RECENSIONI
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Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

DENTRO IL MIO RUMORE

NICOLA GULLO

La luna e il poeta - Recensione a cura di Enza Salpietro

Una grande sensibilità caratterizza l’opera poetica di Nicola Gullo intitolata Dentro il mio rumore, Gruppo Ctl Editore, Libeccio (Livorno), pagine 94, anno di pubblicazione 2021. Bastano pochi versi, struggenti e tenerissimi, come quelli che leggiamo nella poesia Sei andata via: «Bravissima, ora corri / d’infinito si tinge il tuo ricordo», per immergersi in un mondo dove la commozione e la delicatezza prevalgono sulla sofferenza e sulle insidie della vita quotidiana. Ogni poeta è unico e irripetibile perché la poesia non è altro che l’espressione scritta o orale di emozioni, sensazioni e riflessioni personali. Il poeta osserva il mondo da una prospettiva individuale che il più delle volte non coincide con quella degli altri, come spiega bene nel componimento A testa in giù: «Appeso / a testa in giù / osservo il mondo. //… / Pesci volano / in cerulei flutti. // Uccelli nuotano tra banchi di nuvole». Egli incomincia a cercare una dimensione altra, più consona alla propria indole, quando si accorge che nel «teatrino della vita / pupi si dimenano / scherniti dalla sospirata meta», come scrive in Come pupi scherniti, un componimento che ricorda l’universo pirandelliano. È evidente la sua ribellione nei confronti della realtà contemporanea, frenetica e superficiale, causa di tante sofferenze, come si può intravedere nel grido di dolore a stento trattenuto che esplode nei versi dedicati al padre: «Avverso fato / che i miei passi ritrovarono / il lume marzio / fiero padre / che di ogni mio successo / fosse tua la lode» – (dalla poesia A mio padre) –. La vena poetica di Nicola Gullo è profonda, sincera e impetuosa, tanto da non poter essere costretta in schemi metrici predefiniti. Egli è consapevole di possedere questo dono e di dimostrarsi indifferente a tutto il resto, comunicando esplicitamente al lettore il «… / tormento / magma incandescente / che scava» il suo animo, come si legge nel componimento Io - Poeta, dove «oltre la soglia / nebuloso / si spande il riflesso», e lui – poeta – tratteggia «fuggevoli versi / sordo / al fatale canto / della ragione». A volte, però, il vate si lascia andare a un canto più sereno, nasce allora una poesia idilliaca, ingentilita da termini delicati e arricchita dall’uso della rima, come testimonia l’elegante componimento Una danza di cristalli: «Scende una danza di cristalli / a coprire monti e valli, / volteggiando armoniosa / come una bianca sposa. // Equo si stende il bianco manto / che della Natura è il materno pianto / il ricco e il povero veste uguali / perché siano fratelli e non rivali». Ma la fatica del vivere è una tematica che ritorna in altre liriche, per esempio in quella intitolata emblematicamente La vita, di sapore ungarettiano: «ciascuno con il suo fardello / buttato / nel caotico vagare: / la vita». Pur privilegiando il verso libero, l’autore non disdegna l’uso della rima e degli altri artifici retorici, come la metafora e la personificazione, ne è un esempio la poesia Ti ho guardata luna: «Ti ho guardata, Luna / in questa notte ancora tiepida / in bianco e nero, il tuo riflesso / giaci lì assorta. // Chissà / se anche tu, Luna, / guardi a questa stravagante vita / e dai reconditi spazi / scrivi di stelle i tuoi pensieri // In questa notte ancora tu sei il mio faro / di questo vagare / di questi confusi versi». La luna, da sempre amica e conforto di ogni poeta, presente in innumerevoli testi poetici e musicali, diventa qui l’interlocutrice ideale con cui confrontarsi e alla quale confidare i propri pensieri. Non mancano però versi in cui l’autore riesce a strapparci un sorriso, come quelli della poesia intitolata Perfida!: «Dinanzi al foglio bianco / Taci / E sol quando / allo stremo rassegnato, lascio / Eccoti! Oh musa. / Eterea infrangi / i vapori di una doccia / a sussurrar fugaci i versi. // E non serve a niente / a rincorrere carta e penna, / il mio pensier / in un rivo d’acqua corre via», dove il poeta esprime il suo disappunto quando, trovandosi di fronte al foglio bianco e in procinto di scrivere viene a mancare l’ispirazione. Non poteva mancare, in un libro così ricco di riferimenti alla sfera esistenziale, il tema dell’infanzia, svolto in modo originale nella poesia Ora riposa: «Ora riposa un trenino di latta / tanti sono i viaggi compiuti / senza conoscere binari o stazioni / senza conoscere il peso di un addio / e la promessa di libertà / ad un capolinea senza ritorno». Nel medesimo componimento il poeta prende in considerazione le due fasi cruciali dell’esistenza, la fanciullezza – con la sua ingenua felicità – e la vecchiaia, con il suo bagaglio di esperienza e di consapevolezza. Nella poesia L’albero del mio scrivere egli si proietta oltre il presente, ormai certo dell’inevitabile fine di ogni cosa: «Chiuderò anche questo taccuino, / il foglio radioso e bianco /… / Spegnerò il computer / e la luce / e andrò per la mia strada». Nicola Gullo è un poeta che fa della propria sensibilità lo strumento ideale per leggere e scrivere la vita poeticamente, trasformando così la tristezza, la sofferenza e le delusioni in quella forma d’arte, importantissima per l’essere umano, che è la poesia. Emblematico da questo punto di vista il componimento poetico intitolato Al Supermercato, dove «… / la cassiera / … annoiata passa / a raffica i prodotti sul bancone» mentre del cuore del poeta «… / Or diviene / il tinitinnio semibreve. Or lascia / solo linee parallele». L’autore mantiene lo stile limpido e la spontaneità, tipici delle sue poesie, anche nei testi musicali, dove è ben manifesta la sua apertura, la sua disponibilità al cambiamento in senso positivo: «E basterebbe un passo, solo uno / per abbattere ogni nostro muro» - (dal singolo: Tra me e te). Nei racconti brevi Nicola Gullo, tramite l’espediente della presenza femminile, che figura in tante opere dei poeti del passato con la funzione di guida e di musa ispiratrice, mette a nudo le sue debolezze, i tentennamenti, il suo bisogno di aiuto, la necessità di essere incoraggiato nel suo progetto artistico. Tutto questo è stato osservato in modo esemplare dal critico letterario Teresa Laterza, curatrice dell’opera Dentro il mio rumore, nella postfazione del libro: «L’autore dialoga con una lei misteriosa, Urania – che può essere la sua musa, la sua voce interiore o entrambe – che si palesa fino a prendere forma, invitando il poeta a riflettere, a scrivere di quei moti dell’anima che non può e non deve far tacere, esortandolo a non temere e a perseverare nel suo credo e nella sua arte che gli consentono di comporre dando senso a una vita che altrimenti sarebbe solo una esistenza a metà». Dentro il mio rumore, tramite poesie, testi musicali e brevi narrazioni, racconta e presenta con disincantata semplicità un grande artista: Nicola Gullo. A lui va il nostro plauso.

Enza Salpietro

 

BIOGRAFIA

Nicola Gullo, classe 1980, è uno scrittore e cantautore pop/rap. Le sue poesie compaiono in riviste culturali e in prestigiose antologie di premi edite dalla fondazione Mario Luzi e dalla Scuola Autori di Mogol. Nel 2016, la sua prima silloge Tra fuggeloli versi è inserita nel volume Ponanté edito dalla Casa editrice Aletti. A dicembre 2019 esordisce nel campo della musica rap con il brano Tra me e te. Fuoco amico è il suo ultimo singolo, scritto in memoria del padre.

La copertina del libro è di Valentina Saccà, Graphic Desiger.

Le foto dell'autore sono di Biagio Tassone - Foto Studio B.

 

INTERVISTA

Le stelle, il cielo, le nuvole, il sole, la terra, l’oceano. Che posto assegna agli elementi naturali nella sua opera poetica?

La Natura e i suoi elementi formano la realtà sensoriale del nostro quotidiano. Ma è a livello emotivo che scaturisce la poesia, in un moto inconscio, per sua natura astratto e indefinito, che cerca di trovare una via di uscita nella forma scritta. Gli elementi naturali diventano allora metafora di quel sentire e parte essenziale del verso.

L’ispirazione non ha orari. Cosa prova quando sentendosi ispirato non può, per svariati motivi, annotare i suoi pensieri, perdendoli? Viceversa, quando riesce a farne una creazione cosa prova, qual è il suo stato d’animo?

La perdita di un verso che meglio descrive un’emozione vissuta, dettato dalle sensazioni di un istante, lascia sempre un po’ di tristezza. Rievocare non servirà, se non a produrre ricostruzioni e immagini piatte. Succede sempre più raramente, per fortuna. Uso lo smartphone per scrivere o registrare un vocale e salvare i versi su Internet. Porto anche un piccolo taccuino sempre con me. Infine, avverto un forte senso di compiutezza quando riesco ad intravedere l’immagine che comporranno i singoli versi nella poesia.

Perché ha scelto proprio Urania come personaggio femminile a cui affidare quel ruolo? Perché questo nome?

Urania è la Musa greca dell’astronomia e della geometria. Insieme alle altre Muse è ispiratrice delle Arti quali la poesia, il canto e la recitazione. Il suo nome significa “Colei che è Celeste”. Quasi in tutte le mie poesie spiccano riferimenti geometrici e astronomici. Non so se sia per la mia formazione scientifica. So solo che un giorno iniziai a scrivere un racconto fantasy - il primo presente nel mio libro - nel quale cercavo di dare una voce e un volto a quella fonte di ispirazione, venne fuori il suo nome: Urania.

Ritorna spesso nella sua opera il riferimento a tutto ciò che illumina, alla Luce, cosa rappresenta questa per lei? E perché è così importante?

La Luce è fonte di vita, una fiamma che fa emergere il Sé più autentico e puro. Nella mia poetica è il quadro che l’insieme dei versi compone.

Scriverà ancora vero? Non spegnerà il computer…

Abbiamo spesso bisticciato, io e la mia Musa, ma sì, scriverò ancora. Sto continuando a scrivere nuove poesie e brani musicali. Al momento, sto lavorando al mio terzo singolo, un brano d’amore pop.

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