Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

LA FORZA DEL DOLORE

di Concettina Costa

Oltre ogni barricata

 a cura di Teresa Laterza

«Mi chiedo a chi importi della vita dei migranti, a chi importi della disperazione dei tanti che pagano, senza colpa, il destino di essere nati dall’altra parte del mondo, quella sbagliata. E, se anche a qualcuno importasse, che differenza farebbe? I morti sono già morti e i vivi non c’è modo di aiutarli. O forse sì? Forse un modo c’è? Seppellisco questa domanda dentro di me. Non c’è tempo, devo pensare a salvare il mio bambino. Ho sete e non so che darei per un po’ d’acqua. Perdo i sensi. Quando mi risveglio, mi ritrovo sulla nave blu…» Sono queste le toccanti riflessioni e domande – maturate durante la traversata – della migrante africana Fiona, in attesa del suo piccolo, protagonista della commovente storia scritta dall’autrice Concettina Costa nel libro La forza del dolore (Ctl Edizioni – Libeccio, anno di pubblicazione 2020, pagg. 78, prefazione a cura della Professoressa Maria Concetta Calabrese). Una storia come quella capitata a tanti altri disperati che hanno sofferto, sopportato l’indicibile e lottato con la giusta speranza in una vita migliore. La narrazione, anche perché scritta in prima persona – è, infatti, la protagonista a parlare – risulta subito densa e coinvolgente, e quell’iniziale atteggiamento di “distanza” del lettore lascia subito il posto alla partecipazione emotiva di Fiona. Si soffre, si piange, si cammina con lei durante tutto il percorso nelle sue tante esperienze che la vedono prima come migrante in viaggio su di una vecchia imbarcazione dove tutti sono ammassati senza cibo né acqua tra urla, morte e disperazione; poi come miracolata in salvo sull’isola di Lampedusa al Centro di Prima Accoglienza, come assistente volontaria, infine nell’istituto femminile di suore e nel percorso di studi per divenire infermiera. È impossibile non avvertire sulla propria pelle le emozioni che travolgono la protagonista: paura, angoscia, smarrimento, ma anche gioia per la nascita della sua bambina e speranza per il futuro. Spesso, invece, si guarda all’immigrazione come ad un fenomeno lontano da noi, quasi non ci appartenesse. Osserviamo le immagini dei barconi stracolmi di gente che passano i telegiornali o leggiamo le notizie degli sbarchi in Sicilia sui quotidiani, quasi assuefatti a questa realtà, divenuta ormai una consuetudine, tanto da non destare più alcuno scalpore. Ci si sente salvi, risparmiati da quell’ingrato destino che con ferocia si è accanito sull’esistenza di altri. E noi, quelli fortunati, ci sentiamo grati che tale tragica realtà non ci abbia riguardato in prima persona… almeno per il momento… Ed è proprio questo il punto: non sappiamo mai cosa la vita ci riservi, e un giorno potremmo trovarci anche noi dalla parte “sfortunata”. È necessario quindi avere una visione più ampia, comprendere che il fatto di trovarsi dall’una o dall’altra parte sia semplicemente una pura casualità e che comunque, al di là della parte in cui veniamo a trovarci possiamo, se accoglienti e comprensivi, esserci utili reciprocamente. E tornano inevitabilmente alla mente le parole di quella famosa canzone di Tozzi, Gli altri siamo noi, che affrontando temi come il razzismo e la difficile integrazione degli extracomunitari in Italia vince anche il premio Recanati per la frase: «I muri vanno giù al soffio di un’idea, Allah come Gesù in Chiesa o dentro una Moschea» che tanto ha fatto riflettere. Siamo tutti figli di una stessa “marea”. Solo avendo un cuore amorevole e compassionevole, scevro da pregiudizi, potremo guardare e vivere il fenomeno dell’immigrazione come qualcosa che riguarda tutti e che appartenendo a tutti può essere gestito in maniera positiva, scoprendo le infinite possibilità e ricchezze che dall’integrazione e dalla collaborazione possono derivare. Quel cuore amorevole e compassionevole Fiona lo trova prima nello sguardo e nei gesti della dottoressa Marica, che le ricorda sua madre, e che le insegna che il dolore le donne non lo temono ma lo custodiscono per mutarlo in forza rendendosi utili agli altri; poi in quelli del professor Walter e in fine in quelli inizialmente reticenti di Suor Ines che impara a sue spese quanto importante sia guardare a ciò che è diverso non come un intruso, un problema da mettere a tacere, bensì come un valore, una risorsa, una vita che, inaspettatamente, può salvare un’altra vita. Un libro che fa riflettere sulla solidarietà, sull’amore, su quei valori cristiani, etici, civili e morali dai quali non si può prescindere per una sana e proficua convivenza; quei valori che il più grande Maestro di tutti i tempi predicava: «“… Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.” Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?” Rispondendo, il re dirà loro: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.” (Matteo 25,35-44) “…Non maltratterai lo straniero e non l’opprimerai, perché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto”». (Es 22,21). Sono questi alcuni dei più nobili insegnamenti che Gesù Cristo ci ha lasciato attraverso il Vangelo. Via quindi ogni tipo di preconcetto, pregiudizio scaturito nei confronti di chi ha usi, costumi, tradizioni e religioni diverse. Ed è la stessa protagonista del libro La forza del dolore ad un certo punto a sentirsi parte integrante della società che l’ha accolta – nella quale ha anche trovato persone amorevoli – non solo scoprendosi utile nel salvare altre vite umane ma anche accostandosi alla parola di Dio attraverso il Vangelo. Fiona pensa: «Io sono Mussulmana ma credo che Dio sia uno solo… Torno più volte in chiesa, solo per contemplare quel Gesù crocifisso. Mi piace farlo e comincio a provare un’infinita pena per le sofferenze che ha patito durante la crocifissione. È tutto così strano! Come può un uomo buono, uno che predica amore, che si pronuncia contro la guerra, che accoglie i diseredati, essere condannato a morte per empietà? Eppure, è successo. La sua storia è in fondo la storia delle persone giuste, che proprio per questo fanno paura in un mondo pervaso d’immoralità e di interessi politici. Se un impero si è scomodato per puntare la sua attenzione su un uomo così apparentemente innocuo, vuol dire che Gesù fu davvero “rivoluzionario”, un rischio per la stabilità politica e sociale di un popolo che riconosceva altri valori rispetto a quelli della pace e della tolleranza da lui predicati. Percepisco Gesù come un essere meraviglioso, ma questa sua peculiarità è segno della sua divinità. Uno come lui non può che essere Figlio di Dio. Non c’è niente di più bello di un Dio umano, di un Dio che vive come noi, che sente come noi, che prova la gioia e il dolore, proprio come noi. Solo un Dio umano può capirci nel profondo, entrare nei meandri più reconditi del pensiero e del cuore. D’impulso decido di leggere il Vangelo e mi si apre un mondo del tutto nuovo.» La forza del dolore, romanzo d’esordio di Concettina Costa nato da una storia quasi del tutto vera, raccontata all’autrice da giovani africane, è la storia di una donna che è riuscita a riscattarsi nonostante le mille difficoltà con la determinazione e l’amore. È un esempio che infonde speranza «a coloro che ancora non ce l’hanno fatta, ma che resistono, trovando in se stessi la forza per andare avanti». È un racconto che scuote e ci insegna che tutti abbiamo gli stessi diritti, che possiamo aspirare ad una vita migliore. È una storia che ci incoraggia a perseguire il bene e la pace per la creazione di una società più a misura d’uomo nella quale vivere in amorevole sintonia. La forza dell’amore, una lezione di vita; un’opera letteraria che tutti dovrebbero leggere lasciando che il cuore si apra alle infinite possibilità che l’amore può promanare.

INTERVISTA ALL’AUTRICE

Com’è nata l’idea di quest’opera?

La forza del dolore è frutto di un’idea, nata in me, circa un anno fa, dopo aver ascoltato i racconti e le esperienze di vita vissuta di alcune giovani africane, conosciute nel corso della mia attività professionale, come insegnante nelle Scuole secondarie superiori. Ricordo che erano delle ragazzine, ma era come se avessero già vissuto due vite per quel bagaglio di esperienze accumulate, da cui erano state segnate. Questo incontro è stato per me fondamentale perché mi ha permesso di entrare in un mondo fino allora a me sconosciuto, quello delle donne africane, un mondo dove le disuguaglianze di genere si manifestano in maniera netta. Inoltre, mi ha permesso di scrivere la storia di Fiona. Fiona è un nome da me inventato, dietro il quale si cela una persona reale, con la sua storia vera, che nel libro viene intrecciata con i fili dell’immaginazione e della fantasia.

Immigrazione/ arricchimento. Come vede questo binomio?

Se si intende arricchimento come causa dell’immigrazione, posso dire che oggi, anzi soprattutto oggi, l’arricchimento di pochi e cioè delle multinazionali europee che investono in Paesi come l’Africa, sostenendo i gruppi di potere dittatoriali, determina nei nostri Paesi quell’esodo contro cui pure chiudiamo i porti. Se si intende arricchimento come effetto dell’immigrazione, beh, penso che l’integrazione, se ben gestita, possa portare un arricchimento economico sia per via della forza lavoro in settori dagli italiani trascurati, sia per il gettito fiscale dei lavoratori regolari, sia per il contributo al commercio e alla produzione delle migliaia di imprese a gestione immigrata. Culturalmente, poi, l’integrazione potrebbe rappresentare un arricchimento per lo scambio di tradizioni, lingue, arti, musiche, che ne potrebbe derivare.

Qual è il messaggio più importante che ha voluto comunicare attraverso la sua opera letteraria?

Il messaggio veicolato attraverso il libro è un messaggio di speranza per coloro che soffrono e lottano per conquistarsi migliori condizioni di vita. Inoltre, il libro può essere visto come strumento di diffusione di quei valori che oggi purtroppo mancano nella nostra società, come la solidarietà, la tolleranza, l’amore verso il prossimo, la difesa della dignità e dei diritti umani.

La capacità di perdonare delle donne è una componente importante per la trasformazione del dolore?

Sì. Fra i tanti motivi per cui le donne riescono a trasformare il loro dolore in forza c’è anche la capacità di perdonare, che è nettamente superiore a quella degli uomini, perché, nella maggioranza dei casi, le donne costituzionalmente sono accoglienti, protettive, materne, per cultura, per educazione, per l’influenza dell’ambiente su di loro, mentre gli uomini subiscono il condizionamento di una società che insegna la durezza e spesso la cattiveria come strumento di sopravvivenza. Spesso la durezza e i sentimenti negativi tradiscono debolezza e mancanza di determinazione, in una parola mancanza di forza di carattere, di cui invece le donne sono dotate.

Tre aggettivi per descrivere il suo libro

Mi piacerebbe che il mio libro fosse “emozionante”, per regalare al lettore gli stessi palpiti che ho sentito io quando l’ho scritto. Ritengo che il mio libro sia “vero”, non solo perché è ispirato a una storia vera, ma perché veri sono i sentimenti e le riflessioni che lo animano. Credo che il mio libro si caratterizzi per lo stile “delicato”, che fa da contrasto con la forza dell’argomento, e che nasce da una scelta di personale riserbo e di rispetto verso la protagonista da me conosciuta.

Ha in cantiere qualche altro lavoro letterario?

Sì. Sto lavorando ad un altro romanzo, incentrato ancora una volta su una donna, ma il contesto è completamente diverso dal precedente mio lavoro. Inoltre, ho in progetto una serie di racconti.

BIOGRAFIA

Nata a Taormina, Concettina Costa vive attualmente a Giardini-Naxos, nota località di mare in provincia di Messina. Dopo aver frequentato il liceo classico, si è laureata in Lettere antiche all’Università di Messina ed ha insegnato nelle Scuole Secondarie Superiori, fino alla conclusione della sua carriera lavorativa. Ancora giovane, è diventata mamma di due splendide bambine, oggi già donne e affermate professioniste. Attraverso loro, la scrittrice ha imparato a conoscere in profondità quel pianeta adolescenziale a cui si è approcciata nel suo percorso di insegnante, appassionandosi al mondo della scuola, per la quale ha organizzato numerosi progetti didattici e concorsi letterari per studenti. Ha sempre amato scrivere, soprattutto testi poetici, mentre da poco ha scoperto il piacere di dedicarsi alla narrativa. Il suo primo romanzo La forza del dolore, pubblicato nello scorso Aprile 2020, dalla Ctl editore Livorno, prende spunto da una storia vera, ed è quindi frutto di racconti di vita vissuta, intrecciata con i fili dell’immaginazione e della fantasia. Del libro è stata fatta una prima presentazione ufficiale il 23 Settembre 2020, al Parco archeologico di Giardini-Naxos, evento al quale hanno partecipato la prof. Maria Concetta Calabrese, storica e ordinaria di Storia moderna presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Catania, e Marilina Giaquinta, già dirigente della Polizia di Stato di Catania, esuberante e fervida scrittrice catanese. La scrittrice, intanto, ha in serbo altri progetti, tra i quali un secondo romanzo e una serie di racconti a cui sta lavorando.

Presentazione del libro La forza del dolore di Concettina Costa