Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

TRAME BUCATE di Serenella Menichetti

Intrecci di difficoltà

a cura di Carla Fiorentini

Ventuno racconti e tanti personaggi in questo libro Trame bucate, edito dalla CTL Edizioni Livorno, anno 2020, pagg. 100, euro 14,00. Un’opera che evidenzia e rende merito alle tante competenze della sua autrice, affermata scrittrice per l’infanzia e vincitrice di numerosi premi letterari. Se ne apprezza innanzitutto lo stile, la semplicità dello scrivere combinata all’incisività nella costruzione delle frasi e nella scelta delle parole. Lo stile e la realizzazione in racconti brevi lo rendono un libro leggibilissimo in qualunque luogo o situazione, da portare con sé e leggere anche nel percorso in metropolitana o nei tempi di attesa.

A queste caratteristiche si abbina, e in parte si contrappone, l’intensità delle storie, degli argomenti trattati, che evidenziano una profonda sensibilità e un estremo rispetto per ogni vicenda, persona e sofferenza di vita.

Persone e fatti, descritti magistralmente, tratteggiati con poche righe e parole scarne, per narrare, spesso, una vita intera. Storie, che raccontano rapidamente di persone a cui si vorrebbe spesso tendere una mano o offrire una parola di conforto.

Il femminile è preponderante, non solo perché molte sono vicende di donne, ma perché ci sono accoglienza e accettazione, passività e ascolto e remissività. Rari i tentativi, o i desideri, di riscatto attivo da una vita che colpisce, talvolta duramente, e a volte condanna. La speranza è un barlume, un baluginio, un sussurro come quello delle note del violino di Lucia che «Comprese che d’ora in poi avrebbe dovuto amarsi di più e soprattutto proteggere la Lucia che era. La sua sensibilità e dolcezza erano un valore aggiunto» oppure, e ancora, come la voce di Claudio che, dopo aver rivissuto nell’incubo le sofferenze di tutte le donne perseguitate nel mondo perché donne, trova la forza non di uscire allo scoperto (sarebbe troppo), ma di lasciarsi trovare e riconoscere: «Lei mi aveva trovato, finalmente mi aveva riconosciuta! La voce mi uscì dal petto rauca, poi sempre più chiara “Mamma sono qua! Sono io, la tua Claudia”».

L’opera riporta alla mente reminiscenze scolastiche: Il ciclo dei vinti, cui potrebbe appartenere per la tematica trattata e per la capacità di raccontare vite di oggi e difficoltà di vita infinitamente presenti: Rossana, Sara ed Eleonora, prostitute; Claudio/Claudia che desidera essere riconosciuta come donna, nata però in un corpo maschile; Lucia, schiacciata tra un marito che rivela la sua essenza solo dopo il matrimonio e una suocera dominante; Maddalena, colpita da genitori poco presenti e dallo zio che le ruba l’infanzia.

Dolore, sofferenza, tradimenti. Prendere le distanze è spesso la soluzione: a volte funziona, sempre aiuta. Ma il distacco non basta per ricucire la trama: bisogna trovare la forza e il coraggio di ritornare, di cercare e accettare aiuto, per far sì che i buchi della trama non siano più solo vuoti nella vita, ma diventino spazi dove far passare nuovi fili, più forti, temprati dal dolore che può diventare consapevolezza e forza, riconoscimenti di unicità.

C’è molta solitudine che pervade le pagine dei racconti che scorrono velocemente. Sono soli gli adolescenti, alla ricerca di un sé da definire; gli anziani, da cui traspare sempre accettazione, dolcezza e accoglienza; e sono soli gli emarginati, spesso per loro precisa scelta o per la ricerca di una salvezza dall’essere incompresi. Si tratta di una solitudine che scaturisce dalla consapevolezza dell’unicità di ciascuno, non di una solitudine triste o disperata.

Il libro racconta molto attraverso una chiara e sintetica identificazione dei protagonisti, e ancor più dei personaggi femminili, e moltissimo lascia trasparire nell’opalescenza del ricordo del passato da rielaborare, nella nebbia da diradare e rischiarare, facendo alternare momenti di partecipazione a quelli di desiderio di allontanamento; protagonisti che ci fanno scoprire somiglianze e differenze tra noi e loro, e tra loro e le persone che conosciamo, oppure con i fatti di cronaca che sentiamo raccontare.

Un libro che si legge tutto d’un fiato, che suscita emozioni anche contrastanti, e dimostra che i numerosi premi letterari vinti dall’autrice sono decisamente ben meritati.

E, in chiusura, oltre a ciò che l’autrice trasmette e racconta, rimangono a mio avviso memorabili, dedicati a tutti coloro che affrontano prove di ogni tipo, i pensieri di Emma: «Emma per la prima volta percepiva la sua impotenza. Era giunto il momento di chiedere aiuto. Rompere il silenzio. Emma prese la cornetta e fece la telefonata».

INTERVISTA

Come nasce questa sua opera letteraria?

La mia opera letteraria è una raccolta di racconti scritti in tempi diversi. I personaggi, molti di cui figure femminili, sono uomini e donne tormentate, sofferte. Essi nascono dall’impatto con la vita, dalla conoscenza e consapevolezza di un mondo sofferente. Molti sono costretti nel dramma di una scelta, di una decisione improcrastinabile.

Quali messaggi importanti ha voluto trasmettere?

Sicuramente la denuncia dell’ingiustizia e della discriminazione per le figure più deboli. Ognuno di noi è unico e va accettato per quello che è, senza pregiudizi né stereotipi. Cercare di conoscere l’altro e di mettersi nei suoi panni, solo così potremmo eliminare il pregiudizio. Un altro messaggio riguarda l’accettazione del sé che troppo spesso è carente, perché la società ci offre dei modelli comportamentali al di la dei quali, ci sentiamo diversi, sbagliati. Accettarsi per quello che siamo e farsi accettare, perché questo è l’unico motore capace di dare quella spinta che ci aiuta ad uscire da certi tipi di situazione.

Che significato ha per lei la scrittura?

Io considero la scrittura un bisogno primario, al pari del bisogno di mangiare e di bere. È sicuramente il colmare una mancanza che viene dall’interno. La voglia di trasferire attraverso le parole le poesie, le storie quell’eccesso di emozione, negativa o positiva, che scaturisce la prima da una visione personale di un mondo manchevole, e la seconda dall’incontro fecondo con ambienti e persone appaganti.

Interessante è il titolo: Trame bucate. Esso assume non una connotazione negativa, bensì positiva. Spieghi il perché.

La trama è bucata perché è fatta di nodi di maglie, che lasciano fori, interstizi quasi impercettibili nel ritmo della tessitura. Il buco è per sua stessa natura mancante e, come ogni vuoto, anziché elemento difettante può essere letto nei termini di un invito alla libertà, all’unicità. Alla possibilità di aggiungere maglie. Di cambiare filato, di tessere nuovamente. Ogni racconto ha una trama. Ognuno ha la trama che la vita ha tessuto per lei; Ogni persona può attuare cambiamenti alla propria trama. Trama viene da trans-meare: passare di là. Solo attraversando con i filati i buchi della nostra esistenza potremmo salvarci.

Ha in cantiere qualche altro lavoro letterario?

Io sono soprattutto una scrittrice di poesia, infatti ho scritto fino a adesso cinque sillogi. Per quanto riguarda la narrativa, ho in progetto un romanzo ambientato nella Cascina del '900 il mio paese di nascita, vicino a Pisa. C’è anche molto altro in cantiere: Le imprese del commissario Mariani che è quasi terminato e alcuni libri per bambini: Uno dei quali è “La signora Melanocita” E poi ancora poesie. 

BIOGRAFIA

Nata a Cascina, Serenella Menichetti ha insegnato per trentacinque anni, nella scuola dell’infanzia. Collabora con il Blog Alla volta di Lèucade. Scrive poesie, racconti e si occupa di letteratura per l’infanzia. Ha partecipato a molti concorsi di poesia e narrativa classificandosi ai primi posti. Ha pubblicato poesie e racconti su diverse antologie. Nel 2013 ha pubblicato la silloge poetica con la casa editrice Del Bucchia Figure Mandaliche e Poesie scritte a Lapis. Nel 2016 ha pubblicato la silloge poetica Fiore di Loto vincitrice del premio Iplac e “Giovane Holden”. Nel 2018 ha pubblicato il libro per l’infanzia Filastrocche-Filasuone e Favolstrocche Giochi di parole per aprire il mondo dei libri e mettere le ali, vincitrice di ben due concorsi per l’infanzia. Nel 2018 ha pubblicato la silloge Oltre la Soglia in cui c’è una sezione dedicata alla Nuova Ontologia Estetica “Oltre la Soglia”. In pochi mesi dalla sua uscita si è aggiudicata diversi premi: Premio speciale città di Conza; un secondo posto al premio Athena e un premio speciale al concorso Thesaurus, finalista al premio Camaiore ed un primo premio al concorso Europeo Clemente Rebora.

Partecipa attivamente a circoli letterari, letture e incontri di poesia.