RECENSIONI

Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

D(e)I SEGNI DELL’ANIMA

DI ANNA SCELZO

GENERE: SAGGIO  DI PSICOLOGIA (Esperienza di casi terapeutici)

La mente umana è qualcosa di affascinante e al contempo meraviglioso, con incredibili potenzialità. Al di là delle diverse definizioni che ad essa sono state date nel corso della storia a partire da Cartesio (dualismo mente-corpo) fino a giungere, finalmente, a considerarla come un tutt’uno “ciò che dà un senso al soggetto che percepisce il mondo”, essa è riconosciuta come quel “contenitore” di tutte le esperienze e le emozioni ad esse collegate. All’interno di questo tutto vi sono sia i contenuti consci sia quelli inconsci. Nell’inconscio ristagnano le cosiddette “ombre”, causa dei vari disturbi del comportamento. Lo psichiatra Carl Gustav Jung, che più di altri ha dato importanza all’anima e alla spiritualità, sosteneva che per essere liberi, ossia per raggiungere uno stato di benessere o equilibrio psicologico, in cui ogni parte del nostro io è connessa con le altre, fosse necessario risvegliarsi, cioè rendere conscio l’inconscio dove abbiamo ben chiari i nostri obbiettivi, rendendoci consapevoli, riconoscendo e affrontando di conseguenza le nostre paure e angosce. Tale premessa mi è sembrata dovuta, prima di introdurre l’interessante e puntuale lavoro della dottoressa Anna Scelzo, D(e)i - segni dell’anima (Zephyro Edizioni, anno di pubblicazione 2013, pagg. 102) psicologa e psicoterapeuta. Attraverso quest’opera l’autrice consente in particolare a due sue pazienti, Caterina e Isabella, affette da disturbi del comportamento alimentare, di esprimersi attraverso l’uso del mandala – mandala in sanscrito significa cerchio e secondo la tradizione orientale è una rappresentazione dell’universo, e nel momento in cui li realizziamo diventano una rappresentazione del nostro mondo interiore e del nostro stato d’animo – che, mettendo da parte la razionalità, permette loro di attivare risorse, presenti al loro interno, consentendo un dialogo tra coscienza e inconscio (quella che Jung definisce individuazione). Quella del mandala è in realtà un’arte molto antica, e l’applicazione dell’arte nell’ambito psicoterapico ha indiscutibilmente portato a risvolti positivi. L’arte come terapia si sta sempre più diffondendo negli ultimi tempi. Essa nelle sue diverse espressioni continua a dimostrarsi molto utile per risolvere e lenire problematiche che hanno a che fare con il disagio esistenziale, psichico ed emotivo, tanto che si parla propriamente di arteterapia, il cui riferimento, appunto, è quell’insieme delle tecniche e dei metodi che utilizzano le attività artistico-creative come mezzi di aiuto per il recupero e la crescita dell’individuo nella sua sfera emotiva, affettiva e relazionale; arteterapia che viene utilizzata in ambito riabilitativo, pedagogico, psichiatrico e di prevenzione al disagio. Ma perché l’arte risulta così efficace ed addirittura necessaria? Innanzitutto perché si rivela essere una necessità dell’anima e dello spirito. Il ricorso alla creatività e alla meditazione artistica è utile e necessario per la sopravvivenza stessa. Laddove il linguaggio verbale non permette o si dimostra insufficiente per la comunicazione e l’espressione delle emozioni, l’arte, in ambito terapeutico, poiché connessa con la parte più libera, originaria e “istintiva” dell’essere umano, rappresenta una risorsa nei percorsi di crescita e di conoscenza di sé, verso l’acquisizione di consapevolezza. Il prodotto, il “manufatto”, creato è emotivamente significativo, e contiene molti elementi, in forma simbolica (segni) che lo specialista decodifica. Tali segni rappresentano una chiave d’accesso alla comprensione del paziente. L’uso del mandala, per il suo aspetto ludico, consente, inoltre, un ritorno all’infanzia permettendo al paziente di far emergere attraverso forme, colori, disposizioni dei disegni sulle diverse porzioni del foglio, la parte più nascosta di sé. L’utilizzo del mandala in questo libro è finalizzato quindi all’attivazione di quelle risorse che risiedono all’interno del paziente. Nel momento in cui è presente una frammentazione dell’individuo, un disequilibrio, dovuti alla mancanza di dialogo tra conscio ed inconscio – come spiega l’autrice – è necessario ritrovare la connessione. Tale riconnessione è possibile, appunto, attraverso il simbolo – i segni che emergono dal mandala – veicolo di emozioni e sentimento. Ma il lavoro della Scelzo non si limita a questo; un aspetto importante del suo approccio è dato sia dal rendere consapevole il paziente che si può riemergere dalle macerie, e che ogni esperienza, per quanto percepita dal soggetto in difficoltà come traumatica, è sempre e solo un’esperienza dalla quale ripartire facendo tesoro del già vissuto, sia dalla presa di coscienza dei pazienti che la condivisione dei disegni, l’incontro, l’ascolto, l’osservazione dell’altro da sé – che funge la specchio – si dimostrano sempre molto utili per affrontare e risolvere la stessa frammentazione. Interessante è il titolo che l’autrice ha voluto dare alla sua opera D(e)i segni dell’anima, che assume un significato polisemico: da una parte la presa d’atto del sintomo, di un disagio, di qualcosa che non funziona all’interno del paziente, e dall’altra il mandala, come archetipo, che parla attraverso le sue forme e i colori. Così come lo definisce Jung: «… Il Mandala è un archetipo – immagine, simbolo, contenuto universale primordiale – molto importante. È l’archetipo dell’ordine interiore che cerca di abbracciare il tutto. È il simbolo della totalità. Perciò, durante una terapia, quando nella psiche del paziente c’è grande disordine e caos, questo simbolo può apparire sotto forma di Mandala di sogno, o nelle fantasie o nei disegni liberi. Il Mandala compare spontaneamente come archetipo compensatorio, portando ordine, mostrando la possibilità dell’ordine…». Un lavoro molto ben curato quello della Scelzo che, dimostrando come il mandala, anche in presenza di disturbi seri come la bulimia e l’anoressia, possa rappresentare uno strumento terapeutico efficace, si rivolge non solo ai professionisti – pur assumendo la forma di saggio (esperienza di casi terapeutici) – ma grazie ad un linguaggio semplice e chiaro anche a chi è fuori dall’ambito psicologico-terapeutico. Un libro della speranza per coloro che hanno sofferto a causa di un disordine alimentare, ma non solo... un'opera per tutti, soprattutto un prezioso punto di riferimento per i professionisti che fanno del benessere psicofisico dei pazienti la loro missione. Più che consigliato. 

                                             Alessandra Ferraro

INTERVISTA

 

Come nasce l’idea di questo libro?

Il libro nasce dall'esigenza innanzitutto di dar voce a persone che hanno sofferto per tanti anni a causa di un disordine alimentare e che desideravano trasmettere il loro vissuto e soprattutto la speranza di poter guarire completamente. Per me come terapeuta è un'occasione di condivisione sia con un pubblico esperto, quindi con colleghi, ma anche e soprattutto con le persone che possono aver avuto una tale difficoltà,​ sia direttamente che indirettamente. Inoltre il libro vuole illustrare l'esperienza terapeutica di un incontro e di un percorso fatti con uno strumento a cui io sono molto affezionata e che è il Mandala.

Cosa significa scrivere per Anna Scelzo?

Per me scrivere è un modo per dar voce a ciò che non è udibile, per rendere visibile ciò che si nasconde nelle pieghe più profonde delle nostre​ menti,​ delle nostre anime. Scrivere è per me restituire un senso a qualcosa che per molti appare solo come "follia" o come "irrazionale". Mi piace dare voce alle emozioni del corpo e ai corpi che vivono queste emozioni in maniera a volte cosi devastante.

Arte e psicoterapia...

Per tale motivo nella mia terapia uso molti strumenti creativi. La terapia stessa diventa per certi versi espressione artistica e creativa della persona che fa un percorso con me. Quando ad esempio una persona vive un malessere psichico per il quale il proprio corpo ne diventa teatro, come in un'anoressia o una bulimia nervosa ad esempio, ecco che può essere molto utile l'utilizzo di uno strumento creativo, come può essere il Mandala, in quanto aiuta a rompere la barriera razionale, quella voce negativamente critica che vi è nella mente delle persone e che non permette loro di riconoscere e vivere le proprie emozioni. Lo strumento arteterapico è utile per molti pazienti e lo trovo soprattutto indicato quando si lavora con adolescenti, perché quando si è molto giovani a volte non si comprende la tempesta emotiva che alberga in noi e soprattutto ci si può spaventare quando le parole non sono filtrate.

Linguaggio del corpo e linguaggio dell’anima...

L’arte e il processo creativo dunque possono dar voce a quello che io chiamo anima, nell’accezione più generale. Diventa quindi il linguaggio dell’anima, la sua espressione, che a sua volta fa emergere quanto rimane "incastrato" nel corpo sottoforma di "disturbo". Potremmo dire che l’arte, e nello specifico per rifarci al mio libro, il Mandala, diventa un ponte di comunicazione tra mente, corpo e anima in un modo molto particolare, ovvero attraverso l’uso del simbolo. Questo processo è molto importante a mio avviso, in quanto lo sviluppo di alcune patologie di questo tipo, è molte volte causato proprio dalla mancanza di una trasformazione del proprio vissuto, che diventa quindi estremamente concreto e "pesante". È per questo che occorre veicolare bene i messaggi ai bambini e ai ragazzi, perché possano acquisire gli strumenti per "digerire" concetti importanti riguardo a salute, amore, lavoro, relazioni in generale. Il mio libro contiene una serie di storie raccontate attraverso l’uso del simbolo e questo fa sì che molti possano riconoscersi e sentirsi accolti. 

BIOGRAFIA

Anna Scelzo è psicologa clinica e psicoterapeuta e supervisore. Lavora nel campo dei disturbi del comportamento alimentare da venti anni ed è relatrice presso convegni sia in Italia che all’estero. Attualmente coordina un ambulatorio per il trattamento dei disordini alimentari presso un Centro di Salute Mentale nella provincia di Genova. Opera altresì presso uno studio privato a Chiavari, vicino a Genova. Ha fondato qualche anno fa l’Associazione Shasta dedicata alla prevenzione dei DCA e problematiche inerenti l’immagine corporea soprattutto nelle scuole con ragazzi adolescenti. Dal 2009 è membro della Iaedp (Associazione Internazionale Professionisti Disordini Alimentari - USA) per la quale è Presidente in Italia. Il suo ultimo libro "Legami con il cibo.​ Una, nessuna, centomila diagnosi dei disturbi del comportamento alimentare e dell’immagine corporea" (ed. Aldenia) ha l’obiettivo di aiutare pazienti e pubblico in generale, ad andare oltre la diagnosi e trovare il significato dietro ad ogni sintomo. È altresì autrice del libro​ D(e)i-segni dell'anima. L'uso del Mandala nella cura di pazienti con disturbo del comportamento alimentare (ed. Zephyro, Italy).​ I suoi futuri progetti includono formazione a professionisti e divulgazione presso il pubblico anche attraverso il mandala, lo psicodramma, yoga, teatro, etc.

Per maggiori informazioni potete visitare il suo sito web: www.annascelzopsicoterapeutachiavari.it.