RECENSIONI

Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

L’OMBRA È LUCE

di MARIELLA BARBIERI

GENERE: POESIA

RECENSIONE

«Non raggiungeremo mai la nostra totalità, se non ci assumiamo l’oscurità che è in noi, poiché non c’è corpo che, nella sua totalità, non proietti un’ombra». «Non c’è luce senza ombre e non c’è pienezza psichica senza imperfezioni. La vita richiede, per la sua realizzazione, non la perfezione ma la pienezza. Senza l’imperfezione non c’è né progresso né crescita.» Così Carl Gustav Jung, padre della psicologia analitica esprimeva il suo pensiero sulla possibilità di vivere un’esistenza gratificante. Proprio di luci e ombre ci parla l’autrice Mariella Barbieri che nel titolo della sua opera poetica L’ombra è luce (Casa editrice CTL, Livorno, anno di pubblicazione 2021, pagg. 112) sembra vivere sulla sua pelle questa consapevolezza. Tale esperienza le consente di dialogare con quelle ombre dell’anima fino a farle diventare sue amiche. Del resto è il “gioco” della vita caratterizzato dal bianco e dal nero, dal buono e dal cattivo, dalla gioia e dalla sofferenza: aspetti di una stessa medaglia. Non è possibile comprendere appieno la gioia se non si è sofferto, né tanto meno vedere l’ombra senza la presenza della luce. Ed è proprio nelle difficoltà, nelle sofferenze, nel buio, che è possibile crescere e maturare. Tale superamento e maturazione avviene per l’autrice attraverso la poesia che le permette di sublimare le inquietudini dell’anima, di trasformare il suo malessere in speranza e possibilità. La poesia ha quindi quella importante funzione catartica, liberatoria ed equilibrante. Essa permette all’autrice di accettare l’interezza del suo essere, integrando le proprie “ombre” nella personalità, rendendole coscienti, lavorando su di esse, affrontandole. In questo modo le paure, i traumi, le delusioni che fanno parte della vita e l’amarezza per i sogni non realizzati non fanno più così tanto male. Attraverso la poesia l’autrice guarda e affronta i suoi demoni, i suoi malesseri, non li mette a tacere, altrimenti finirebbero per controllarla e soggiogarla. La poesia è quindi quello strumento terapeutico di crescita personale che le consente di far pace con il suo lato ombra e di raggiungere uno stato di benessere. Chiara e immediata è la penna della Barbieri che affronta con sicurezza e disinvoltura diverse tematiche, a ognuna delle quali dedica una sezione della silloge. La raccolta poetica è infatti divisa in cinque “capitoli”. Nella prima parte, intitolata Passaggi in ombra, scritta nel primo lockdown, l’autrice parla del timore, del silenzio, della sospensione della vita: aspetti che hanno caratterizzato le vite di tutti e sconvolto le abitudini e il quieto vivere a causa della pandemia. Significative sono le parole utilizzate dall’autrice per intitolare questa prima sezione della silloge. Il termine “passaggi”, infatti, dà già l’idea di un percorso che porterà da qualche altra parte, lontano dal timore di quell’ombra infausta. Uno degli aspetti della pandemia sicuramente più difficile da affrontare è stato ed è certamente il divieto dei contatti fisici; qualcosa che sicuramente va contro la natura degli uomini, essendo appunto questi ultimi esseri sociali. E ancora più difficile è spiegare tale realtà e imporre il divieto del contatto ai più piccoli che, attraverso il gioco, di relazioni si nutrono, gioco, necessario alla maturazione psico-fisica. Questa realtà è ben espressa dall’autrice nella poesia Giro, giro tondo, gira il mondo gira la terra tutti giù per terra: «Sei arrivato un giorno / con la stessa violenza di un fuoco / che incendia foglie secche come un vile gioco / Giro, giro tonto, il mare è fondo, tonda è la terra / tutti giù per terra. / Cosa racconteremo ai bimbi? Cosa c’è che in aria vola? / Niente baci né abbracci. Come mai non si va a scuola? / Giro, giro tondo, l’angelo è biondo, biondo è il grano, tutti ci sediamo. / Alberi verdeggianti ma un paesaggio muto / la terra è riversa, ibrido suono di uno starnuto. / Giro, giro tondo, ora ti circondo come una ciambella, / tutti giù per terra. / Prima una dura lotta poi una grande cura / la nostra libertà ci salverà da questa paura. / Giro, giro tondo, casca il mondo casca la terra / tutti giù per terra. / Sarà una grande prova, tutti insieme a girotondo / riusciti a lieto fine a crear daccapo il mondo». Se quindi l’ombra del timore per questo virus è insita nel componimento in ogni verso, l’autrice riesce a far assumere alla stessa poesia un carattere giocoso, anche per l’uso della figura retorica della rima, esprimendo fiducia, possibilità e speranza in tempi migliori, come evidenzia soprattutto nella chiusa della stessa poesia. La poetessa abbraccia anche altre tematiche importanti, come l’amore per la natura espresso nella seconda parte della silloge intitolata Il codice della natura. È evidente nei componimenti di questa sezione una sottile capacità di paragonare le stagioni a stati d’animo ancorati ai ricordi. Ma l’attaccamento dell’autrice alla natura è così pregnante fino a divenire fusione, compenetrazione con essa, come nella poesia Tempo fa ho sognato: «Tempo fa ho sognato, / di essere un albero / un tiglio. / Mi sentivo in pace / radicata nella terra. / Senza carne, / senza occhi e mani. / Un vento vellutato / scompigliava la chioma / espandendomi nell’aria / di resa, / di ramo in ramo / un fruscio leggero / ancora dentro me». È riscontrabile uno stampo di dannunziana memoria che rievoca il panismo, quella percezione profonda del mondo esterno, soprattutto di paesaggi naturali, che crea una fusione tra l’elemento naturale e quello più specificatamente umano. È tuttavia, in particolar modo in questo componimento, si nota un superamento dello stesso panismo in quanto a un certo punto l’autrice sembra addirittura perdere le caratteristiche propriamente umane: «… Senza carne, / senza occhi e mani». Non poteva certo mancare l’interesse dell’autrice per il mondo femminile, che esprime con spiccata sensibilità nella terza sezione dell’opera intitolata Donne in cammino. Un titolo significativo che rimanda a tutto ciò che le donne hanno dovuto affrontare in passato per conquistarsi dignità e un loro posto nella società, ma anche quanto ancora hanno da percorrere per essere finalmente libere da pregiudizi, discriminazioni, violenze, soprusi. Non è dunque un cammino facile quello delle donne che, impegnate ad assumere nella società molteplici ruoli, sembrano non aver mai pace, come emerge nel componimento La forza delle donne: «La forza delle donne / trascorre tra / marmellate e spaventi / bucati e violenze / sorprese e lutti / in uno sfondo / di quotidiana / apparente pace». La quarta sezione intitolata Amore è un tributo alla sua stessa anima colma di gratitudine per i doni preziosi che la vita le ha concesso come i suoi figli: «La prima poesia / che ho letto, / il sorriso / dei miei figli. / Senza di esso, scalza è l’anima mia. / Teneri germogli / principi di bontà e cura / risonanze d’affetto / eredi d‘amore. / Il mio cuore batte / solo per voi» (dal componimento La prima poesia). E a chiusura dell’opera, non ultimo come importanza, ma di fondamentale necessità ed esigenza per l’esistenza stessa della Barbieri, è il riconoscimento della fede nella sezione intitolata A finire, come appunto emerge nel componimento La fede: «La fede / è polvere di croce / un’oasi nel cuore / è tranquillità di morte / saper che non ci fu donato / solo un corpo in sorte». Ed è in quel buio della sua anima, in quelle ombre proprie dell’esistenza che l’autrice trova la Luce di Dio capace con amore di rispondere alle sue domande: «… / da ogni parte c’è la luce di Dio. / Quando lo cerco / lo trovo nel buio spaventoso / che mi galleggia dentro, / nell’ignoto che temo / nello sguardo della sconfitta / in un secchio vuoto. / Quando cerco Dio lo trovo / in un cielo che gocciola di stelle. / Nel suo amore ogni risposta» (dalla poesia Hanno detto). Estremamente grata alle ombre e alle luci della sua esistenza, l’autrice non può che dedicare una poesia al suo amore per la scrittura che è vita e libertà: «Quando scrivo, / il pensiero si sgomitola / e l’ago / tesse la sua tela immaginaria. / Il filo entra ed esce / da paesaggi di cieli perduti, / di voci lontane, / e una gran pace, / mi ristora il cuore». Una voce quella della Barbieri che sa di autenticità, coraggio e libertà.

Alessandra Ferraro (giornalista Rai)