RECENSIONI
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Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

 

DAI GRAFFI DEL CUORE NASCONO PAROLE

DI FRANCESCA STEFANIA RIZZO (FraSté)

GENERE: POESIA

Indiscutibilmente un’opera poetica fuori dal comune Dai graffi del cuore nascono parole (PubMe edizioni - Collana - Gli scrittori della porta accanto, anno di pubblicazione 2020, pagg. 126) dell’autrice Francesca Stefania Rizzo, in arte FraSté. Una sinestesia di parole e immagini che accompagnano il lettore attraverso 40 graffi – una fuoriuscita incontrollata di emozioni che non bada alla lingua nella quale si presenta; alcune poesie, infatti, sono scritte impulsivamente in lingua inglese – così come l’autrice ama chiamare i suoi componimenti. Ed è proprio attraversando le sue poesie che si scoprono ferite, inquietudini, dubbi del suo passato così come consapevolezza, presa d’atto, resilienza nel suo presente. Ogni narrazione poetica necessita di silenzio – di uno spazio intermedio – quel silenzio che consente a chi compone di “staccarsi” dal proprio corpo e di osservarsi dall’esterno; quasi come accade quando per un evento traumatico ci si trova tra la vita e la morte, e la parte spirituale di noi, l’anima, quella autentica, originaria, osserva quella materiale, razionale, logica quasi non riconoscendola, pur essendo sé stessa, o meglio l’altra parte di noi. Capita spesso che ci si dimentichi di quella parte vitale, spirituale, che è l’essenza stessa e la motivazione del nostro esistere, a favore delle giustificazioni: le cosiddette razionalizzazioni che, camuffando i nostri desideri e bisogni, cercano di mettere a tacere il nostro inconscio. Ma i contenuti dell’inconscio continuano ad agitarsi e a ricordarci della loro esistenza ci pensano quei graffi che, ignorati per così tanto tempo, ad un certo punto, a causa di un evento eclatante – qualcosa che spezza lo scorrere ordinario della vita – iniziano a raccontare… Ed è quello che capita alla nostra autrice quando, a causa della pandemia, si concede un periodo di profonda riflessione. La stessa autrice nella poesia Effetto quarantena – (lettera a me stessa) che funge da nota fondamentale e introduttiva – il senso da cui si dipana tutta l’opera – scrive: «È una lettera che ho scritto a me stessa nel periodo della pandemia che ha da poco colpito il nostro mondo. Un periodo di profonda riflessione, vissuto in completa solitudine, che mi ha regalato l’occasione di guardarmi dentro e di capire che, in fondo, mi ero solo disabituata a vedermi e sentirmi, ma che non ero mai andata via». «È assurdo vero, che per lasciarti andare / Ci sia voluta, addirittura, una pandemia mondiale!? /… / Mi avevi costruito una gabbia di cristallo / Sorvegliata a vista perché non cadessi in fallo / E mi cantavi ogni sera la stessa canzone / Per convincermi che l’amore è solo una maledizione / Mi hai quasi impedito di amare anche me stessa / Rimandavi in bianco e nero la mia immagine riflessa / Dicevi che se avessi rinunciato alle emozioni / Mi sarei liberata da dolori e frustrazioni.» È la parte pulsante, il cuore, l’anima a parlarle e quasi a rimproverarla. Il riemergere di questa parte pulsante, finalmente, consente all’autrice di portare fuori dai suoi graffi dolori, delusioni, speranze che se non ascoltati e meditati avrebbero, come ben spiegato con il termine usato dalla stessa autrice, intossicato il suo essere. La Rizzo fa così parlare, attraverso i suoi graffi, il non progetto, così come definisce quest’opera poetica in contrapposizione agli usuali progetti che richiedono invece un iter da seguire per essere realizzati. Un non progetto nato “inconsapevolmente” come necessità dell’anima, identificata dall’autrice col cuore – rappresentato nei suoi curiosi disegni che precedono ogni componimento –, cuore che è il leitmotiv di tutta la silloge. A parte trattare significative tematiche delle realtà che hanno caratterizzato il vivere dell’autrice, così come quelle relative alle problematiche sociali, questa silloge che ha permesso alla scrittrice di liberarsi da pesanti fardelli scrivendo di essi attraverso i suoi graffi, non è solo funzionale al suo equilibrio interiore, al recupero di quella parte indispensabile, umana, senza la quale è impossibile vivere, ma vuole essere, inoltre, un invito per tutti coloro che la leggono a lasciare che anche i loro graffi si aprano, liberando la sofferenza per assaporare l’autentica libertà del cuore: il senso dell’esistere. In particolare, è una silloge declinata al femminile, tanto che l’autrice empaticamente si sente tutte le donne con le loro emozioni, delusioni, entusiasmi, pene, errori, sogni, amori e speranze come scrive nel componimento Empatia. È un non progetto che diviene progetto nell’alterità, nel momento in cui leggendo dei graffi dell’autrice riconosciamo nei suoi i nostri. È un donarsi, quindi, donando il suo vissuto, le sue esperienze affinché si possa farne tesoro nel momento in cui, assaliti dallo smarrimento – come è capitato alla stessa autrice – si avverte il bisogno e il desiderio di ritrovarsi. Solo mettendo sul piatto i propri timori, le proprie fragilità e sofferenze, sembra voler comunicare l’autrice, è possibile affrontarli e uscirne liberati e con una maggiore solidità interiore. Ognuno di noi, in fondo, è “quell’isola che non c’è” dove è possibile riconoscerci e sentirsi a casa… Le corazze, le armature sono sì funzionali nel preservarci da eventuali dolori, ma attenzione affinché abbiano una “via di fuga” dove il cuore possa sempre essere libero di volare e promanare amore: «Poi arriva il destino vestito d’amore / Ti invita a cena, ti dice porta il cuore! / Ti fa sentire fata e ti incorona regina / Ti abbraccia di parole, ti culla con canzoni / Ti mette spalle al muro come in una rapina / Ti accorgi che il tuo cuore non aveva serratura / Che quando è il tuo momento, fuggire non ha senso / Ti eri solo costruita una gabbia di paura / Ti ricordi che sei ancora quel fiume di tenerezza / Che credi nelle fiabe, come da bambina / Che quello che ti manca è la magia di una carezza / E ti sorprendi a sorridere di questa tua paura / Perché sai che vincerà la tua sete di avventura! / Capisci che in fondo non sei mai andata via / Hai solo indossato distacco e ipocrisia / Volevi solo tempo per pensare un po’ a te / Ma poi ritorni a casa, nel tuo mondo speciale / Perché da sempre e per sempre Tu sei l’isola che non c’è!» (dalla poesia Se sei l’isola che non c’è). Una silloge che ha tutto il “sapore” di un risveglio dal torpore, di una nuova primavera, di una seconda possibilità che l’autrice concede al cuore che di delusioni e sofferenze continuerà, di sicuro, a fare esperienza, e delle quali attraverso i graffi ne potrà narrare, cuore che mai, fortunatamente, smetterà di battere e di meravigliarsi della vita. Un progetto in cui parole in rima e immagini si uniscono in un tutto armonico dove una sognatrice, la nostra poetessa, ora sorride e abbraccia la sua anima gemella.                                                                                                                                    Francesca Autieri

INERVISTA a FraSté (Francesca Stefania Rizzo)

sulla silloge poetica illustrata DAI GRAFFI DEL CUORE NASCONO PAROLE 

Come nasce l’idea di questo libro?

L’idea di trasformare in un progetto queste poesie scritte negli anni è nata durante il primo lockdown. In quel periodo particolare, avendolo vissuto in assoluta solitudine, le emozioni mi hanno letteralmente travolta e si sono riaperti un sacco di graffi sia vecchi che nuovi e l’esigenza di liberarli è diventata incontenibile. Ho scritto metà delle poesie in quei due mesi, poi di conseguenza mi è venuta voglia di riguardare e sistemare quelle più vecchie conservate in un cassetto. Parlando con alcune amiche, che da subito mi hanno appoggiata in questo progetto, sono stata esortata a ritrovare tempo anche per il disegno che avevo abbandonato da qualche anno. Sempre d’istinto è nata quindi l’idea di provare a raccontare quelle emozioni creando delle immagini che sapessero enfatizzare le parole. Avuta di getto la visione per il primo disegno, come per magia, si sono concretizzati anche tutti gli altri. La scintilla credo di poter dire si sia accesa dentro di me quando ho capito di dovermi prendere per mano perché ero sola, lontana dal resto del mondo. Liberare le mie emozioni ha consentito loro di abbracciarmi e di farmi compagnia.

Cosa significa scrivere poesie per FraSté (Francesca Sfefania Rizzo)?

Personalmente lo considero il solo modo che mi consente di conoscermi davvero, perché solo quando rileggo quello che mi arriva da dentro, riesco a vedere chi sono, come sono e a che punto sono in quel momento. È un po’ come raccontarsi a qualcuno. Nel momento in cui le parole escono e danno forma ad un pensiero, le ascolti anche tu per la prima volta e riesci a vedere finalmente quello che, se fosse rimasto dentro di te, non avresti mai potuto scoprire. Io sono il mio libro, e lo dico sorridendo perché mi fa tenerezza. C’è un pezzetto di me in ogni parola e in ogni tratto grafico, è assolutamente la pura astrazione della mia essenza più profonda. Col mio progetto ho voluto condividere quello che sono e il mio sentire, ma soprattutto quello che ha dato a me scriverlo e disegnarlo e poi leggerlo e guardarlo… consapevolezza! Rileggendo quello che è scaturito dai miei graffi mi sono sentita più leggera e più libera, ho avuto l’impressione di aver imparato a guardare me stessa con rinnovato affetto e con nuovi occhi, ho ritrovato in me stessa quello che per anni ho provato a cercare invano in quello che mi circondava. Questa sensazione mi ha regalato una tale serenità che ho sentito il desiderio fortissimo di provare a condividere il mio lavoro nella speranza che anche chi mi avesse letta avrebbe potuto provare lo stesso… un semplice gesto per abbracciare chi, come me, si è perso e ha voglia di ritrovarsi e di imparare a vedersi con nuovi occhi.

Quanto e in che modo la condivisione delle proprie esperienze può essere d’aiuto al prossimo?

Le mie poesie e i miei disegni parlano di emozioni forti, di delusioni, di dolore, di resilienza, di speranza, di voglia di rinascere e, sempre e soprattutto, in ogni pagina trasuda costantemente il desiderio forte di ritrovarsi e di riprendersi per mano, quell’esigenza irrinunciabile di vivere e di non lasciarsi vivere. Queste parole sono state la mia personale terapia di rinascita, ho scoperto che, solo aprendo quei graffi più o meno profondi che mi segnavano, sarei riuscita a disintossicarmi e avrei ricominciato a vedermi e a trovare in me stessa quello che avevo sempre cercato altrove. Ad ogni poesia ho deciso di legare un disegno che la sappia rafforzare e raccontare in modo ancora più intenso, mi piace pensare che le due forme espressive insieme sappiano scuotere chi leggerà. Il progetto è nato durante il lockdown, la voglia di condividerlo è emersa proprio dall’esigenza di riuscire in qualche modo ad abbracciare, anche se solo virtualmente, quel mondo che non mi era più consentito nemmeno di sfiorare. Mi piacerebbe i lettori sentissero il mio abbraccio e la mia voglia di condivisione, mi piacerebbe con le mie parole saper spezzare quella chiusura interiore che spesso ci fa sentire soli e incompresi anche in mezzo alla folla. Quello che spero di cuore è che chi mi leggerà possa trovare un pezzetto di sé nel mio libro, che le mie emozioni gli sappiano regalare la forza e il coraggio di aprire quei graffi che intossicano ognuno di noi, fino a quando non decidiamo di liberare le sensazioni che imprigionano. Ho deciso di mettermi a nudo superando pudori e imbarazzo, di espormi in prima linea per dare l’esempio, sperando che anche chi avrà voglia di fare con me questo viaggio interiore troverà il desiderio e il coraggio di provare a liberare i propri graffi. Auguro a chiunque, come è successo a me, di ritrovarsi, riprendersi per mano e capire che… quello che spesso continuiamo a cercare altrove o in chi incontriamo, quello di cui davvero abbiamo bisogno, è solo e solamente dentro di noi.

A proposito del suo libro...

Tutti i graffi che collezioniamo nel corso delle nostre vite, le condizionano inevitabilmente… spesso basta guardarli per essere suggestionati dal ricordo di ciò che li ha causati che, di conseguenza, ci porta ad alzare muri e barriere. Questo potrebbe sembrare un bene, se lo vogliamo leggere come un sistema di difesa ma, e sottolineo ma, davvero vogliamo vivere le nostre vite evitando quello che ci fa paura e che ci ha feriti? Davvero vogliamo convincerci che situazioni e persone che ci riportano a ricordi passati saranno altrettanto negativi senza nemmeno dargli una possibilità? Certo, magari anche peggio! Ma io non amo il condizionale, proprio per niente! Non amo vivere di rimpianti e subordinata ad ipotesi e supposizioni, soprattutto non voglio vivere fuggendo e nascondendomi; la vita va cavalcata e sperimentata con tutti i rischi che comporta, se si ambisce ad avere un bagaglio che straripi di esperienze e di ricordi. Mi pare lampante, pertanto, che dal mio punto di vista i graffi aiutino a crescere e ci insegnino a vivere e a strutturarci, ovviamente se, oltre a riuscire a collezionarli, impariamo anche a guardarli, ad affrontarli e lasciamo che si aprano per liberarci dalle sofferenze e dalle suggestioni che racchiudono. Vi lascio con una mia piccola considerazione: CHI NON HA GRAFFI SUL CUORE, NON HA VISSUTO E NON HA AMATO!

 

BIOGRAFIA 

Prima di essere ‘autore’ sono sicuramente una persona e una donna, ed è proprio questo vorrei emergesse da quello che scrivo… che sono la ‘scrittrice della porta accanto’, semplicemente una di voi che ha deciso di condividere le proprie emozioni. Mi chiamo Francesca Stefania e dai miei due nomi nasce la scelta del mio pseudonimo FraSté, perché da sempre io sono entrambe le persone e i miei due nomi vengono usati con la stessa frequenza, per fortuna senza conseguenze di sdoppiamento di personalità! Sono nata a Milano da genitori calabresi e mi sento assolutamente legata alla mia città di nascita come alle mie origini, credo di essere un bel mix di emancipazione e tradizione. Sono architetto per passione, fin da piccola giocavo con i Lego e adoravo disegnare, immaginare, progettare! Purtroppo la parte creativa nel nostro paese è nettamente castrata dalla preponderanza dell’aspetto burocratico, e questo limita spesso le mie possibilità di espressione, che cerco di soddisfare attraverso le altre mie passioni. Sono sempre stata molto curiosa, intraprendente e iperattiva e ho cercato e provato in ogni modo a conquistare sempre e comunque la mia indipendenza. La libertà credo sia il dono più bello in assoluto, quella di sapersi esprimere e di riuscire a trasmettere qualcosa, un regalo speciale per pochi che deve essere assolutamente sfruttato. Come la lettura, la passione per il disegno e l’arte in generale, anche la scelta di studiare lingue assolutamente è legata alla mia predisposizione per la conoscenza e al desiderio di poter toccare e vivere realtà sempre nuove. Mi definisco VISIONARIA, EMPATICA e TRASPARENTE, questi tre semplici aggettivi credo mi raccontino a tutto tondo. Visionaria perché da sempre sognatrice e dotata di grande immaginazione. ‘Viaggiare’ in tutte le sue accezioni è il mio verbo preferito; credo gli orizzonti vadano sempre esplorati e, quando è possibile, oltrepassati. Empatica perché ho un fortissimo sentire verso tutto e tutti, una gran fortuna in molti casi, una bella fregatura in tanti altri. E che dire della mia trasparenza? Mi hanno sempre definita senza filtri asserendo che potrei infilarmi completamente nella ‘Bocca della verità’ senza che questa faccia una sola piega. Credo di essere l’amica e la compagna ideale per chi apprezza la sincerità e la schiettezza senza sconti, ma allo stesso tempo la nemica scomoda e irritante per chi la verità la rifugge a tutti i costi. Se pregio o difetto, a voi la scelta!

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Riferimenti del libro

Titolo: Dai graffi del cuore nascono parole Autrice: fraStè,  Francesca Stefania Rizzo

Casa Editrice: PubMe

collana: Gli scrittori della porta accanto

codice isbn 978 88 33 66 66 86

Poesie riportate nella recensione con l'autorizzazione dell'autrice e della Casa Editrice

«È una lettera che ho scritto a me stessa nel periodo della pandemia che ha da poco colpito il nostro mondo. Un periodo di profonda riflessione, vissuto in completa solitudine, che mi ha regalato l’occasione di guardarmi dentro e di capire che, in fondo, mi ero solo disabituata a vedermi e sentirmi, ma che non ero mai andata via». «È assurdo vero, che per lasciarti andare / Ci sia voluta, addirittura, una pandemia mondiale!? /… / Mi avevi costruito una gabbia di cristallo / Sorvegliata a vista perché non cadessi in fallo / E mi cantavi ogni sera la stessa canzone / Per convincermi che l’amore è solo una maledizione / Mi hai quasi impedito di amare anche me stessa / Rimandavi in bianco e nero la mia immagine riflessa / Dicevi che se avessi rinunciato alle emozioni / Mi sarei liberata da dolori e frustrazioni.» (Dalla poesia Effetto quarantena – (lettera a me stessa)

«Poi arriva il destino vestito d’amore / Ti invita a cena, ti dice porta il cuore! / Ti fa sentire fata e ti incorona regina / Ti abbraccia di parole, ti culla con canzoni / Ti mette spalle al muro come in una rapina / Ti accorgi che il tuo cuore non aveva serratura / Che quando è il tuo momento, fuggire non ha senso / Ti eri solo costruita una gabbia di paura / Ti ricordi che sei ancora quel fiume di tenerezza / Che credi nelle fiabe, come da bambina / Che quello che ti manca è la magia di una carezza / E ti sorprendi a sorridere di questa tua paura / Perché sai che vincerà la tua sete di avventura! / Capisci che in fondo non sei mai andata via / Hai solo indossato distacco e ipocrisia / Volevi solo tempo per pensare un po’ a te / Ma poi ritorni a casa, nel tuo mondo speciale / Perché da sempre e per sempre Tu sei l’isola che non c’è!» (dalla poesia Se sei l’isola che non c’è).