RECENSIONI
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Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

ANA DANCA: LA VOCE DEL SILENZIO

GENERE: AUTOBIOGRAFIA (DIARIO)

RECENSIONE

 

È facile affrontare la vita quando intorno si hanno certezze, un terreno solido sul quale camminare e persone sulle quali fare affidamento. Completamente diversa è la situazione in cui l’unica cosa sulla quale poter contare è se stesso/a. Forse in una società improntata sul benessere e sul possesso di beni materiali abbiamo dimenticato che ognuno di noi ha sempre e comunque dentro di sé delle risorse importanti per poter affrontare l’esistenza, anche se ciò comporta quel coraggio non comune capace di superare il timore delle incertezze.

Attraverso La voce del silenzio (Gilgamesh Edizioni, anno di pubblicazione 2021, pagg. 128), il penetrante romanzo di Ana Danca, ci si trova immersi in una realtà altra, dove ogni giorno rappresenta una sfida con tutte le difficoltà del momento da superare. Sprazzi di vita autobiografici, dove l’autrice racconta le sue speranze, i suoi sogni e le sue lotte non solo per la sopravvivenza, ma anche quelle per poter portare avanti la sua passione per la scrittura. Ed è il caso di evidenziare come la stessa scrittura per l’autrice sia una questione di sopravvivenza, sia per via di quella necessità dell’anima che preme affinché il suo sentire sia riversato sulle pagine bianche di un diario attraverso il quale le è possibile raccontare le sue emozioni, sensazioni, alleggerendosi e facendo chiarezza dentro di sé, sia per quel desiderio di potersi sentire parte di un tutto con le sue opere, non relegando la stessa scrittura ai margini della realtà in veste di spettattrice bensì come attrice, protagonista attiva e partecipativa. Benché avere un diario al quale raccontare di sé sia una consuetudine che appartiene più al mondo adolescenziale, l’autrice avverte forte dentro di sé la necessità di raccontarsi; in primis perché la scrittura oltre a essere catartica consente quel dialogo profondo con sé stessi necessario a conoscersi meglio, ed in secondo luogo perché, laddove non esistono persone così fidate alle quali svelare la parte più intima di sé, giunge in soccorso quell’amica immaginaria che altro non è che l’immagine riflessa di sé stessi, la propria coscienza, quella presenza certa che mai potrà deluderci. Gioia è il nome dell’amica immaginaria della nostra autrice. Lei è sempre lì, paziente, in attesa di accogliere i pensieri di Ana.

Ogni episodio è raccontato dall’autrice con dovizia di particolari, o forse è proprio quella peculiare capacità di raccontare che consente al lettore di vedersi nella storia come soggetto coinvolto in prima persona fino al punto di avvertire il freddo della pungente stagione invernale, lo smarrimento di un passeggero che attende alla stazione un treno che per via della neve non arriverà o il sentirsi sollevati per l’aiuto di uno sconosciuto o l’accoglienza di una famiglia che dà ospitalità per la notte o ancora quel senso di angoscia che assale quando d’improvviso si viene licenziati e ci si ritrova a dover riorganizzare in fretta la propria esistenza per poter continuare a vivere. Pagine intense che molto fanno riflettere su quanto per alcuni sia facile vivere, mentre per altri tutto è una continua lotta per la sopravvivenza. E pur nelle difficoltà, negli impedimenti, negli intoppi che la vita presenta, l’autrice non appare mai passiva, arrendevole, vinta; al contrario appare forte e determinata, sicura che vi è un modo per superare ogni difficoltà. Ma nulla sarebbe tutto ciò senza la consapevolezza della fede, di quell’aiuto, di quella mano divina che misteriosamente interviene quando le situazioni sembrano volgersi al peggio. È così che la nostra autrice costruisce giorno per giorno la sua esistenza, scendendo a patti con le incertezze, i dubbi, le domande, i timori di ciò che non è possibile conoscere o prevedere, mettendo un passo dopo l’altro, consapevole che può contare solo sui passi di quel momento. Un coraggio non comune ma necessario perché quando la vita ci pone davanti degli ostacoli sono due le alternative: lasciarsi andare, precipitando in un burrone o lottare con tutte le forze per non soccombere. L’autrice sceglie la seconda via, e diviene, per chi legge, insegnante di vita, modello esemplare, dimostrazione di come con pazienza, determinazione e fede sia possibile affrontare ogni cosa.

Il testo è scorrevole. Volontariamente e giustamente l’editore ha preferito non intervenire sulle diverse imprecisioni dello scritto per mantenere quanto più viva l’originalità stilistica narrativa dell’autrice nativa della Romania. Il romanzo risulta avvincente capace di coinvolgere il lettore fin dalle prime battute. Calzante è il titolo che concentra il senso stesso del libro. Il silenzio è infatti sia quella condizione sine qua non per poter fare chiarezza dentro sé stessi e ascoltare la voce della coscienza sia quel timore di esprimersi che poi diviene voce attraverso il racconto autobiografico nella modalità del diario. La voce del silenzio è un percorso, un cammino che compie la protagonista, e che di riflesso viene esteso al lettore, il quale si ritrova a provare le sue stesse sensazioni e a fare considerazioni e riflessioni. Un libro che, nonostante tutto, considerando la “precarietà” in cui l’autrice si trova, ha un messaggio positivo offerto in modo particolare e diverso, affatto banale e mai scontato. Per chi volesse conoscere le modalità attraverso le quali la vita pur nelle difficoltà può sorprenderci La voce del silenzio è di certo il romanzo giusto.

Complimenti all’autrice.