanto altro in un libro esuberante, ricco di genio e di conoscenza: La Malaeredità di Maribella Piana, edito da Armando Curcio Editore. Una tematica variegata che riguarda tutto quello che “sfiora” la vita, come la giovinezza, le illusioni, le convenzioni, la passione amorosa, il viaggio, il fallimento esistenziale, l’importanza della comunicazione epistolare. Ma non mancano argomenti più “scottanti”, come le disuguaglianze sociali, la povertà, il tradimento, la solitudine, i sorprusi, la prepotenza a danno dei più deboli, l’ipocrisia, la rabbia, la vendetta, la disperazione. Come un bocciolo di rosa, spicca sul tutto una splendida ragazza che si muove fra «scarpette in raso di seta, ricamate con motivi di tralci fioriti, ombrellini da passeggio in garza di seta cangiante con il manico di canna ritorta». Una giovane sognatrice che «accostando al collo quei merletti trasparenti, adattando ai fori delle orecchie quelle pietre traslucide o passeggiando per la stanza con i piedi calzati di velluto e con un ombrellino sulla spalla si sentiva più bella, più grande, più felice. Emozioni che non avevano nulla a che vedere con la presenza dell’austero fidanzato (...)». La realtà matrimoniale, le vicissitudini familiari e sociali e, soprattutto, le delusioni affettive la trasformeranno in una “donna ribelle”: «Da allora un senso di ribellione contro tutte le ingiustizie della vita, per quanto impreciso e velleitario, occupò i pensieri di Concettina, sottolineò le sue reazioni, indurendo il suo carattere e incupendo le sue giornate». Ma ribelle a cosa? All’egoismo della famiglia d’origine? All’indifferenza affettiva del marito? All’atteggiamento odioso della suocera? Si può definire “ribellione” questa o trattasi invece di autodifesa o, meglio, di sopravvivenza, in un mondo che la considera alla stregua di un prezioso soprammobile e, ancora peggio, di uno strumento atto solo ad assicurare la discendenza di una casata? Concettina è innanzitutto una donna che ama l’amore, per lei, come anche per uno dei suoi amatissimi figli, vige «la necessità vitale di ricevere amore, e di darlo», necessità ribadita dalla scrittrice in tanti passi del libro, testimoniando così la centralità di questo tema, senza per questo togliere rilevanza a tutti gli altri. Sono paradossali le parole pronunciate dalla protagonista a difesa dei propri sentimenti, se si tiene conto del destinatario a cui esse sono rivolte, sembrano quasi un manifesto dell’amore: «– Voi non sapete, non capite, non potete capire, noi ci amiamo e finalmente so che cosa vuole dire questa parola! – Se non avesse indossato quella triste veste nera così rigida e così stretta in vita, la baronessa avrebbe avuto l’impulso di abbracciare quella ragazza piena di una felicità così pericolosamente fragile, di stringerla e forse di piangere con lei». Poesia, più che prosa, è la descrizione che l’autrice fa della protagonista nell’attimo in cui quest’ultima prende coscienza di ciò che la rende felice: «Ma gli occhi erano quelli di sempre, neri come gli scogli di Trezza e brillavano ora con gli stessi riflessi di sole». O quando osserva che «le zolle scure e ruvide dell’inverno ai primi soffi di vento primaverile si coloravano di un verde tenero spruzzato del rosso dei papaveri, del porpora della sulla, del giallo delle margherite e dell’azzurro delle campanule. Sembrava che la natura non sapesse decidersi e distribuisse quindi a casaccio tutte le sfumature a sua disposizione». Il ritmo narrativo procede in modo veloce e incalzante nelle inserzioni dialogiche, rendendole nella loro immediatezza. Nelle descrizioni o nelle dimostrazioni, invece, la narrazione si distende, permettendo a chi legge di gustarne anche i dettagli. Nonostante la lunghezza dei periodi, il lettore si ritrova sovente a leggere tutto d’un fiato pagina dopo pagina, ritrovandosi emotivamente coinvolto in una narrazione piacevole e di facile comprensione, mentre il discorso indiretto libero permette a tratti di conoscere agevolmente i pensieri dei personaggi: «Man mano che la tisana magica scioglieva i grumi del suo dolore, la baronessa metteva ordine nei suoi pensieri (...). Se soltanto quell’ingenua di sua nuora avesse avuto l’intelligenza di condurre la cosa con maggiore buon gusto, senza dare scandalo alla servitù, e soprattutto… Oh, Dio!... la bambina! Nella testa e nel petto cominciarono a martellare colpi secchi e freddi». Il lessico è composito, ma alcuni termini ricorrono con maggiore frequenza, per esempio “rosa” lo si trova in diverse accezioni: rosea, rosee, rosei, rosato. E poi: velluto, raso, seta, pizzi, merletti sembrano dei termini quasi “amati” dalla scrittrice. L’uso del punto esclamativo rende bene la teatralità delle discussioni informali, dove si avvertono note pirandelliane: «Ma no! È una rosa così bella! Sono sicura che piacerà anche al barone. – Ma che m’importa del barone! E poi tu che ne sai! Chi ti ha detto niente! Ma vattene che non capisci niente di queste cose! Sciò! Sciò! –». Si intravedono echi pirandelliani anche nella tematica del matrimonio riparatore “al contrario”: «– Sto pensando una cosa. E se ti mariti? Nessuno può parlare più. Te la trovo io una, con un poco di dote anche –. – Signuri! Io maritatu?! Ma chi, niscisti pazzu? E chi ci fazzu cu na mugghieri? –», e qui Maribella Piana si ricollega al maestro, superandolo. Il “sospiro della seta rosa” è, fra l’altro, anche quello di “tutto un mondo” di schemi, di regole, di tradizioni ormai in declino. Non so se questo libro diventerà un altro “caso letterario”, ma di certo ne possiede tutti i requisiti. Questo romanzo non è solo la storia di Concettina, ma anche quella di tutti gli individui che in qualche modo ruotano nella sua orbita. Maribella Piana ci racconta così la vita di tanti personaggi, descrivendo inoltre in modo avvincente il periodo storico in cui un’epoca volgeva al termine mentre un’altra avanzava coraggiosamente. Un libro particolarissimo, uno scrigno pieno di “parole” dal valore inestimabile: La Malaeredità di Maribella Piana, edito da Armando Curcio Editore (pagg. 267. Anno di pubbl. 2020).

INTERVISTA ALL’AUTRICE MARIBELLA PIANA

La poliedricità e le passioni artistiche di Maribella Piana...

Le passioni sono sempre passioni, artistiche o meno. È passione tutto quello in cui ti butti anima e corpo. E siccome a me piace comunicare con le persone, lo faccio con l’unico mezzo che abbiamo a disposizione, la parola. Scritta o recitata, detta nel silenzio o davanti ad un pubblico, con la speranza che arrivi a qualcuno.

Quando nasce la sua passione per la scrittura?

Quando ho imparato a scrivere, in prima elementare, con la penna intinta nel calamaio, spesso non riuscivo a distinguere le lettere dalle macchie sul foglio. Poi, leggendo, ho visto le parole diventare cose, immagini, e mi sono innamorata della scrittura.

Cosa non dovrebbe mancare, per Maribella Piana, ad un buon romanzo per essere definito tale?

Dice Pennac che il lettore ha il diritto di abbandonare un romanzo che non lo attira. Secondo me quando non ti accorgi più di leggere ma vivi dentro una storia, e ridi, e soffri, e sogni, allora quello è il “tuo” libro.

Nel suo romanzo si notano importanti “accenti teatrali...”

Come ho detto io amo il teatro e la scrittura. Le due cose si sono influenzate a vicenda. Il teatro ha dato alle mie parole vita e verità, la scrittura mi ha permesso di entrare nel significato profondo del testo.

A proposito del suo libro...

Raccontare questa storia, che poi è una storia vera, della mia famiglia, ricostruita su lettere e documenti, mi ha permesso di riappropriarmi di un passato, e nello stesso tempo di affrontare due temi ancora attuali, l’emancipazione femminile e il rifiuto dell’omosessualità.

BIOGRAFIA

Maribella Piana è nata a Catania e vive fra mare e montagna della sua isola. Laureata in lettere classiche ha insegnato negli istituti superiori. Le sue passioni: il teatro e la scrittura. Da vent’anni lavora con una compagnia amatoriale, ha recitato in televisione (Il commissario Montalbano, Il capo dei capi, I nostri figli) e al cinema (Agente matrimoniale). Due suoi corti teatrali sono stati rappresentati nella rassegna CORTI D’AUTORE a Roma. Ha pubblicato una raccolta di poesie DENTRO ed. Armando Siciliano, e diversi romanzi. I RAGAZZI DELLA PIAZZA ed. Bompiani, CIELOMARE ed EMMA (per il quale ha ricevuto il premio THEMIS) ed. Algra. Alcuni suoi racconti sono stai pubblicati sul quotidiano LA SICILIA, nelle raccolte VOCI DI SICILIA e SICILIA IN 45 GIRI ed. Giulio Perrone, RACCONTI DI SICILIA ed. Historica. È stata finalista per due volte al concorso ENERGHEIA di Matera. Appena pubblicato il romanzo LA MALAEREDITÀ edito da Armando Curcio.