RECENSIONI
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Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

PATRIZIA FUSARO: LA MAGIA DELLA MIA FANTASIA

RACCONTI, POESIE, AFORISMI

RECENSIONE

 

Patrizia Fusaro ci dona un’altra carrellata di racconti con la sua opera La magia della mia fantasia (Casa editrice Booksprint, anno di pubblicazione 2021, pagg. 118). Anche in questa opera l’ingrediente trainante è, appunto, la fantasia – che l’autrice definisce magia – utilizzata sia nel ricamare storie verosimili sia nel delineare quelle con caratteristiche tipicamente fiabesche. Sono tutti interessanti i temi trattati dalla scrittrice, che si presentano al lettore sempre con curiosi risvolti. Ciò che rende interessante questa raccolta è, tuttavia, l’inserimento di due racconti, uno sulla pandemia e l’altro su di sé. Significativo è lo scritto sull’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. È più che altro una disamina che la Fusaro fa, prendendo in considerazione i dati ufficiali, ma è anche un’analisi obbiettiva sull’impatto che tale emergenza ha avuto sulla vita delle persone. L’autrice, con serenità e saggezza, rimarca il concetto che non si può smettere di vivere per paura di morire, sostenendo che il clima di terrore che si è venuto a creare con le notizie che giornalmente ci raggiungevano è stato peggiore della pandemia stessa. Come in ogni suo scritto che concerne fatti della realtà, la Fusaro dimostra una grande maturità e la capacità di riflettere indisturbata con la sua testa senza lasciarsi influenzare da quella che è stata e continua ad essere la narrazione dominante. Quello della pandemia rimane sempre un argomento delicato e scottante al contempo, in quanto ha provocato divisioni, fratture e sentimenti negativi tra chi la pensava diversamente. La Fusaro con lucidità e classe, rimanendo centrata, riesce a sbrogliare tutti i nodi di questa triste realtà e a consegnarci una visione realistica, più tranquilla e decisamente più positiva di quella che ci è stata trasmessa preconfezionata. E decisamente positivo è anche il racconto nel quale l’autrice narra la sua storia senza veli, ripercorrendo gli episodi più significativi della sua vita, ribadendo come nei momenti più difficili le bastava chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla magia della sua fantasia per approdare in realtà altre, parallele, dove riusciva ad alleggerirsi, ad allontanarsi dalle preoccupazioni, e anche ad affrontare poi i problemi con un nuovo stato d’animo. La fantasia e la creatività, ribadisce l’autrice sono le compagne di quel meraviglioso viaggio che è la sua vita. La scrittrice riesce a spostarsi con disinvoltura dai racconti più realistici a quelli fiabeschi come in Serbin, il robot sceso sulla terra, e Un alieno venuto sulla terra per caso. Di rilevante importanza è nei racconti della Fusaro anche la presenza di animali e del rapporto di affinità che si viene a creare tra questi e l’essere umano. La comunicazione tra animali e umani della quale l’autrice narra fa molto riflettere sull’empatia, sull’importanza dell’ascolto e del rispetto, valori che purtroppo nella nostra società diventano sempre più rari. L’opera della Fusaro raggiunge l’apice dell’espressione artistica scrittoria nella parte conclusiva, dove troviamo interessanti aforismi sul modo di intendere e vivere la vita, e deliziosi componimenti poetici. Due in particolare gli aforismi che racchiudono la filosofia di vita dell’autrice: «L’immaginazione, se usata bene, / ti salverà da ogni male oscuro, / ti illuminerà l’animo ormai spento» e quello che giunge quasi come un consiglio per chi si ostina a guardare sempre in una direzione: «Se saprai guardare il mondo / con occhi indifferenti, / toccherai l’infinito». È l’amore la risposta dell’autrice a tutte le mancanze; amore che la stessa nei suoi componimenti identifica con la luce. Significativa a tal proposito è la poesia Luce di un bambino: «Giorno che appari ai miei occhi, / luce che sfiori l’animo mio, / tu, solo tu mi riempi di gioia / togliendo ogni oscurità / dal mio corpo e dalla mia mente, / tu, divina vita dipingi subito / un sorriso a me caro, / costruito dalla mia fanciullezza nascosta / e devota al mio sorriso. / Luce di un bambino, / riaffiori in un istante dentro di me / rifletti le bellezze di un tempo / ormai fuggito via, / ma resta sempre dentro di me / con tanta allegria, / portandosi via la mia malinconia». Sembra un po’ risuonare quel “monito” del fanciullino di pascoliana memoria che esorta a proteggere e conservare quella luce della purezza e della spontaneità tipiche dei bambini, e che la contraddistinguono.

Francesca Autieri