Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

La mente Strategica di Francesca Luzzi

“Vivere è urgente” e fa bene alla mente

a cura di Franca Mancini 

Le persone progrediscono e le idee rifioriscono, specie se orientate verso nuove strategie e soluzioni dei problemi. Specie se consentono un’apertura nel terreno della nostra mente e concedono di mettere in discussione l’idea che esiste una sola, inconfutabile, realtà. Tanto più grazie alla lettura del lavoro scientifico a cura della dottoressa Francesca Luzzi: La mente strategica - Strategie non ordinarie per vivere felici (Ed. Lindau, 174 pagine). L’autorevole prefazione del professor Giorgio Nardone, fondatore e direttore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo – di cui l’autrice è allieva e collaboratrice ufficiale – è il riconoscimento più importante dei suoi meriti intellettuali e creativi. Con il suo saggio, la scrittrice stimola il lettore ad aiutare se stesso, a cambiare il suo approccio con la realtà circostante, troppo spesso causa di disagi emotivi e comportamentali. Promuovendo un modo di pensare alternativo, spiega come meglio modificare e arricchire le competenze individuali. E non solo. In qualità di competente ed eccellente professionista, nel suo lavoro ben si avvale della tecnica di comunicazione e di persuasione più efficace – quale il linguaggio – fornendo, nello stesso tempo, un esempio diretto delle sue forme applicative. Chiaro e fluido, come in un intervento terapeutico di tipo strategico, l’autrice utilizza ogni tipo di argomentazione tecnica e psicologica adattandola all’interlocutore. Vale a dire che si sforza non solo di comprendere in modo globale le sue aspettative, le sue paure, le speranze, i suoi pregiudizi, in breve l’immagine del suo mondo, ma presta attenzione anche al suo linguaggio e ne fa un uso strategico nelle sue espressioni. È riuscita, infatti, a redigere un testo tanto accessibile quanto godibile anche per il lettore non specialista, come sottolinea il professor Nardone. L’idea sottostante, e che permea l’intero testo, è quella del cambiamento. Definirlo non è cosa semplice. Innanzitutto, è un fenomeno inevitabile, inarrestabile come il trascorrere del tempo e si verifica indipendentemente dalla nostra volontà. Dal momento che il cambiamento non può essere evitato, in un dialogo aperto con l’autrice troviamo domande e risposte sulle modalità strategiche con cui è meglio gestirlo e guidarlo, controllare gli effetti negativi e valorizzare quelli positivi che conducono al benessere della persona. Molto spesso abbiamo a che fare con esempi di cambiamento senza che ce ne rendiamo conto, come quando si presentano problemi da risolvere a tutti i livelli e si richiede la capacità delle persone di trovare soluzioni nuove (problem solving) e sviluppare una certa creatività. Si esce, così, da una situazione vecchia per entrare in una nuova. Non sempre, però, il passaggio tra due situazioni differenti, e secondo i punti di vista dell’osservatore, comporta il cambiamento, e non sempre questo è vero, e quando è vero non sempre conviene. Cambiare quindi non vuol dire migliorare. Se questo non avviene può generare conseguenze negative sulla salute fisica e psichica, come ansia, depressione, disturbi del comportamento e somatici. Per contrastarle, la dottoressa Luzzi ricorda che quando non possiamo cambiare le cose possiamo, però, cambiare il modo in cui le vediamo. E in questo senso spiega quali siano le  “strategie non ordinarie per vivere felici”. In realtà vuole dirci che le usiamo più spesso di quanto crediamo attraverso fenomeni apparentemente irrazionali, come i paradossi, le contraddizioni, le profezie, le credenze e gli autoinganni. Con questa logica, dove si cambia per poi conoscere, vediamo che gli stessi fenomeni sono utilizzati come effettivi strumenti operativi nel processo terapeutico. Dato che «esistono tante realtà quante ne possiamo inventare e che ogni nostra percezione è una costruzione mentale», occorre esaminare i suoi criteri di interpretazione poiché, quando troppo rigidi, strutturano e mantengono i problemi. Per sperimentare in che modo sia possibile ristrutturare la nostra modalità principale di percezione e reazione nei confronti del mondo circostante, per trasformare la realtà da subita ad agita, non resta che affidarsi al suo linguaggio che scorre in questo libro, il quale, sintonizzato sull’esperienza e sulla comprensione dell’altro, facilita un’interazione suggestiva con il lettore che fruisce dei suoi preziosi contenuti. Spronando al cambiamento, a uscire dalla nostra zona di comfort senza resistenza e paura, la dottoressa chiarisce come avere successo nelle trasformazioni e risolvere ogni tipo di problema con soluzioni strategiche. Se partiamo da un’analisi consapevole delle nostre incapacità, dei comportamenti sbagliati che ci impediscono di vivere felici, questo sarà possibile e potremo – attraverso modalità con cui rielaborarli e trasformarli in atteggiamenti potenzianti – raggiungere l’obiettivo finale: l’equilibrio e l’autorealizzazione. In quest’ottica strategica interessata alla “funzionalità” o “disfunzionalità” del comportamento umano e del suo modo di rapportarsi con la realtà, conosciamo altre soluzioni e capacità produttive per l’individuo, come il senso dell’umorismo e la resilienza. E fin qui, lettura e comprensione del testo già costituiscono i primi esercizi strategici e di auto potenziamento. Poi, sempre nell’ottica di una prospettiva mentale più elastica e funzionale, che offre più possibilità di scelta, conosciamo anche tecniche concrete – tra loro intercorrelate – che concorrono nel potenziare il nostro allenamento mentale nella vita di tutti i giorni; queste tecniche vanno dal coltivare buone abitudini, fare piccoli passi, esercitare la meditazione e tanto altro, fino a ridefinire il nostro “successo” in termini emotivi. Con questi stratagemmi siamo in pieno training mentale e lessicale, anche se non è del tutto finito. Chiuso il libro ma aperto il pensiero, sapremo come continuare il nostro allenamento. Il modello e metodo terapeutico proposto è illustrato dall’autrice con superba chiarezza e semplicità dialettica. Si basa sulla esposizione di tecniche e principi – teorici e applicativi – che rendono possibile l’acquisizione di una “mente strategica” e di fruire della sua positiva influenza in diverse aree dell’esistenza umana. Nell’area educativa, in particolare, diventa essenziale per aiutare i bambini a crescere in modo sano e costruttivo, a sviluppare un approccio più elastico e adattivo alla realtà; attraverso adeguate modalità interattive e comunicative, illustrate nel suo ultimo capitolo, scopriamo come stimolarli a diventare adulti “strategici”, consapevoli e felici. Se non vogliamo aspettare, come fanno i protagonisti dell’opera teatrale di Samuel Beckett Aspettando Godot, fermi nell’attesa che succeda qualcosa dall’alto che possa far cambiare le cose, la posizione vincente sarà senz’altro quella di acquisire la tecnica strategica, leggendo il libro di Francesca Luzzi. In qualità di lettori e spettatori della nostra vita, potremo sciogliere il dubbio se ridere o piangere, se agire o subire, mettendo in atto nuove soluzioni o strategie di pensiero per uscire dall’ambiguità mentale ed essere più felici. Per regolare le nostre esperienze interiori e riconoscere di cosa abbiamo bisogno per cambiare. Riconosciuta la natura complessa della percezione umana – e delle sue elaborazioni sensoriali – vorrei concludere con una citazione cinematografica: «Alcuni possono leggere Guerra e pace e pensare che sia solamente un libro di avventure; altri leggono gli ingredienti di una cartina di chewing-gum e possono scoprire i segreti dell’universo». (Ready Player One – ultimo successo di Steven Spielberg). In altre parole, così come nel citato film in cui, durante una prova di conoscenza riguardo il mondo di un universo virtuale, i protagonisti scoprono che la realtà è l’unica cosa che è reale, anche durante la prova della nostra vita possiamo scoprire che l’unica realtà è contenuta nel mistero del nostro pensiero.

INTERVISTA

Se «una tecnologia abbastanza evoluta nei suoi effetti, non è dissimile da una magia», quanto crede che questa abbia influenzato la sua esperienza letteraria?

Nella scrittura del mio libro “la mente strategica” questo concetto ha avuto un’influenza decisiva: il mio obiettivo letterario era quello di spiegare concetti anche molto complessi in modo semplice così da poter arrivare non solo ai professionisti del settore ma anche al largo pubblico. Tutti coloro che hanno letto la mia opera ne hanno apprezzato la fluidità e la semplicità di stile nonostante si vadano a spiegare argomenti e tecniche anche molto complessi a livello teorico e concettuale. Alla fine, quando un lavoro è ben fatto, risulta essere tutto molto comprensibile e accessibile, come per magia!

Tra i numerosi argomenti, lei spiega che uno stile esplicativo ottimista può produrre un buon risultato. Come ha funzionato nel suo caso, soprattutto scommettendo di nuovo su se stessa?

Credo fermamente che uno stile esplicativo ottimista sia fondamentale nella vita in generale; questo non significa, badate bene, la positività a tutti i costi, auto imposta, che sarebbe controproducente, ma il saper accettare realisticamente anche la realtà più dolorosa sapendo però andare oltre l’evento negativo, mettendo una nuova cornice di significato alla realtà e diventando più forti. Nel mio caso mi ha permesso più volte di rialzarmi dopo una caduta e arrivare a diventare quella che sono oggi, sicuramente più resiliente.

Se consideriamo gli eventi attuali come la pandemia, la crisi globale e politica, quale chiave potrebbe aprire la porta della speranza e dell’accettazione anche da un punto di vista sociale?

Sicuramente l’affrontare tutta questa situazione emergenziale con un approccio mentale strategico permette di acquisire quella elasticità mentale e flessibilità necessarie in un momento storico come questo. L’accettazione ci permette di non rimanere ancorati rigidamente all’idea del “perché sia successo tutto questo” e di andare oltre avendo fede che con i nostri pensieri e le nostre azioni potremo cambiare in meglio il nostro presente ed il nostro futuro; in questo passaggio interviene la speranza, vista sempre in un’ottica attiva, coltivata cioè da persone agenti di cambiamento e non spettatori passivi della realtà.

Leggendo e scorrendo il suo testo, impariamo cos’è l'ottimismo flessibile. In quale momento letterario può dire di aver avuto bisogno del senso dell’umorismo?

Il senso dell’umorismo è fondamentale nella vita. L’ironia e l’autoironia ci permettono di mettere una nuova cornice agli eventi nel momento in cui ci troviamo a viverne soprattutto di spiacevoli. È una forma di ristrutturazione cognitiva di alto livello che porta a grandi risultati, sempre però se spontanea e non autoimposta in modo forzato, perché, nuovamente, sarebbe controproducente.

Nel suo bellissimo saggio, spiega ancora che una mente resiliente è una mente fortemente impegnata. Nonostante gli “errori” e i “fallimenti” da lei stessa incontrati, come ha gestito il tempo e le ore del suo lavoro per raggiungere l’attuale successo anche in campo editoriale?

Una mente resiliente la si ottiene non per miracolo ma attraverso un processo che implica un duro lavoro e molto impegno. La resilienza non significa solo resistenza ma è un concetto che va addirittura oltre: la persona non solo resiste ma trae beneficio dall’evento negativo uscendone addirittura più forte, migliorata. Nello scrivere questo libro, da me fortemente voluto, ho incontrato molte difficoltà ma tutto questo ha permesso, a mio avviso, una migliore riuscita dell’opera ed è stato per me un grande insegnamento.

Ora come ora, qual è la sua più grande curiosità nei confronti della vita?

Non saprei sceglierne una in particolare, io sono una “curiosa insaziabile”, in ogni campo, però posso affermare in linea di massima che il mio argomento di interesse privilegiato rimane lo studio dell’uomo, studiato nell interazione con il mondo, gli altri e la realtà. Questa domanda poi è davvero azzeccata visto che il mio prossimo progetto letterario ha a che fare proprio con questo argomento! Grazie quindi per la vostra curiosità!

 

 

BIOGRAFIA

Francesca Luzzi, psicologa e psicoterapeuta, si è laureata in Psicologia nel 2004 presso l’Università degli Studi di Firenze ed è iscritta all’Albo degli psicologi della Regione Toscana. Si è successivamente specializzata in Psicoterapia breve strategica ed è collaboratrice e ricercatrice ufficiale del Centro di Terapia Strategica di Arezzo diretto dal professor Giorgio Nardone. Presso i suoi studi svolge dal 2007 attività di formazione, coaching, psicoterapia a orientamento strategico, individuale, di coppia e familiare. È formata in tecniche meditative.