Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

VERSO UNA NUOVA CONSAPEVOLEZZA E SAGGEZZA

IL VALORE DELLA VERITÀ OLTRE I SIMBOLI E L’APPARENZA

ARTICOLO DI FRANCA MANCINI (PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA)

CAPOREDATTORE SCRITTURAVIVA LA VOCE DEL RECENSORE

Oggi la “verità” è un elemento veramente discutibile all’interno della società dove il confine per passare alla mistificazione dei fatti è piuttosto sottile. Questo a causa della tendenza che noi abbiamo di normalizzare le cose, spesso per opportunità, per evitare ostacoli e quindi per entrare temporaneamente e apparentemente in una situazione più tranquilla e senza problemi. Ma condurre una vita basata sul mistificare o convertire i dati della realtà per mera convenienza è impossibile: un castello fatto di verità e di apparenza insieme è molto fragile e, quindi, alla fine saremo costretti a fare i conti con le nostre fragilità, in un’occasione o nell’altra. Sarà meglio, pertanto, condurre una vita affidandosi a scelte più sagge e consapevoli, da cui derivare il vero bene senza compromessi o contraffazioni sociali, non solo per noi stessi ma per tutti. Riconoscere la verità, nel suo senso più profondo e spirituale, è la cosa giusta da fare. È il modo più corretto per riconciliarsi con i nostri moti e bisogni interiori. Per trovare un senso al non senso. Mi sembra, tuttavia, che tra l’intenzione di capire e il farlo veramente ci sia ancora molta differenza e che non sempre manifestiamo la piena volontà di trovare conclusioni alternative o verità spirituali. Forse dobbiamo fare una scelta di coraggio e qualità che non muti in base alle opinioni o alle stagioni, che sia invulnerabile al passare degli anni o alle anticipazioni del futuro. Che sia onesta e ci spinga all’interno di noi stessi, favorendo l’auto ascolto e l’auto osservazione, migliorando la conoscenza di sé e, di pari passo, una più matura auto consapevolezza. Un percorso non sempre così facile e comprensibile ma che apre nuovi orizzonti. Sul piano simbolico, trovo alquanto esplicativa l’iconografia delle tre scimmiette sagge che si chiudono rispettivamente gli occhi, le orecchie e la bocca. Essi sono le guardiane del santuario di Toshogu a Nikko, costruito nel 1617, uno dei più importanti del Giappone. Custodiscono una saggezza antica e un codice di condotta di quasi 2500 anni fa. Il cuore di questa saggezza, però, nel valicare frontiere e secoli, è arrivato fino a noi con un significato distorto, alterato e modificato nella sua radice originale. Mescolato di tutt’altri concetti o interpretazioni, oggi viene inteso come una esortazione a non mettere il naso negli affari altrui, seguendo la regola del non sento, non parlo, non vedo o meglio chi si fa i fatti suoi campa cent’anni. In realtà viene nascosto e occultato il messaggio più autentico e nobile che possa esistere nelle relazioni umane: non parlare del male, non vedere il male e non sentire il male. I profili delle tre scimmiette, infatti, suggeriscono di seguire un corretto comportamento basato sulla consapevolezza delle proprie scelte, l’auto-controllo e la prudenza. Non invitano a chiudere un occhio sulle brutture presenti nel mondo ma stimolano a vedere il bello della vita! In altre parole, invitano a tapparsi le orecchie di fronte a ciò che non serve o non aiuta e a scoprirsi gli occhi dinanzi a ciò che ci danneggia. Una filosofia senz’altro più costruttiva, che consente di voltare le spalle alla negatività con cui facciamo i conti dalla mattina alla sera, soprattutto quando bombardati dai mass media, programmi di cronaca, giornali, social e via dicendo. Assuefatti da questo sistema, forse non sappiamo più con cosa nutrirci, se con del bene o con del male, se con la nostra saggezza personale o con ciò che fa la maggioranza della gente. Il vero significato delle tre scimmiette permette questa scelta, permette di elevarci a vedere, sentire e dire ciò che di bello illumina la vita, semplicemente perché va oltre l’apparenza o un’errata credenza. Una filosofia orientale ma universale che conduce verso una nuova consapevolezza e rinnovata saggezza.