RECENSIONI

Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

L’UNIVERSO POETICO E FIABESCO DEL  “GERUSALEMME” DI SUDHAKAR GAIDHANI: UN VOLO FRA I  VERSI ‘GENTILI’

Dipinto di Silvana Cosentino

Sudhakar Gaidhani è un famoso poeta nato a Khapa (India), autore del poema epico marathi Mahavaakya (The Jumbo Enterance).

Il GERUSALEMME è un estratto del lunghissimo poema (IV canto del Mahavaaky).

La poesia di Sudhakar Gaidhani ha avuto sin dai suoi esordi un grande successo. I suoi versi sono stati ‘disegnati’ sui muri dei villaggi, stampati su biglietti di invito, citati nelle aule universitarie e lodati in quanto contenenti la ‘saggezza dei secoli’. L’UNESCO ha preso in grande considerazione il racconto dell'angelo, il Devdoot (I canto del Mahavaakya), inserendone la traduzione in lingua inglese nell'indice mondiale.

Ho avuto il piacere di tradurre in italiano un estratto del lungo poema di questo stimatissimo poeta, e quindi di comprendere la grandezza della sua meravigliosa poesia. L’umiltà con cui svolge temi di estrema importanza, come la tolleranza religiosa, la condanna della violenza, l’amore per ogni forma di vita, l’invito a vivere basandosi sull’osservazione della natura, per esempio ‘comportandosi come un fiore’.

Quest’opera, per quanto mi riguarda, è importante per comprendere i temi e gli obiettivi che vengono presi in considerazione da ogni poeta, primo fra tutti la realizzazione di una pace universale, come anche la salvaguardia del nostro pianeta. Condivido pienamente i messaggi di tolleranza, di perdono e di rispetto verso tutto e tutti, che s’intravedono fra le righe di questo canto, e ribadisco la necessità di un confronto continuo fra gli scrittori appartenenti ai vari paesi del mondo per arricchire reciprocamente la nostra conoscenza.

GERUSALEMME di Sudhakar Gaidhani

Traduzione di Enza Salpietro

Introduzione

Devdoot, l’angelo dalle sembianze di un uccello, viaggiatore del Cosmo, era presente quando Gesù Cristo visse, predicò, fu crocifisso e risorse. Questo è un dialogo tra Devdoot e Cristo, in cui l’Angelo-uccello narra il momento della sua morte ai vari uccelli riuniti intorno a lui.

Devdoot racconta: “L'ultima volta che vidi Gerusalemme (Mahavaakya Canto IV) il Signore Gesù era dietro le sacre mura della città. Ebbene, ascoltando le mie ciarle infantili egli sorrise fra sé e sé. Con le mani giunte e a capo chino io gli dissi”:

«Signore, sono perplesso nel vederti qui, dietro queste mura, potresti spiegarmi perché? Perché è passato molto tempo dalla realizzazione dello stupido piano di Pilato di condannare a morte l’amato figlio di Dio. Signore, posso dirti una cosa? Le pietre che non sono state lanciate al tuo comando sono sempre state ben ‘altre’. A tal proposito si è sempre insistito sul tocco di una persona senza peccato».

Il Signore rispose: «O agnello, prima che le tigri delle caverne oscure passino all'attacco, vai sulla spiaggia romana e goditi il sole. E prima del tramonto entra nell’impero della luce, quando ti va. Se incontrerai i miei carnefici lungo la strada, abbi pietà di loro.

Piccolo, un albero non conta le ferite su di esso. Stende la sua ombra sull’ascia che lo colpisce. A chi non gli ha mai dato acqua dona un po’ di riparo, senza rancore. Piccolo, non c’è atto d’amore più grande del perdono. Né atto di misericordia più grande della non violenza. Possano tutti i peccati essere lavati con le preghiere compassionevoli di un cuore senza macchia. Possano tutti essere felicemente purificati dal rimorso. Ascolta, pentimento significa lacrime del cuore. Chi le versa non deve essere dimenticato».

Devdoot dice: «Signore, se iniziassimo ad accarezzare non più cani e gatti, ma tigri e leoni, ci sarebbe allora la scomparsa definitiva del peccato e della violenza?

Signore, vivi una vita senza sosta. Per questo mondo, pieno di ostacoli e in decadenza, sei una luce benedetta.

Signore, non ho bisogno di cammelli per fare un viaggio più agevole. A parte il tuo sentiero, pieno di compassione, non desidero altro, per quanto mi riguarda.

Signore, anche quelli che hanno assistito all’evento eccezionale dell’est cavalcavano cammelli. Ma le loro menti erano aperte, per grazia tua, alla verità cristiana. Loro e la Cometa erano molto lontani ma furono comunque dei veri testimoni della Nascita di Gesù.

Signore, se gli umani fossero stati programmati come i camaleonti, per cambiare i loro colori, non ci sarebbero conflitti tra i fratelli bianchi e i fratelli neri.

Non ci sarebbe stata l’esigenza di inondare il sacro Tamigi con il sangue degli uomini dalla pelle scura. Non sarebbe esistito l’orgoglio del colore sulla terra».

“Lode al Padre celeste per la sua arte creativa: le pelli bianche e quelle nere hanno lo stesso identico cuore”.

«Signore, se, come le nuvole nere che annunciano la pioggia, avessi la pelle scura, la regina madre mi accarezzerebbe? Mi accoglierebbe?

Signore, ieri ho visto i nidi impavidi degli uccelli ignoranti che ti hanno crocifisso, ho visto che erano liberi di volare: fiumi di lacrime scorgavano dai miei occhi».

“Così, Dio è tuo e tuo è il paradiso”.

“Prendendo in considerazione le vie del cattolicesimo, possiamo intravedere la gloria di Madre Teresa negli occhi del Papa”.

Un giorno un bruco incontra un cammello:

«O gentile signore della sabbia, fammi salire sulla tua schiena. Devo andare nel boschetto di cocco laggiù, aiutami a raggiungerlo. Lì mi attende il mio amico, un vecchio cavallo abbandonato al sole.

O Re dei cammelli, anche loro si stancano, anche chi cavalca la schiena di un cammello si stanca. Perciò ho voluto solo questo: due mani e due gambe per poter camminare. Come si suol dire: ‘ciò che trovi subito è definito sacro’. Ecco perché i tuoi cavalieri ti considerano un amico».

«O bruco, o re dei fiori, la mia schiena serve ai mercanti diretti verso Est, il mio collo è guidato dalle loro redini. Di conseguenza, se desideri viaggiare, troverai posto solo sulla mia coda. Ti va l’idea? Dimmi, presto, non c'è tempo da perdere».

«O signore del deserto, sono un semplice insetto senza valore, ma vincolato a vivere la mia vita e mi sembra di essere già stanco. Più tardi, naturalmente quando i tempi saranno maturi, potrei essere liquidato».

«Ehi, non hai ancora vissuto in un bozzolo, non sei stato in isolamento, quindi perché tutta questa fretta di raggiungere una liberazione nirvanica?».

«Signore, questa non è più vita, né morte per me. Ci sono moltissime creature fragili che subiscono tante di quelle torture da farmi desiderare di cancellare tutto dalla mia memoria».

«Amico, non c'è modo di sfuggire alla trasformazione. Che tipo di discepoli di Dio sono le pietre che temono il colpo? Piccolo, prima che le formiche e gli scarafaggi ti circondino, in fila, ben organizzati, in questo deserto selvaggio, nasconditi nella mia coda. Non appena ti trasformi in una farfalla, entra nell’universo dei fiori stellati a sette colori e... vola, vola, vola».

«O gentile, gentile signore del deserto, sono in debito con te. Hai accettato di farmi proseguire, anche nella mia prossima nascita questo è un debito che non sarò in grado di saldare. Per il bene della tua schiena gentile, tollerante come una donna, farò un equipaggiamento con ali e petali».

«La sabbia sotto i miei piedi è ardente. Una decorazione vistosa sulla mia schiena sembrerà indiscreta. Risparmia le ali, risparmia i petali e dimentica questa strana idea, amico mio.

 

Andiamo, salta su, perché prima del tramonto della luna devo portarti dall’altra parte. Dobbiamo lasciare questo posto. Devo attraversare il deserto egiziano velocemente come fa la luna e deporre il mio fardello alla Mecca. Non appena sento la chiamata del muezzino - e il giorno sarà un dono del signore misericordioso e benevolo - devo pregare Allah per la gioia di tutti». “Se viaggi all’alba la mente è lucida. Le ore dell’alba sono sante e benedette. Il pensiero è limpido e sereno. Gli uccellini cantano, soffia una nuova brezza e l’aria è fresca. Il sole e la luna si vedono contemporaneamente. Quante volte mi sono fermato e ho visto questa scena indescrivibile!” «Vieni! Affrettati! Gli attimi scorrono lungo il fiume del tempo. Per quanto si possa pregare, nessun momento rimane per sempre». «Oh santo cammello, sono stato avvistato dall’alto da un volatile affamato. Ha i piccoli da sfamare. I suoi occhi penetranti lasciano intravedere il morso della fame. Per oggi lascia che io sia il foraggio dei suoi piccoli, che si stanno lamentando. Mi considererò benedetto se mi sarà data una tale morte». «Noi cammelli difendiamo un profugo fino all’ultimo respiro. E non esiste nulla di più empio del desiderio di intraprendere una morte innaturale». “Questo piccolino è già disperato! Mio, mio! Come farà mai a diventare una farfalla?” «Guarda! La tua ombra sta giocando con la tua figura, si muove con te e si ferma con te. Le sagome delle nuvole corrono con te, mentre la tua ombra si nasconde dietro uno specchio. Ha gli stessi sogni della luna, che alla luce del giorno sono già sfumati».

“Solo gli oggetti possiedono le ombre e non il loro riflesso. I pianeti creano delle ombre, il sole no, perché è puntinato. Anche le ombre hanno il loro mondo e il loro carattere. Le ombre si muovono, parlano, sbocciano, si contraggono e si dilatano. Persino le figure più piccole proteggono le loro ombre: si nascondono quando arriva un piccolo delinquente. Da chi sei accompagnato nel tuo destino? Tranne la tua ombra, nessun’altro è nella tomba”. “All’ombra dell'infinito mi sono riposato per un po’. / Al ‘sole-luna’ le ombre hanno offerto la mia vita”. «Non misurare la distanza tra la vita e la morte / con la lunghezza della tua ombra, alta o bassa che sia. / Non condividere mai l’ombra di nessuno. / Guarda! Nel cielo le sagome delle ombre giocano con le stelle e con i loro raggi. / Guarda come anche la luna gioca a nascondino! / Abbiamo raggiunto la Tua oasi. / Ripaga completamente il tuo debito con me, /se proprio lo desideri, in questo modo: / ovunque tu sia nato comportati come un fiore. / Vivi una vita soddisfacente: un minuto o un’ora».

Sudhakar Gaidhani.