RECENSIONI
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Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

L’ARCHIMANDRITA

I casi di Paolo Arcantes

di Fabio Pedrazzi

 

Un fotografo investigatore

di Francesca Andruzzi

 

L’ARCHIMANDRITA, I casi di Paolo Arcantes di Fabio Pedrazzi (Edizioni Place Book Publishing, pagg. 162), presenta, sicuramente, tratti di novità in campo editoriale. Il titolo della pubblicazione, in primis, evoca una figura che non può certo dirsi nota a tutti, anche se così, nella Divina Commedia, Dante Alighieri definisce San Francesco, in quanto fondatore di un Ordine spirituale. Nella prima accezione, l’Archimandrita è il Superiore di un monastero di rito greco-ortodosso. Nell’Opera di Fabio Pedrazzi, il personaggio che lo rappresenta è un uomo anziano, misterioso, che, forse, poco ha a che fare con la Fede. Il protagonista, Paolo Arcantes – fotografo freelance, apparentemente un po’ naif, scapolo impenitente – decide di fidarsi di questo Archimandrita, al secolo Nazareno Brugone, nella vera e propria baraonda di eventi che lo coinvolgerà, suo malgrado; da una Milano inquinata dalla malavita, ove inizia l’avventura, si troverà catapultato in una Roma fatta di personaggi pittoreschi. Il soggiorno capitolino di Arcantes si tinge di giallo sulle sponde del biondo Tevere: tra la trattoria di Armando e l’amicizia con un vicequestore più presente di quanto possa apparire; tra una affettuosa amicizia ventennale con la bella Giulia – che il fascino di Roma saprà trasformare in un progetto di vita a due? – e la presenza protettiva degli addetti alla portineria della nuova abitazione; tra opere caritatevoli e oscuri interessi della malavita organizzata, la fotografia resta il perno centrale di questo racconto a tinte gialle che non disdegna, nei tratti fantastici, parto della fantasia dell’autore, precisi riferimenti a fatti di cronaca realmente accaduti. La fuga precipitosa di Arcantes, da Milano verso Roma, sembra essere l’unica soluzione per sfuggire a un clan di malavitosi, i cui volti sono stati impressi sulla pellicola mentre contattano un consigliere comunale. La vita del fotografo è in pericolo, ma è veramente possibile allontanare i guai, i problemi, solo fuggendo da essi? In fondo, tutto il mondo è paese, recita un vecchio adagio, in quella saggezza popolare che troppo spesso si tende a classificare come ovvietà o retorica, ma che, alla fine, riesce sempre ad avere la meglio, sussurrando compiaciuta alle orecchie dei più scettici quel “te lo avevo detto io!”. Il destino, poi, non è qualcosa di già scritto, ma ciò che si determina in base alle scelte, queste ultime figlie del carattere di ognuno. Arcantes, in fondo, è un generoso che risponde alla generosità altrui. Il suo acconsentire alla richiesta di Armando, il pacioso ristoratore romano che lo delizia con i manicaretti preparati dalla moglie nella tipica trattoria capitolina, di incontrare l’Archimandrita per una offerta di lavoro, segnerà, inevitabilmente, il ritorno di quei guai, di quei pericoli che Arcantes intendeva lasciarsi alle spalle. Ma cosa c’è di più pericoloso del dare le spalle al pericolo? In un crescendo rossiniano, da una offerta di lavoro che consiste nel fotografare innocui cassonetti per la raccolta di abiti usati e che passerà per una denuncia nei confronti di oscure cooperative fino a giungere agli intrecci tra malavita e politica locale, Arcantes si ritroverà a fare i conti con un destino che vuole chiamarlo, sempre lasciandogli la possibilità di scegliere, a combattere quella criminalità che già una volta aveva attentato alla sua vita. E come spesso accade, in questo scenario che si va delineando tra colpi di scena e scoperte sorprendenti, il protagonista trova l’occasione per riflettere anche sulla vita privata, sul rapporto sentimentale con Giulia; un legame che, pur trascinandosi da venti anni, conosce una svolta decisiva, una nuova consapevolezza proprio grazie alla nuova immagine di sé che Arcantes manifesterà alla propria donna. Uno spunto di riflessione, all’interno di un giallo avvincente, per tutte quelle coppie che, stancamente, percorrono la strada della vita senza considerare le potenzialità del partner, almeno fino a quando le stesse non si manifestino a causa di situazioni impreviste e imprevedibili. Così, anche Giulia si ritroverà a fotografare la nuova immagine di Arcantes, che riaccenderà in lei il fuoco della passione e dell’interesse. Ogni personaggio, a dire il vero, in questa Opera dal sapore giallo, presenta contorni psicologici e sociologici che divengono spunto di riflessione per il lettore. E il valore dell’amicizia, senza dubbio, parla attraverso tutte le figure, anche di contorno, quasi superando la pur godibile tenzone tra Paolo e Giulia, fatta di amore sentimentale. L’amicizia è il matrimonio dell’anima; e lo spirito di Arcantes e quello dell’Archimandrita sembrano, fin da subito, riproporre quel gioco proprio dell’amore di coppia: un primo momento di diffidenza, quasi di antipatia, che si trasforma, nel tempo, in un pensiero costante di analisi dell’altro, fino ad arrivare a fare parte integrante della vita e non poterne più fare a meno. L’epilogo: giustificare e comprendere i difetti e il passato dell’altro, anche quando si tratti di un passato scomodo. Il “prete”, l’Archimandrita, ha una fisicità da uomo delle favole, un po’ Babbo Natale, con i suoi capelli bianchi, gli occhi azzurri, i chili di troppo. Una apparenza bonaria che, indiscutibilmente, aiuterà Arcantes nel difficile compito di concedere fiducia a un estraneo. Sarà, poi, la mente dell’Archimandrita, l’io più profondo di questo personaggio a tratti controverso, ad affascinare Arcantes; forse, ciò che provocherà l’innamoramento dell’anima sarà la scoperta di un dualismo che l’Archimandrita ha imparato, con gli anni e l’esperienza, a bilanciare con la scelta della tensione verso il bene, che redime. Una scelta da rinnovare ogni giorno, fino alla fine. Una fotografia di sé da mostrare, quotidianamente, agli altri per ottenere fiducia. Va detto che il titolo dell’Opera e il personaggio dell’Archimandrita non sono le uniche novità cui si poneva cenno innanzi. La divisione in capitoli è sostituita da quella in “scene”, quasi l’Autore volesse trasportare il lettore all’interno, appunto, della sceneggiatura di un film. L’apparato descrittivo trova ausilio nei dialoghi, copiosi e ritmati, che, a dire il vero, non lasciano spazio e tempo alla nostalgia per la classica introspezione narrativa, che la voce dell’Autore delega, in toto, ai personaggi. L’unico appunto che, probabilmente, gli appassionati più intransigenti del genere potrebbero sollevare nei confronti di questa Opera – che non è racconto, che non è romanzo, ma che potrebbe definirsi una “novella gialla” con la configurazione, come detto, di sceneggiatura – risiede proprio nella sua brevità, nella eccessiva concentrazione del susseguirsi degli eventi. Resta, però, indiscutibile, la capacità di coinvolgimento del lettore che percepisce di essere accanto a Paolo Arcantes dall’inizio alla fine; magari rammaricandosi, giunto alla conclusione, che… sia finita troppo presto.

 

 

INTERVISTA ALL’AUTORE

 

D.: Non crediamo di andare lontano dal vero immaginando che Paolo Arcantes, il protagonista de L’Archimandrita, conoscerà nuove pagine e ulteriori avventure investigative. Ma perché ha voluto trasformare in detective proprio un fotografo?

R.: Sì, avrà altre pagine, L'Archimandrita è la prima di una serie, arrivata ad oggi, a 10 puntate. In effetti Arcantes​ è un fotogiornalista investigativo, o come dice lui: un paparazzo... un paparazzo che non si occupa solo di attricette o vari VIP.

D.: L’Archimandrita Nazareno Brugone è, certamente, un personaggio singolare. A parte la scelta di questa figura peculiare, e poco nota ai più, in Brugone possiamo trovare quell’eterno contrasto umano determinato dalla scelta tra il bene e il male. Quanto, secondo lei, oggi, questo conflitto interiore pesa nella valutazione del nostro prossimo?

R.: Oggi relativamente poco... non vedo in giro una grande presa di coscienza o una seria voglia di fare introspezione... perché prima di arrivare a una valutazione del nostro prossimo, dovremmo farla verso noi stessi, ma questa, forse, è un'altra storia.

D.: La figura di Giulia, eterna fidanzata di Arcantes, viene presentata al lettore quale specchio di situazioni sentimentali ricorrenti nella realtà. Una donna in carriera che resta legata per vent’anni a un uomo affascinante anche se, a tratti, immaturo. E l’uomo affascinante e immaturo, che potrebbe avere molte donne, torna sempre da Giulia, quasi ella fosse…

R.: Semplicemente l'amore della sua vita... Arcantes non ha tempo per avventure di una botta e via, non è il tipo... Giulia è la sua sicurezza emotiva, sa che da lei può sempre tornare, magari per farsi cazziare... ma può anche svegliarla alle tre di notte che lei gli aprirà sempre la porta del suo cuore.

D.: Nella sua Opera si percepisce la grande importanza che Lei riserva all’amicizia e all’accoglienza, anche da parte di estranei che amici non possono definirsi, ma si comportano da tali. Quanto, a suo parere, occorre essere uguali e quanto diversi per poter definire un rapporto ‘vera amicizia’?

R.: Di vera amicizia ne esiste poca, molti scambiano l'affetto emozionale che si può provare per qualcuno con l'amicizia... che, a mio avviso, è cosa ben diversa. L'amico è colui che ti prende a sberle (a volte metaforiche ma a volte anche no) se stai facendo una stupidata, è colui il quale ti dice quello che pensa, che prova e che vive... è quello che quando capisci che è in difficoltà economiche, non aspetti che sia lui a chiederti un aiuto... per l'amicizia non esiste né essere uguali e né essere diversi... un amico/a "è"... punto.

D.: La scelta di strutturare la narrazione dell’Opera quasi fosse un copione, la sceneggiatura di un film, è casuale o dettata dal desiderio – comune a molti scrittori, legittimo, atteso che lo schermo, a prescindere dalle dimensioni, costituisce un indiscutibile traino per i libri – di vedere al cinema o in televisione la rappresentazione delle investigazioni di Paolo Arcantes?

R.: La scelta di strutturare la narrazione quasi fosse una sceneggiatura... non è una scelta, scrivo in questo modo da vent'anni. Ho lavorato per il teatro con tre o quattro testi, alcuni andati in scena altri no, ma anche questa è un'altra storia... la collana Città in Giallo, della PlaceBook Publishing, nasce per essere un serbatoio di proposte proprio per la televisione più che per il cinema... infatti l'hanno chiamata book-fiction... e le avventure di Arcantes si inseriscono​ in questo filone: una fiction a tutti gli effetti, dove ogni puntata è autoconclusiva ma tutte le puntate saranno tenute insieme dallo svilupparsi delle storie dei vari personaggi... in primis: Giulia e Arcantes.

D.: Senza svelare nulla, senza spoilerare, come si direbbe oggi, visto che siamo in un giallo… quanto conta per Fabio Pedrazzi quella piccola, ma, forse, salvifica “riserva” che Paolo Arcantes – e non sfuggirà ai più attenti – sceglie di adottare, pur concedendo fiducia a un personaggio controverso?

R.: Arcantes si comporta da fotoreporter, quale è, osserva e ferma delle immagini... la figura dell'Archimandrita lo affascina perché fa parte di quelle creature mitologiche create nel sottobosco malavitoso di un tempo che non c'è più... contemporaneamente lo tiene a distanza... o per lo meno cerca di farlo... la vicenda è ispirata a una storia vera... avevo un debito morale con l'Archimandrita, scrivendo questo libro ho voluto lasciare una traccia indelebile del suo passaggio e ho cercato di ricordarlo per come l'ho conosciuto.​

Link per l'acquisto del libro:

https://www.amazon.it/dp/B095J6XBLY

 

BIOGRAFIA 

Fabio Pedrazzi nasce nel settembre del 1960. Scrittore, da oltre trent’anni si dedica a studi esoterici ed ermetici e alla giallistica. Ha pubblicato:

Stelle in collina, poesie, 1987

10 Poesie per i Sudafrica, poesie, 1987

La baracca, romanzo, 1987, 2001, 2021

Giornate incazzate di un anonimo milanese, monologo teatrale, 2001

IM Imago Mortis, thriller, 2009, 2020, 2021

Diario di bordo di una scema errante, testo teatrale, 2009

Un don Chisciotte qualunque, testo teatrale, 2018

Parabellum, thriller, 2020, 2021

La Filosofia dell’Alchimista, 2020

Manuale per lo scrittore esordiente, saggio, 2021

L’Archimandrita, Città in Giallo, 2021

Eriacés Tnias, Città in Giallo, 2021

Coppedè, Città in Giallo, 2021

Giulia la romana, Città in Giallo, 2021

L’invisibile, Città in Giallo, 2021

Alta moda, Città in giallo, 2021

Una brutta storia, Città in Giallo, 2021

L’accusa, Città in Giallo, 2021

Arcantes sotto attacco, Città in Giallo, 2021

Porta Portese, Città in Giallo, 2021.

Della serie dedicata alla Dottoressa Lèvy-Vroelant: IM IMago Mortis e Parabellum, esistono due inediti in attesa presso alcune grandi Case Editrici.