RECENSIONI
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Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

ANTONELLA AMMENDOLIA: FIL ROUGE - STORIA DI UN VISSUTO E DI UN SENTIRE

GENERE MISTO: ROMANZO STORICO, D’AMORE, D’AVVENTURA

RECENSIONE

 

Sulle vicende storiche e politiche che hanno interessato l’Italia tra il 1800 e il secolo seguente – La miseria e l’analfabetismo del Sud Italia, la questione dell’Inchiesta Jacini in riferimento alle raccapriccianti condizioni delle campagne, l’Esposizione di Torino, i Moti di Milano, l’attentato al Re e, ultima, l’esperienza dannunziana a Fiume – l’autrice Antonella Ammendolia imbastisce argutamente la trama del suo romanzo intitolato Fil Rouge, storia di un vissuto e di un sentire (Città del sole edizioni, anno di pubblicazione 2022, pagg. 240). Non è solo un romanzo storico, bensì un’opera che abbraccia e accoglie più generi. A parte la narrazione di episodi ben noti della nostra storia, vi è infatti una intensa vicenda d’amore – filo conduttore di tutta la narrazione – che ripropone per alcuni aspetti le caratteristiche del genere epistolare e “poetico”. Ed è proprio il fatto di essere uno scritto ricco di diversi contenuti e contaminazioni di altri generi a dare un taglio decisamente caratteristico, avventuroso e accattivante all’opera. Del resto, si sa che le novità rispetto ai generi scontati e facilmente catalogabili sono di gran lunga preferite da quegli autori che amano originalità e imprevedibilità, e di queste ultime il romanzo di Antonella Ammendolia ne è ricco. Nonostante la corposità del testo, le pagine scorrono veloci, così come rapidi appaiono i cambi di scena e le descrizioni che l’autrice ha saputo curare con abile e sapiente gusto raffinato. La penna della scrittrice è interessante e scorrevole, e pur essendo presenti alcune imprecisioni e ingenuità stilistiche, la storia risulta verosimile e convincente, tanto che il lettore non ha alcuna difficoltà nel sentirsi coinvolto ed emotivamente partecipe delle vicende narrate.

Protagonista è una donna, Giulia, che per l’epoca in cui vive – dove il ruolo femminile è limitato esclusivamente ad alcuni ambiti e mansioni – si dimostra coraggiosa, determinata e ribelle. Una di quelle donne, insomma, che non si lascia irretire o comunque ostacolare nelle sue idee e propositi, né si contenta di essere una spettatrice, desiderando dare, al contrario, significato e sostanza alla sua esistenza, vivendo pienamente e attivamente. Sicura di sé, nonostante le sue fragilità di donna all’interno di una non facile epoca storica e sociale, non esita a correre rischi pur di portare avanti le proprie idee, la difesa del suo amore e la credenza in quei valori fondamentali relativi ai diritti umani. Per il suo particolare modo di essere e la sua caparbietà potrebbe essere paragonata a quelle eroine della storia del passato – e nella storia reale, ma anche in quelle fantastiche ce ne sono diverse – considerate simbolo della lotta contro il potere, della ribellione romantica e solitaria contro il dominio ingiusto di uno o più tiranni. Ma chi è o chi sono i tiranni per Giulia? Da chi dovrà guardarsi e difendersi? A quali conclusioni e decisioni giungerà in riferimento al suo matrimonio o, meglio, all’uomo che ha sposato? Un’intensa trama che si dipana con interessanti scoperte e risvolti in cui sentimenti e passioni personali della protagonista si intrecciano a questioni e problematiche di carattere sociale e politico più ampie.

Non è tanto importante il buon fine o meno della storia d’amore tra Giulia e Valeriano Ferrari, psichiatra, anarchico milanese, ma gli ideali perseguiti e difesi, così come le difficoltà e le lotte che la protagonista dovrà affrontare e superare per sentirsi donna fiera e libera. La forza per continuare la sua battaglia sarà il grande amore, che la legherà indissolubilmente ad un uomo capace di regalarle forti emozioni nel bene e nel male, ma anche la sete di giustizia, l’insofferenza all'intolleranza delle diversità. Cosa sarà disposta a fare Giulia per rimanere fedele a sé stessa e al forte sentimento per Valeriano? Dovrà rinunciare a qualcosa e forse anche all’amore stesso?

A chi ama il genere storico e al contempo avventuroso, consiglio di trascorrere qualche ora di pieno relax in compagnia di Fil Rouge, storia di un vissuto e di un sentire. Una volta iniziato il romanzo, le scene si presenteranno dinanzi al lettore come sequenze di un film che non vorremmo mai finire di guardare.

Auguri all’autrice.

 

INTERVISTA

Cos'è la scrittura Antonella Ammendolia?

Un codice attraverso cui conoscere, conoscersi e fare conoscere. Un modo per esplorare lati del sé velati, donando agli altri un mondo sommerso, denso di senso e pathos. È etica sociale. Non a caso, mentre scrivo, ascolto i Pink Floyd…

Cosa ha significato scrivere questo libro?

Sicuramente è stata un'ottima occasione per mettersi in gioco, sperimentando un genere per me nuovo, come lo è il romanzo storico. Al tempo stesso ha rappresentato una rinascita, e credo questo trasudi da ogni parola. Ha significato, sopra ogni cosa, emozionarsi, vivere quella gioventù ottocentesca appassionata e rivoluzionaria. Un modo per guardare oltre le brutture del nostro tempo. E poi… è come se io stessa avessi compreso molti aspetti della cultura in cui siamo immersi, scrivendo di storia e di dinamiche umane.

Quali sono i messaggi più significativi che ha voluto trasmettere con la sua opera?

Il romanzo storico è un genere pedagogico, per certi versi. Attraverso la storia riusciamo a fare un bilancio con il presente. Più che magistra vitae la percepisco come quel ricordo nel cassetto che fa rinascere in noi ideali trasognanti, che magari a volte perdiamo per strada. Ecco, forse attraverso il libro cerco di denunciare la perdita dell'importanza dell'etica, che in tale “società liquida” di baumiana memoria, a tratti perdiamo. Oltretutto, il libro parla di violenza di genere, di manipolazione psicologica, costeggiando limiti storici che hanno frenato le donne. La protagonista è il ritratto della diversità. Una meridionale al settentrione, una giurista donna tra innumerevoli uomini. Il libro ha proprio tale messaggio con sé: l' accettazione della diversità come risorsa. Inoltre, incita all'amore, e ad emozionarsi sempre, al di là della caducità dell'esistenza.

Hai in cantiere altre opere similari?

Forse scriverò, ma non so in quali modalità. Probabilmente questo libro ha qualcosa in sospeso. Un seguito di Fil Rouge? Rispondo come il Valeriano del libro: chissà…

A proposito del suo libro...

Quando frequentavo il ginnasio, tra le pagine di un libro di Antonio Scurati, lessi tale frase di Edgard Quinet, tratta da Critique de la Revolution: “Il vero mezzo di onorare la rivoluzione è di continuarla, portando un' anima libera nella storia”. È quel che ho cercato di fare attraverso il filo rosso che lega Giulia e Valeriano. Continuare la rivoluzione attraverso la scrittura. Sperando che, chi subisce una qualunque forma di manipolazione, personale o culturale, possa trovare nel libro la chiave di volta per liberarsi.

Link per l'acquisto del libro:

https://www.lafeltrinelli.it/fil-rouge-storia-di-vissuto-libro-antonella-ammendolia/e/9788882382803

BIOGRAFIA

Antonella Ammendolia (Reggio Calabria, 1992), diplomata al liceo classico T. Campanella di Reggio Calabria, sta ultimando gli studi di Giurisprudenza presso l'Università Mediterranea. Appassionata di scrittura e poesia, fin dalla tenera età pubblica liriche sui quotidiani locali. Ha partecipato con merito al “Premio di poesia Gilda Trisolini” (2006) e ha ottenuto diverse pubblicazioni, fra le quali Questo nostro eterno amarsi (2013), Toscana (2018) e 1915 (2019). Per quest'ultima opera raggiunge il secondo posto al “XII premio internazionale di poesia Danilo Masini” e, nello stesso anno, si classifica prima con l'opera Reghion al “Premio di poesia Raffaele Mangano”, indetto dall'Associazione La Rue di Rende (CS). Ha vissuto in Toscana per alcuni anni, pur rimanendo ancorata alla sua terra, per la quale nutre un profondo attaccamento. È, inoltre, appassionata di storia contemporanea e sensibile alla tematica della violenza di genere.