Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

MAGIE D’AMORE 2.0

di GABRIELLA VERGARI

Come una carezza

a cura di Enza Salpietro

(Per l'audio video recensione cliccare qui)

Voglia di raccontare e di raccontarsi. Un desiderio prorompente di fermare sulla carta esperienze di vita quotidiana altrui e, forse, anche proprie. Per realizzare questo progetto, la scrittrice catanese Gabriella Vergari si adopera per coinvolgere il suo pubblico con una scrittura semplice, limpida ma elegante, che risulta alla fine incantevole. Sin dalle prime pagine di Magie d’amore 2.0 (Giuliano Ladolfi Editore, 2020, 152 pagine), il lettore avverte la sensazione di essere accarezzato, lusingato, da tanta delicatezza. Diciotto racconti brevi introdotti da altrettanti dipinti, creazioni dell’artista Franco Blandino, che arricchiscono i testi scritti e facilitano l’accesso alla lettura. Spicca, fra tutte, la superba illustrazione che precede On the road, espressione della necessità e dell’importanza vitale del “limite” «per spingere lo sguardo a vagare in interminati spazi». I personaggi che popolano le storie di questo libro sono tipici del nostro tempo, come testimoniano le numerose citazioni dei social network più seguiti nel mondo, piattaforme web che ci intrattengono in tanti modi nell’arco dell’intera giornata, infatti, ci pensano «Facebook, whatsapp e tutti gli altri social» a ribadire un evento o a confortarci «con i loro messaggi di buon augurio e i quotidiani precetti, massime, suggerimenti, e aforismi su come affrontare la vita». E quando leggiamo che «dalla suoneria di un cellulare riecheggiano le prime note di Sapore di mare», ci rendiamo conto che la protagonista di Sussulti all’acqua pazza ha affidato a un dispositivo elettronico il compito di farla emozionare, ricordandole luoghi e momenti che l’hanno vista felice, un compito che in altri tempi sarebbe spettato al semplice rammemorare, perché la nostra mente è bravissima nel ricordarci i momenti felici e chi o cosa li ha resi tali, un espediente che ci aiuta a superare i periodi bui che la vita, inevitabilmente, ci riserva. Una tematica tradizionale che Gabriella Vergari svolge in modo originale, attribuendo al protagonista di ogni racconto la capacità di analizzare tutto quello che ruota nella sua orbita e, a sua volta, di autoanalizzarsi. A tal fine, dal punto di vista tecnico-narrativo, il monologo interiore è lo strumento ideale, e la scrittrice lo utilizza con maestria. Il desiderio di emozionarsi, sempre e malgrado tutto, è un tema che emerge dalle riflessioni dell’anonima protagonista del penultimo racconto: «Ancora? A distanza di tanto tempo e malgrado tutto? Ma che caspita? E così, per non lasciarmi sopraffare dalle emozioni, o forse per mettermi alla prova o non farti sospettare nulla, ma di sicuro con una sottile voglia di sfidarti, decido su due piedi di portarti proprio ad Aci Trezza e, appena giunti, arresto la macchina nel punto esatto in cui, quella sera, mi hai giurato eterno amore e perfino il tuo naso, già anche lui, sembrava pendere dal mio sì». L’illustrazione che introduce Risvegli si sposa bene con la tematica svolta in esso dalla scrittrice, quella solitudine femminile tanto antica ma sempre attualissima. Emblematica una frase che è l’essenza del racconto: «Ma dov’era finito tutto quello che lei aveva dato?». Un altro tema, svolto in modo originale, per il richiamo alle antiche credenze popolari greco-romane, è quello dell’infanzia, una fase della vita che riaffiora quando insorge prepotentemente il desiderio di ritornare bambini, per essere ancora coccolati, come lo si era da piccoli, per rivivere quell’età priva di responsabilità e di tristi consapevolezze, così, nella «farfalla che lasciò (...) vibrare le sue piccole ali, muovendo più volte il capino e le antenne sottilissime nella sua direzione, quasi a volerla fissare», la protagonista di Risvegli avverte la presenza dei suoi cari. Una prosa elegante e a tratti poetica, come si può constatare quando ci si imbatte nella descrizione di «quel faccione argenteo, all’apparenza bonario, che in realtà è tanto potente da influenzare le maree e – mille volte più volubili di quelle – gli umori degli innamorati», o in quella dello «sfrigolio dei passi sulle foglie accartocciate in autunno, quando la natura esplode in quella fantasmagoria di bruni, rossi e gialli». In All’ombra delle parole, in un brano dallo scenario tipicamente verghiano, in cui «Un uomo nero la cui sagoma si stagliava sulle pareti un po’ diroccate di quella che un tempo era stata la casa di Compar Contaparole», un espediente di matrice pirandelliana suggerisce alla protagonista il da farsi per dissuadere gli eventuali acquirenti di una casetta, salvandola così dallo scempio che deriva dalla “trovata” – poco felice – di mettere in vendita gli edifici degli antichi borghi ad un euro, trasformando così dei luoghi bellissimi in autentici cantieri. Un tema scottante e attualissimo che la scrittrice svolge con grande attenzione. Si avvertono echi bonaviriani in un passo di Configurazioni astrali: «“Un vendesi sbilenco” (...) mi è affiorato oggi, durante un delizioso dormiveglia in cui, mentre tornavo lentamente padrona delle mie facoltà razionali e mi predisponevo ad affrontare la giornata, è venuto lucidamente alla coscienza e si è impossessato di me: un “Leitmotiv” che non intende lasciarmi in pace e mi ronza in testa come un’ape in cerca di miele». Il dormiveglia, quello stato intermedio tra il sonno e la veglia, in questo caso è qualcosa di “delizioso”, forse perché è la fase in cui si perde il contatto con tutto ciò che è razionale, la mente è governata dalle associazioni più strane, apparentemente insensate, mentre l’intuizione e la creatività raggiungono il loro apice. Arte, bellezza, speranza, positività. Non mancano però le grandi consapevolezze, tipiche dell’età adulta: «come dicevano anche gli antichi, la sofferenza può addirittura trasformarsi in straordinaria maestra». Magie d’amore 2.0, fra l’altro, profuma di Sicilia, di mare, di sole e di grandi passioni, proprio come la sua autrice, oserei dire. E così, dal profondo desiderio di allargare i propri orizzonti, scrivendo, dipingendo, nascono delle perle rare che nulla chiedono al lettore/osservatore, se non di godere della loro bellezza.

INTERVISTA

Diciotto racconti. Come nasce questa opera letteraria?

Dall’amore per la sperimentazione e il progetto di far dialogare tra loro scrittura e pittura, in una sorta di continua sinestesia artistica. Ma anche da un incontro, ovvero quello con Franco Blandino, pittore di Torino, grazie a Margutte una rivista on-line che è stata, come si suol dire, galeotta del nostro connubio. I testi che via via pubblicavo avevano bisogno di essere introdotti da un’illustrazione e così sono stata messa in contatto con Franco che ha molto apprezzato la mia penna, come del resto ho fatto anch’io con il suo pennello. Da qui è sorta una collaborazione che con il tempo si è rivelata sempre più stimolante e da cui è nata una prima pubblicazione, Volteggi. Orizzonti di immagini e parole, Borè, 2018, che è stata pure presentata al Salone del Libro di Torino e i lettori hanno molto apprezzato. Forse perché si tratta di una proposta che costantemente e variamente combina forme, colori e parole, abbinandole insieme. Questo perché parecchi racconti si legano alle bellissime illustrazioni di Franco e altri nascono invece dalle suggestioni in me suscitate dai suoi dipinti. Un duplice flusso di sensazioni ed emozioni, insomma, in un progetto d’arte globale, che questo Magie d’amore 2.0 ha inteso rinnovare, con 18 nuovi racconti e altrettante immagini. Si tratta di un’occasione condivisa, un’ispirazione che può nascere ora in me, ora in Franco. Chi è il primo a coglierla, apre la via e indica un possibile percorso che l’altro, se accetta la sfida, può provare a seguire, purché lo faccia a proprio modo e secondo la propria ottica. La premessa alla base del nostro lavoro (e che a mio parere ne rappresenta uno degli aspetti più belli e stimolanti) è infatti che ciascuno si deve sentire autonomo e libero, tant’è che i testi e le immagini restano conchiusi in sé, se presi a solo. Ma certo, se legati insieme, rappresentano una proposta molto più intrigante e aperta ad una pluralità di prospettive e sollecitazioni. Mi piace, a tal proposito, citare la prefatrice Gabriella Mongardi: “Graficamente, l’alternanza di testo e immagini imprime al libro lo stesso ritmo del nostro cuore, generato dai due movimenti opposti di sistole e diastole: alla sistole dell’immagine, la contrazione della visione simultanea che concentra tutto il messaggio in un unico colpo d’occhio, segue la diastole della narrazione, la distensione del discorso verbale che si snoda linearmente sulla pagina: e al lettore è richiesta una doppia competenza visiva, è sollecitato ad alternare una duplice modalità di lettura, allenandosi in tal modo alla complessità del mondo 2.0”

Quali messaggi importanti ha voluto trasmettere attraverso i suoi racconti?

Mi piacerebbe che a dirlo fossero soprattutto i lettori. Non è mai facile, per chi scrive, render conto di un’ispirazione. Le storie bussano per così dire alla porta e, come si usa dire, accadono a chi le sappia cogliere. A maggior ragione quando, come in questa raccolta, lo “sguardo sul mondo” nasce dall’interazione di due sensibilità artistiche differenti. Ho in ogni caso cercato di riflettere su questo tempo così complesso e convulso, pluri- e multi-culturale, liquido insieme ma pure saldamente legato alla materialità, che spesso si prospetta come nuovo e inedito, ma in genere rivela molti aspetti ben noti e sperimentati nel passato. Certo, a scompaginare tante situazioni e condizioni sono ormai intervenuti i cosiddetti social e la tecnologia che sembra progredire inarrestabile fino al punto da travolgerci. Ecco perché, già dal titolo, Magie d’amore 2.0, ho inteso fondere insieme contemporaneità e perennità (più che anteriorità), dato che l’amore resta, e deve restare, il sentimento dei sentimenti, in tutti i tempi. Da brava frequentatrice dei Classici, resto peraltro convinta che nihil sub sole novum (niente di nuovo sotto il sole) e che l’uomo resti nel suo profondo sempre lo stesso, benché il rischio di dimenticare l’umano si profili sempre più incombente e minaccioso all’attuale nostro orizzonte. Ho dunque scelto scorci di vita, illuminazioni, epifanie, in un presente sempre pronto a muoversi verso il passato o il futuro, abitato da personaggi, per lo più femminili, alle prese con la quotidianità o il proprio non facile vissuto, in ruoli apparentemente anti-eroici ma in ogni caso vissuti con grande consapevolezza, dignità e coraggio. Quello che in fondo caratterizza tutti noi, quando vogliamo davvero essere testimoni del nostro tempo e delle nostre scelte, lasciando un segno qualunque esso sia. Come ho poi ribadito più volte, per me resta poi fondamentale anche il rapporto con la lingua, le scelte stilistiche e quelle lessicali, che a loro volta costituiscono una scommessa - un’utopia, sostiene I. Bachmann, Letteratura come utopia. Lezioni di Francoforte - ma pure una cifra inconfondibile e peculiare di ogni vero scrittore. Forse il discrimine più significativo per riuscire a contraddistinguere scriventi, scrittori e scrivani, secondo una ripartizione che adesso va tanto di moda ma mi sembra davvero arduo attuare.

Cosa significa scrivere per Gabriella Vergari?

È una domanda che mi sono posta mille volte e alla quale ho via via trovato molteplici risposte. Credo sia anzi la domanda delle domande, alla quale nessuno scrittore può riuscire a sottrarsi. Oggi direi che scrivere significhi soprattutto provare a sfidare il tempo, misurandosi con i propri draghi.

Tre aggettivi per definire la sua opera letteraria.

Mi piacerebbe risultasse autentica, evocativa ma sempre in progress.

Ha in cantiere qualche altro lavoro letterario?

Quando, come nel mio caso, si sente la scrittura a pelle, si è sempre pronti a cogliere suggestioni e spunti. Sto perciò lavorando a una raccolta di racconti dedicati al fantastico e al “perturbante”, l’unheimlich di freudiana memoria, che ritengo una categoria letteraria straordinariamente capace di penetrare il reale. E del resto, come sostiene J. Barth, “la realtà è un luogo piacevole da visitare, ma nessuno ha voglia di viverci a lungo, e certamente la letteratura non ci si è mai eccessivamente fermata”. Un altro progetto cui mi dedico da un po’ è quello di un poliziesco ambientato a scuola, un luogo di cui tutti parlano, spesso a sproposito, ma che in fondo pochi conoscono davvero. Il mio testo vorrebbe provare a rimettere un po’ le tessere di questo particolarissimo puzzle al loro posto.

Aggiunga ciò che ritiene importante in riferimento alla sua passione per la scrittura.

È il mio modo di respirare la vita, non saprei dirlo altrimenti.

BIOGRAFIA

Dottore di Ricerca in Filologia Greco-Latina, e libera cittadina della Repubblica dell’Immaginazione, Gabriella Vergari è nata a Catania, dove vive e insegna, coltivando con amore l’incanto per gli antichi e nuovi suoni. Sono così nati: Una letteratura latina, Imago Maiorum, Catania, 2010, di cui è coautrice insieme a G. Salanitro, A. Pavano e A. M. R. Tedeschi; un breve romanzo, Inganni Cortesi, Il Girasole edizioni, Valverde (Ct), 1990; raccolte di racconti e short stories, come: Sirene, chimere e altri animali, Chieti, 1993, e L’Isola degli elefanti nani, AG edizioni, Catania, 2003; il volume Ereia, della collana Continente Sicilia, insieme al fotografo A. Garozzo, Domenico Sanfilippo Editore, Catania, 1994; un paio di pièces teatrali come Scupa! in Voci di Carte, Il Girasole edizioni, Valverde (Ct), 2008; un bestiario, Species. Bestiario del terzo Millennio, Boemi, Catania, 2012. Con il pittore F.Blandino ha già realizzato Volteggi. Orizzonti di Immagini e Parole, Borè, Tricase (Le), 2018. È inoltre autrice di contributi scientifici, apparsi su riviste scientifiche anche internazionali, e poiché, parafrasando Kavafis, la scrittura le ha sempre dato il viaggio, anche di articoli e interventi critico - culturali, su periodici, cartacei e online e magazines di settore. Dalla sua collaborazione con uno di questi, «Vivere», è nato Capriccio Siciliano, Carthago edizioni, Catania, 2018, una dichiarazione d’amore per la sua terra. Insegna in corsi di scrittura creativa per ragazzi. Alcuni suoi racconti si trovano pubblicati in antologie e miscellanee di scrittori contemporanei.