Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

L’IMPRONTA DI UN TIRANNO FRAGILE

di Cecilia Piras

UN GIALLO “DISTOPICO”

Recensione a cura di Alessandra Ferrari

È decisamente un’opera letteraria fuori del comune il libro di Cecilia Piras L’impronta di un tiranno fragile (Casa Editrice Kimerik, anno di pubblicazione 2014, pagg. 140). Si potrebbe collocare il romanzo nel genere giallo, tuttavia credo sia davvero riduttivo limitarlo a ciò. L’autrice fa ampio e magistrale uso della fantasia nel descrivere una “distopia” al presente in quanto il protagonista della storia, un detective, si trova a compiere le indagini su un paese reale poco distante da quello in cui vive, fuori dal mondo, misterioso, ostile, in cui vigono regole assurde, ingiustificati abusi di potere, e del tutto avulso dalla normale modernità. La Piras riesce a ricamare con abilità uno scenario dalle molteplici sfaccettature nel quale, sul terreno della suspense, procedono a braccetto il delitto e il mistero. A essere stato ucciso è Valerio, un giovane archivista alla ricerca di qualcosa di importante, trovato morto proprio nei pressi di questo strano paese chiamato per paradosso Grazini, nome che dà l’idea di grazia quando invece si presenta spettrale e abitato da persone che sembrano agire come degli automi assoggettati a un rigido potere locale. Tutto inizia con delle curiose mail corredate da inquietanti video e musiche piacevoli in forte contrasto con le immagini. Saranno tali mail a catturare l’attenzione del detective e a far in modo che si interroghi sulla possibile correlazione di queste con il caso che sta seguendo. La trama è strutturata in modo organico e funzionale alla successione degli accadimenti che si susseguono con un preciso e dettagliato ordine, tale da consentire al lettore quasi di prefigurarsi i passi dell’investigatore che cercherà a tutti i costi il bandolo della matassa. Astuta la strategia dell’autrice di far narrare la storia allo stesso detective che, descrivendo il suo peculiare modo di essere e di approcciarsi alle indagini, cattura l’attenzione del lettore sin dalle prime pagine: la sua, quella del detective, è una missione di vita, un abito cucito sulla pelle più che un lavoro, in quanto è nato, in pratica, come lui stesso precisa, col pallino di investigare. Quella dell’autrice è una penna moderata, che necessita di prendersi i giusti tempi per trasmettere al meglio sensazioni ed emozioni che non sarebbero tali senza il suo modo preciso e dettagliato di descrivere situazioni e vicende. Le indagini, benché le circostanze diano subito adito a un possibile sospettato, ruotano e si concentrano attorno a una figura misteriosa e inquietante che nel corso del tempo ha lasciato un’impronta del suo passaggio: Welbar, il principe delle nevi. La fine capacità dell’autrice di descrivere caratteri e atteggiamenti dei personaggi che di volta in volta si avvicendano nella storia, consente al lettore di detestarli, apprezzarli o compatirli in un’alternanza di empatia e/o fastidio. In uno scenario apocalittico e grottesco che in alcuni frangenti fa anche sorridere amaramente per l’assurdità di determinate situazioni, la storia si dipana in modo scorrevole e accattivante. Interessante è anche la scelta del titolo, volta a tratteggiare il carattere di quest’uomo misterioso: Welbar, carismatico, forte, spietato, ma anche fragile nel privato. È, per certi versi, la narrazione dell’eterna lotta tra il bene e il male o meglio, se si vuol essere più precisi, di quel conflitto interiore dato dall’impossibilità di vivere senza amore ma al contempo dal timore di soffrire per esso. Pur essendo stato scritto nel 2014, il romanzo sembra avere curiosamente qualche attinenza col nostro 2020, anno in cui i concetti di libertà, coraggio, amore, rispetto per se stessi e il prossimo, assoggettamento a delle regole si rincorrono, forse più che in altri periodi, assumendo significati “ambigui” o diversi a seconda del modo personale di esperire. Le descrizioni delle situazioni bizzarre sono senza dubbio il punto forte del romanzo, tanto che l’attenzione del lettore – specie in alcune sequenze – è così focalizzata su queste, che sembra mettere tra parentesi – anche se per brevi momenti – la curiosità di scoprire l’identità dell’assassino, fino a quando, abilmente, l’autrice, con lo stratagemma di un nuovo indizio, lo riporta sulla curiosità per il colpevole. Un mix di leggenda, mitologia, divinità, riferimenti a culture altre, a usi e costumi delle popolazioni nomadi che sottolineano il timore per ciò che è diverso, ma anche quello per il cambiamento, come rappresenta brillantemente la Piras nel passo in cui descrive l’avvicinamento del detective al pittore che dipingeva ripetutamente lo stesso quadro con la medesima immagine e la stessa tecnica da più di vent’anni e che, alla domanda/osservazione del detective: «Non le piacerebbe cambiare soggetto, variare un po’...?», spaventato e inorridito, dopo aver fulminato il suo interlocutore con un’occhiata malefica, batte velocemente in ritirata. È senza dubbio un libro di narrativa ben riuscito, considerando tra l’altro che per l’autrice è la sua opera prima. Per chi ama i gialli fuori dall’ordinario ma anche per chi desidera intrattenersi con una lettura interessante, il romanzo della Piras è sicuramente la scelta giusta. Consigliatissimo!

BIOGRAFIA

Cecilia Piras è un’insegnante elementare nata a Oniferi, in provincia di Nuoro. Ha sempre avuto la passione per la scrittura. Nel 2002 ha pubblicato la raccolta di poesie Abbracci da una stratosfera, nel 2005 il romanzo Quando le ombre erano cristalli (curato da un editore spagnolo), nel 2008 il romanzo Leggere nel silenzio, nel 2011 la raccolta di poesie Cocci di tessere corsare (Casa Editrice Kimerik) che è stata recensita nel 2013 nella trasmissione “Libri oggi” del giornalista Andrea Menaglia. Nel 2014 un suo piccolo componimento in versi è stato inserito all’interno dell’ebook Alda nel cuore, un’antologia dedicata alla poetessa che raccoglie le opere di oltre 170 artisti selezionati.

INTERVISTA

Come nasce l’esigenza di scrivere?

Scrivere è per me quell’esigenza di liberare le emozioni e di trasmettere qualcosa, quando non la si riesce ad esprimere in un linguaggio, per così dire, convenzionale. È una spinta interiore che scaturisce dalla gioia, ma spesso anche dalla rabbia e dalla sofferenza, o solo semplicemente la spinta per liberare la creatività o per coltivarla. È come una sorta di cibo dell’anima.

Come nasce l’idea di questo libro?

Avevo in mente qualcosa che riguardava la mancata elaborazione del lutto, la freddezza nei rapporti umani, la sofferenza delle persone deluse dalla vita che diventano, in un certo senso, come si dice oggi, anaffettive, e mano a mano che andavo avanti con la stesura del romanzo, la storia si concentrava su tematiche sociali. Il protagonista che indaga su un omicidio, infatti, si trova catapultato in una realtà dove ad esempio gli abusi di potere sono all’ordine del giorno e si rende conto che l’omicidio è solo la punta di un iceberg: l’indagine servirà anche a far venire a galla situazioni non esattamente limpide e trasparenti. Un’altra idea fondamentale è che la verità è qualcosa da ricercare a qualunque costo, spesso si paga a caro prezzo, non ci viene servita su un piatto d’argento, a volte può costare addirittura la vita ma, comunque, questa ricerca comporta dei sacrifici. Questi sacrifici però non sono mai inutili.

Secondo lei quali caratteristiche dovrebbe avere una buona opera letteraria per essere definita tale?

Credo che una buona opera letteraria sia una comunicazione tra autore e lettore che si realizza quando l’autore riesce a far entrare il lettore nel suo mondo.

Ci sono dei maestri del giallo dai quali ha preso spunto?

In genere leggo pochi gialli. Qualche volta ho letto Agatha Christie e guardato dei film polizieschi. Il genere mi è rimasto dentro e così è scaturita l’idea di questa storia. Ho un’ammirazione per chi fa della verità una ragione di vita, come gli investigatori.

Cosa pensa del mondo dell’editoria?

Penso che gli editori siano la voce degli autori, ed è una cosa bellissima poter comunicare attraverso qualsiasi mezzo.

Dov’è possibile acquistare il suo libro?

Consiglio di acquistarlo nel sito della casa editrice Kimerik, vista la maggiore disponibilità del numero di copie, al seguente link https://www.kimerik.it/PostaAcqOnline.asp

In che formato è disponibile?

In cartaceo, ma di recente è stato realizzato anche in versione e book.