RECENSIONI
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Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

HAIKU E ALCHIMIA

di RITA CERIMELE

GENERE: SAGGIO

RECENSIONE

Di poesia non se ne parla mai abbastanza, o meglio non se ne parla mai a dovere. Eppure non sarebbe possibile immaginare un mondo senza poesia. Per quanto il concetto di poesia sia “mutato” e si sia dilatato nel corso del tempo, anche e soprattutto in seguito alla diatriba tra i sostenitori del verso libero e coloro che invece aderiscono all’idea di poesia classica con le sue regole e la sua metrica, essa rimane pur sempre una manifestazione impulsiva dell’anima. «Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino. Noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento. Ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita» (Robin Williams nel film L’attimo fuggente). La poesia è quel bisogno dell’animo umano che aiuta a vivere meglio chi la produce, grazie alla sua funzione catartica, e chi ne usufruisce per il suo potere coinvolgente e partecipativo. Se scrivere poesie può, soprattutto per alcuni, essere un’esigenza, interessante risulta comprenderne anche le origini, le influenze, la contaminazione tra le varie culture, conoscere i grandi nomi che hanno dato il loro contributo e tutto ciò che ruota attorno al mondo dei versi; e a questo ci ha pensato l’autrice Rita Cerimele con il suo prezioso saggio Haiku e alchimia (Casa editrice Il falò, anno di pubblicazione 2020, pagg. 246), in cui ci guida nell’affascinante viaggio non della poesia in genere, ma, appunto, di quegli interessanti componimenti giapponesi brevi, essenziali, capaci di raccontare moltissimo con pochissimi versi, chiamati haiku. L’autrice ripercorre la storia di tale forma poetica dalle origini ai giorni nostri, tra Oriente e Occidente. Dell’haiku, caratterizzato dai classici tre versi di diciassette sillabe, propone una “rilettura” o un “disvelamento/indagine” in grado di vestire la poesia con un abito nuovo e in continuo divenire. Caratteristiche fondamentali degli haiku sono la semplicità – da non confondere con l’approssimazione – e l’introspezione. Ma cosa s’intende propriamente con la parola semplicità? Ciò che è diretto, schietto, immediato, naturale… E infatti gli haiku sono componimenti che arrivano in modo istantaneo; potremmo, a ragione, paragonarli a degli scatti fotografici. Così come il fotografo cattura con un semplice click quanti più particolari possibili, allo stesso modo l’haijin, lo scrittore di haiku, desidera, tramite quei tre versi, trasmettere il tutto di quel determinato frangente illuminativo. Tuttavia, la naturalezza non deve far pensare che tutti siano in grado di comporli, in quando dietro la loro semplicità gli haiku hanno una forma raffinata e contenuti profondi espressi attraverso un linguaggio sensoriale. L’aspetto introspettivo è invece figlio di quella capacità di fusione, potremmo dire senza esagerare compenetrazione, del poeta con la natura e tutto il creato, sì da trasformare lo stesso poeta. L’haijin è quindi simile all’alchimista – di qui la ragione del titolo del saggio – che ambisce a trasformare sé stesso con pozioni nel suo laboratorio, mentre la trasformazione dello scrittore di haiku avviene con la sua unione alla natura, unione possibile con l’annientamento del suo ego. La trasformazione è sempre conseguenza di quell’ascolto profondo, di quel sentire vivo che è alla base della produzione poetica. Chi riesce ad immergersi in questo sentire facendone esperienza diretta riuscirà a fissarlo sulla carta. È sostanzialmente un viaggio di purificazione che dall’ego conduce al sé autentico. In un mondo in cui si sono persi il senso della quiete, l’importanza del silenzio e della riflessione, la scrittura degli haiku consente di ricreare e ritrovare quell’armonia che è la condizione sine qua non per “sentirsi universo” avvertendone i fremiti e i palpiti. La poesia in tal senso diviene metafora del vissuto esistenziale e “movimento” di elevazione spirituale. Proprio come lo zen, che è stato di “perfetta equanimità e consapevolezza” o se vogliamo quella forma mentale o stato dello spirito, ha lo scopo di fornirci una via che ci porti al nostro vero io, al presente, al “qui ed ora”, allo stesso modo gli haiku consentono quel viaggio introspettivo alla conquista della vera essenza. Poiché l’obiettivo degli haiku non è quello di descrivere bensì quello di cristallizzare un istante, è chiaro che per comporli è necessaria molta pratica: per cristallizzare in versi un ruscello bisogna sentirsi ruscello. Anche se – come scrive l’autrice – gli haiku hanno regole di composizione precise, essi divengono col tempo per chi li compone istintivi, immediati, come l’atto del camminare o del respirare. Ecco, forse il respiro dà l’idea di quel senso della vita che il tutto racconta… Nell’atto del respiro sono racchiusi tutta la magia e il mistero dell’esserci, del sentirsi parte di un tutto senza alcun punto di rottura con il resto del creato, ma come continuità, prolungamento… E proprio dei respiri sono gli haiku che la stessa autrice compone e riporta nella sezione Momenti di versi del suo saggio Haiku e alchimia: «Cammino e intorno / tutto vive e palpita — In un respiro». Un saggio ricco di storia e innovazione quello che la Cerimele ci propone, e che chi ha a cuore l’arte poetica e in particolar modo gli haiku troverà di certo completo e interessante. Arriva al lettore, forte, un messaggio: siamo molto di più di ciò che pensiamo… Siamo ciò che abbiamo dimenticato di essere. 

Alessandra Ferraro 

INTERVISTA

Come nasce l'idea di questo saggio?

Dall'amore per la poesia in generale e in modo particolare per la poesia haiku. Dallo stimolo di collegare le due forme poetiche occidentali e orientali con il mio modo di scrivere in versi per dare al lettore una poesia frutto di una creazione artistica che raggiunge vette tanto sublimi quanto riesce a trasfigurare il dolore, la sofferenza e le tragedie della vita in bellezza estetica e etica.

Cosa hanno in più gli haiku rispetto alle "normali" poesie?

Parafrasando una canzone dei Matia Bazar, “C'è tutto un mondo intorno” alla poesia haiku, breve, intensa. È uno scrivere per immagini che celebra l'immanenza, l'incompiuto. Lascia nell'animo il non detto e ci precipita dentro le cose, anche quelle più insignificanti. Si impara a diventare parte incommensurabile della natura. Lo haiku è un modo di vivere. La nostra poesia tradizionale era un camminare nel mondo in punta di piedi con occhi grandi, basti pensare a Dante, D'Annunzio, Ungaretti. Con la poesia moderna ci si concentra talvolta a calcare i versi con discorsi prosaici. La poesia odierna appare simile a una prosa, sfugge la grande bellezza della struttura classica, fatta eccezione per quei poeti che, come disse il Manzoni: “Poeta... vuol dire un cervello... un po’ balzano, che, ne’ discorsi e ne’ fatti, abbia più dell'arguto e del singolare che del ragionevole”.

Haiku e fusione o immersione nella natura. Il suo pensiero a riguardo.

Lo haiku è parte integrante del mondo naturale, infatti, per scriverlo si inserisce il kigo che è un riferimento implicito o esplicito a un aspetto tipicamente stagionale rivelato o solo accennato. Lo haijin è lo scrittore di haiku, immaginiamolo come un viandante che lungo il percorso viene catturato dalle sensazioni trasmesse dal paesaggio. Le sensazioni e le emozioni sono tante, ma una in particolare diventa il suo haiku, una in particolare rappresenta quell'unico irripetibile istante che ha catturato l'attenzione del poeta. Quindi, a mio parere c'è sia immersione, sia fusione, con quel mondo naturale che può essere la nostra natura di individui, la natura animale, minerale, vegetale, e tutti quegli aspetti meravigliosi e crudeli con cui si impara a convivere. Siamo la stessa cosa, tutto è collegato.

Cosa ha rappresentato per Rita Cerimele scrivere questo saggio?

Una scuola di vita. Grazie alla lettura di libri sull'argomento tradotti in italiano, per citarne uno: “Il Grande Libro Degli Haiku” a cura di Irene Starace. Libri sulla letteratura giapponese, romanzi di autori giapponesi, utili per comprenderne la cultura, la storia e le origini del popolo. È stata una piacevole immersione in un mondo altro fatto di silenzio, lontana dal chiacchiericcio occidentale. Scrivere “Haiku e Alchimia” è stato un mirare all'essenziale e ha rappresentato un cambiamento per me. Spero possa fare altrettanto per i lettori.

Haiku: filosofia o modo d'essere?

L'amore per la sapienza, per la filosofia in realtà, rappresenta già un modo di essere. Con una, ci si pone domande e riflessioni sul mondo e sull'uomo, si indaga sul senso dell'essere e dell'esistenza umana, si tenta di definire la natura e ci si occupa dei limiti e delle possibilità della conoscenza. Con l'altro, col modo di essere, si esprime la maniera di pensare, di comportarsi, di affrontare le situazioni e simili che ci caratterizzano. I tipi umani sono rappresentabili dal loro temperamento, predisposizione, indole. Ognuna di esse contribuisce a determinarne l’approccio verso la vita e a comporne la struttura. È tutto collegato.

Haiku e spiritualità.

Comporre haiku, secondo lo spirito Zen, è un'esperienza spirituale non solo estetica. L’essere si realizza pienamente nel momento in cui diviene tutt’uno con l’universo senza separazione tra io e non io. Occorre annullare il pensiero logico: uno haiku è profondo quanto più penetra in tale processo. Lo haiku fuori da ogni logica diventa meditazione, arriva alla verità essenziale. Il concetto di materiale e spirituale scompare a trasmutazione avvenuta. Si diventa parte della stessa energia che è alla base dell’universo a cui partecipano i tre regni presenti in natura in gradi diversi di energia e consapevolezza. Si è lungo una Via di pratica senza fine e senza meta con un obiettivo preciso: il risveglio alla verità della vacuità dei fenomeni.

A proposito del suo saggio...

"Haiku e Alchimia" ripercorre a 360° la storia di una forma poetica ancestrale, dalle origini ai giorni nostri, tra Oriente e Occidente. In maniera sintetica spiega l'origine storica della poesia giapponese nelle varie epoche con le diverse forme di linguaggio utilizzate. Cita i grandi maestri come Matsuo Bashō, Yosa Buson, Kobayashi Issa. In Occidente la strada dello Haiku è percorsa da inaspettati autori: si passa da D'Annunzio, Saba, Ungaretti, a Kerouac, Rilke, fino a Stephen King. Dello haiku, strutturato in 3 versi di 17 sillabe così ripartite 5/7/5, propone una visione oltre lo Zen, oltre le apparenze e la realtà circostante per restituire della poesia un'immagine nuova e contemporanea in piena trasformazione. La libertà intima delle liriche e delle pitture è la Via più vera per ritrovare ciò che unisce gli uomini e li fa sentire, anche nei momenti più oscuri della storia, partecipi della stessa magia e dello stesso mistero. La Via dello Zen è una via diretta, concreta. Riporta alla realtà del qui e ora. A immergersi nella vita attimo dopo attimo, per cogliere la Verità Assoluta per viverla liberamente e creativamente. L'insegnamento Zen è un andare al di là delle parole. Questo saggio, scorrevole e leggero nel pieno spirito dello haiku, è corredato da alcuni versi dell'autrice, gemme preziose che si incastonano perfettamente in questo piccolo gioiello della saggistica contemporanea.

Ha in cantiere qualche altro lavoro similare?

Scrivere “Haiku e Alchimia” è stato un percorso di vita, perciò continuare a scrivere haiku consente di restare su questa Via e fa sì, che in cantiere possano esserci altri testi in via di preparazione e sviluppo. Quando uno haiku entra nella nostra vita, la nostra vita diventa haiku. 

I link del libro:

https://ilfaloeditore.com/haiku-e-alchimia/

https://www.amazon.it/Haiku-alchimia-Rita-Cerimele/dp/8894491382

Pagina Istagram dell'autrice:

https://www.instagram.com/ritacerimele/channel/

BIOGRAFIA 

Sposata, con due figli, Rita Cerimele vive e lavora a Torino. Scrive racconti in prosa, poesie ispirate a Madre Natura, haiku classici, dove la ciclica danza della vita si alterna tra elementi e stagioni. Ha pubblicato: Lascia che il Tempo Corra, ed. Mondi Velati, Torino 2014. Per i tipi di Etica, Torino 2016: La bambina con la valigia rossa, Abbiamo tanto da dire, Haiku. Autore in Streghe d‘Italia reali o presunte, Fefè Editore, Roma 2017, IV Volume. Autore nella collana poetica Ispirazioni, ed. Pagine, Roma 2017. Autore nel romanzo corale Il Firmamento in un fazzoletto, Collana Stigma, ed. CET, Torino 2018, e per il volume I Tesori dell‘Altosannio - Una terra mangiata senza pane, ed. Tracce, Pescara 2019. Sul magazine on-line Altosannio dal 2012 pubblica articoli, racconti, poesie e rubriche a titolo gratuito.