RECENSIONI

Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

 RISVEGLI RANDAGI

di ROBERTA BENNA

Si potrebbe, a ragione, definire una scrittrice della “quotidianità” Roberta Benna, autrice dell’opera Risvegli randagi (CTL editrice, anno di pubblicazione 2020). Ma attenzione al termine “quotidianità”. Benché sia un vocabolo che deriva dal latino quotidie che significa “ogni giorno” e subito l’idea ad esso associata è quella dell’abitudine, dello scontato, della routine, oppure, volendo usare un’onomatopea, del trantran che rimanda ad una ripetizione monotona, la sua opera letteraria è, indiscutibilmente, molto altro. Certo, la consapevolezza che ogni giorno saranno ripetute le stesse azioni in una “ruota della vita” che l’indomani riporterà il tutto al punto di partenza è tutt’altro che esaltante. Eppure, come ci ricorda Rilke, drammaturgo austriaco, il poeta, così come lo scrittore, ha uno sguardo capace di perforare il grigiore della superficie riuscendo ad intravedere iridescenze colorate anche nell’esistenza più uniforme. Del resto, importanti scrittori come Truman Capote, Federico Fellini e Thomas Mann, solo per citarne qualcuno, usavano la “noiosa quotidianità” come spunto di ispirazione. Per esempio Capote quando scriveva doveva avere rigorosamente accanto caffè e sigarette. I rituali quotidiani come terreno fertile a far germogliare idee sono presenti in tantissimi artisti che la storia ricorda. La stessa nostra autrice, Roberta Benna, ci delizia col suo caffè – onnipresente nel suo libro – nero e amaro tanto da farne avvertirne al lettore quasi il profumo facendo emergere quei ricordi che immancabilmente nella mente di ognuno di noi sono collegati, chissà poi per quale “inspiegabile” ragione, al suo aroma. Come per ogni cosa esiste sempre il risvolto della medaglia, allo stesso modo accade per la quotidianità. Tra le fessure dell’asfalto può sbocciare un fiore; cosi come in ogni azione quotidiana può sorgere una scintilla capace di far brillare di nuova luce ciò che ci circonda. Inoltre, un gesto ripetuto può custodire un seme di eternità se fatto con amore. Ed è proprio amore che trasuda dalle parole dell’autrice, sia attraverso le sue riflessioni sia grazie ad alcuni suoi componimenti e haiku che impreziosiscono l’opera. Lo stesso titolo scelto dall’autrice, Risvegli randagi, è “policromatico”. Innanzitutto il termine risvegli se da una parte rimanda all’idea del mattino, e in tal senso l’autrice sembrerebbe quasi ossessionata dalla necessità di riportare l’ora esatta dei suoi risvegli all’inizio di ogni pensiero vergato sulla carta – orari che oscillano dalle 4,20 alle 12,00 – dall’altra parte, quella di sicuro più importante, fa riferimento al risveglio dell’anima che può avvenire, improvvisamente – ecco perché randagi, (errabondi, senza una “precisa direzione”) – , in ogni momento della giornata, quando, appunto, l’anima diventa bisognosa di attenzioni e carezze, quando si ha voglia di qualcosa che ci faccia sentire davvero “a casa”. «Ho bevuto il mio caffè. Mangiato yogurt greco e tre biscotti. Mentre il mio corpo si nutriva, la mia mente spaziava nei suoi meandri infiniti. Pensavo a quanto in realtà siano poco social questi social. A quanto mettano tutto in discussione. A quanto fanno confondere, fraintendere… Ieri sera ho visto lo spettacolo a teatro “Sintomatologia dell’esistenza”, portato in scena da attori meravigliosi del Teatro dell’Ortica e diversi pazienti diversamente abili che fino alla fine, non conoscendo il loro progetto, ho creduto attori bravissimi. Beh, oggi mi sveglio diversa, profondamente toccata. Spazzo via molte considerazioni inutili, proietto il mio sentire su tutto quello che davvero mi fa stare bene… qualcosa di distaccato da me, volto agli altri, quelli che mi commuovono davvero, ai semplici spontanei, a coloro che si avvicinano in punta di piedi e poi restano, a chi non necessita di adularti per sentirsi poi lui stesso lusingato.» Riflessioni profonde che nascono negli spazi solitari dei rituali, in questo caso quello della colazione, in cui, chiuso tutto il mondo fuori con i suoi rumori, incoerenze, timori, la scrittrice lascia libera la propria anima si sentire. Ed è grazie a quei punti di riferimento importanti della vita nella routine che il consueto diviene speciale, inconsueto: come il saluto dei figli prima di andare a scuola, i gatti che richiedono attenzioni. Significativa a tal proposito è la riflessione che la Benna intitola Ogni mattina: «Tutte le mattine, non ne salta nemmeno una, Sole arriva in cerca di effusioni feline. La saluto, la nutro, le metto l’acqua fresca. E mi dedico al mio caffè. A lei non basta. Nonostante abbia dormito su di me tutta la notte. Non è abbastanza. Mi siedo e mi salta in braccio. Io però ho delle cose da fare naturalmente, quindi la esorto a scendere, dapprima con dolcezza, poi vista la sua insistenza con maggior veemenza. Per qualche minuto mi osserva laconica a distanza, seguendomi ovunque vada, davvero ovunque, poi torna e ha sempre qualcosa di convincente perché non solo la accolgo felice, ma il suo cercare la mano per nuove carezze e il suo vibrare, mi fanno capire che per tutto c’è tempo, per l’amore no, l’amore non può proprio aspettare.» Ecco come una semplice abitudine come quella di prendersi cura dei propri animali provvedendo a sfamarli e dissetarli diviene occasione per pensare a quanto l’amore sia una cura nella reciprocità che spontaneamente sorge. Un sentimento, dunque, che non ammette rimandi e che necessita presenza: tutto ciò che spesso riteniamo urgente e importante non è poi così importante come le manifestazioni d’affetto che hanno il potere di rendere speciale il quotidiano e di farci, addirittura, cambiare l’umore della giornata. Le riflessioni dell’autrice sono schegge che penetrano in profondità, ma che tuttavia non fanno alcun male, al contrario invitano a riflettere sulle semplici cose della vita che poi si rivelano essere quelle più importanti. L’autrice sembra chiedersi ad ogni apparizione di consueto: “Cosa c’è di nuovo, di significativo?”, e immancabilmente, come per miracolo, accade qualcosa che fa la differenza. È così come nella quotidianità si esce ogni giorno, ogni giorno non è uguale all’altro… Così narra l’autrice in suo commovente racconto quotidiano: «Si esce tutti di corsa, senza rispettare i soliti appuntamenti mattutini. La frenesia di questa mattina è palpabile, ancora si fa fatica a guardarsi con gli altri negli occhi, figuriamoci salutarci. Sull’asfalto troviamo una rondine tramortita, respira, ma è evidente il suo malessere. La portiamo nel bar dove eravamo diretti per fare colazione e in un primo momento tutti sono ancora assorti nel personale risveglio e nell’aroma di caffè e cornetti. Poi qualcuno si avvicina incuriosito dal nostro parlare. Lei è bellissima, sta in un palmo di mano, stanca, i piccoli occhi spalancati e spauriti, le piume lucide con riflessi blu. Sta lì quasi con fiducia, penso io, in realtà è solo arresa. Il ragazzo del bar ci procura una scatolina con all’interno un pezzo di tessuto morbido; la posiamo lì, in quell’improvvisato letto di riposo e lei piano piano si abbandona fino a non respirare più. Un distinto signore alla cassa mi guarda triste e dice: “Sono proprio dispiaciuto!” E tutti comunque lo siamo, come se per un attimo la rondine avesse ricordato che la vita è effimera e bellissima e preziosa e che alle volte dovremmo superare le barriere che ci costruiamo per paura di interagire con gli altri. È bastato guardare quel piccolo essere per scambiarci sguardi, condividere e creare un rapporto di compassione. Poi beviamo il caffè, oggi è davvero tanto amaro.» Ecco che l’imprevisto, il non consueto di una giornata “qualunque”, porta con sé una evidenza sull’importanza dei valori che alla vita attribuiscono il senso. Risvegli randagi non poteva di certo occupare un posto specifico nei generi letterari poichè è tanto altro, più cose insieme. Il lettore, infatti, troverà, racconti, prosa, componimenti poetici. Mi piace concludere con le parole della stessa autrice sulla poesia: «... ricerco, quando mi è possibile, solo quello che mi fa stare bene. Oggi giornata di poesia. Ho voglia di leggere e di ascoltare. Le parole sentite un giorno dedicato a letture poetiche mi sono rimaste dentro e addosso per i giorni che sono seguiti. Hanno reso più leggero tutto, anche il lavoro. Allora mi chiedo perché la poesia venga letta così poco, perché venga vista come una signora canuta, pesante nell’espressione di fastidio. Se solo si facesse uno sforzo piccolo, non solo nel leggerla, ma nel vederla, perché davvero è ovunque. Stamattina l’ho distinta bene, tra le pieghe della biancheria stesa al sole… Che bello giocare tra le lenzuola che fluttuavano al vento». Risvegli randagi, solo 60 pagine che racchiudono tutto un mondo interiore fatto di preziosi frammenti dei suoi giorni quando l’autrice, accorgendosi che la vita fugge via, afferra tutto ciò che le concede: l’opportunità sorprendente, l’amore, l’inconsueto della preziosa quotidianità.

Loredana Angela

INTERVISTA

Come nasce l’idea di questo libro?

L’idea del libro è nata giorno per giorno, casualmente. Queste riflessioni quotidiane stavano già raccontando la mia storia, allora ho iniziato a riordinarli e a costruire un susseguirsi di risvegli che hanno dato vita a una interiorità condivisibile. Laddove c’è sempre un risveglio che parte da me stessa.

Cosa significa scrivere per Roberta Benna?

Scrivere credo sia la mia vocazione, quello per cui sono nata, quello che più mi rappresenta. Ho iniziato a scrivere giovanissima, quando mi dilungavo in temi talvolta prolissi, perché mai paga di raccontare. Col tempo ho imparato che esiste anche la sintesi.

Nello scontato, l’inconsueto. Cosa le fa venire in mente tale associazione?

Nello scontato l’inconsueto, in quanto trovo nel quotidiano sempre la meraviglia. La contaminazione e la passione per gli haiku traspone lo stupore della natura trovata anche nella realtà metropolitana.

A proposito del suo libro...

Vorrei risvegliare, con questo libro, lo spirito di osservazione, di tutte le cose che puntualmente ci sfuggono, della gioia che noi stessi forgiamo dentro di noi, nell’ascolto di quanto ci circonda. Il mio mantra quotidiano in questa triade che si ripete.

 

BIOGRAFIA

Roberta Benna è nata a Genova, dove vive con i suoi figli e le sue gatte. Ama il mare, la natura, camminare mefitando, lo shinrin yoku. Insieme a due amiche, una prematuramente scomparsa, e altre persone ha fondato un gruppo per amanti d'ogni forma d'arte e bellezza. È socia, inoltre, dell'associazione culturale "Il Corimbo", in Genova. È altresì autrice del libro Famelico Bacio, edizioni Libeccio - CTL Livorno edizioni.

Un occhio di riguardo alle illustrazioni di copertina, foto fatte da giovani appassionati di fotografia. Veronica Napoli e Diego Tristan Cuneo, rispettivamente per Risvegli Randagi e Famelico Bacio.

Per chi fosse interessato all'acquisto

Www.ctleditorelivorno.it/product-page/risvegli-randagi

Profilo Facebook: Roberta Benna.