RECENSIONI

Lᴀ Vᴏᴄᴇ ᴅᴇʟ Rᴇᴄᴇɴsᴏʀᴇ

SCRITTURA VIVA

MARIA PASHIANTI SCALZO: OVUNQUE E IN NESSUN LUOGO

GENERE: NARRATIVA MODERNA E CONTEMPORANEA

RECENSIONE

«Si può vivere una vita intera senza essere mai svegli» scriveva Dan Millman, ed è proprio questo il pensiero che è rimasto nell’aria come un buon profumo quando ho terminato il libro di Maria Pashianti Scalzo Ovunque e in nessun luogo (edito da Supernova edizioni, anno di pubblicazione 2022, pagg. 104).

Un libro breve, in cui si evince una ricerca storica, che può sembrare fantasia o poesia e che, a me, ha trasmesso il desiderio di scoprire qualcosa in più sull’universo delle discipline orientali, argomento sul quale l’autrice è decisamente preparata grazie al suo lungo percorso alla scoperta di sé. Il romanzo è un viaggio onirico, un passaggio di testimone tra le generazioni che non smettono di intrecciarsi nelle diverse dimensioni e nell’immortalità dell’anima.

Mi ha colpito molto l’uso delle lettere maiuscole per alcuni nomi comuni come “cuore”, “morte”, “vita”, “nulla”, “trasformazione” ecc.; ho avuto la sensazione che la scrittrice volesse donare una personificazione agli elementi chiave del suo romanzo. Allo stesso modo, ha attirato molto la mia attenzione l’acume e la grande capacità di osservazione della Scalzo, non solo per quanto riguarda l’animo umano, ma anche per i gesti e i dettagli a esso collegati: caratteristica essenziale di ogni buon autore. Non ho potuto fare a meno di domandarmi quanto di autobiografico ci sia in questo racconto, poiché l’autrice introduce il testo sottolineando il suo percorso formativo, ma anche per il fatto di aver vissuto in prima persona molte esperienze paranormali e spirituali.

«Lasciare il corpo come un vestito dismesso e vederlo inerme, come morto, a galleggiare, ovunque e in nessun luogo, non può altro che generare una sospensione del respiro; non capita tutti i giorni di sporgersi sull’orlo del baratro cercando di non venire risucchiati nell’abisso.»

Infatti, mi sono avvicinata in punta di piedi alla scrittura di Maria Scalzo, in bilico come una funambola tra il reale e l’irreale; mi sentivo sospesa senza la rete d’emergenza del mondo tangibile. Ho trattenuto il respiro in cerca di risposte, ho colto il continuo evolversi della coscienza e dell’anima della protagonista. Sono rimasta affascinata dall’abilità con cui la Scalzo mi ha fatto entrare e uscire da ogni personaggio come se il sogno fosse il mio, facendomi ascoltare la sua voce, per centouno pagine, attraverso una bolla d’acqua incantata. Eppure ho potuto avvertire, quasi in modo concreto, la sensazione che si prova durante un sogno lucido: suoni, odori, sapori, sensazioni tattili e visive, sono coinvolti tutti i cinque sensi, seppure non manchi quella foschia tipica che avvolge le visioni oniriche. «Sogno o son desto?» scriveva Shakespeare alla ricerca della premonizione, una sorta di allucinazione che indichi la strada da percorrere, rivelando i suoi misteri attraverso un completo coinvolgimento del protagonista e quindi, del lettore, e la Scalzo è riuscita pienamente in questo intento.

«Accade di vivere più esistenze nello stesso corpo poiché la vita ci impone continue trasformazioni: così è per me…»

Flavia Domitilla, la voce narrante della prima parte del romanzo, mi ha catapultato nel 1630. Attraverso le parole dell’autrice ho potuto gustare un potere femminile antico fatto di forza e coraggio, in un periodo storico che sminuiva la figura della donna sotto ogni aspetto. 

Nonna Gemma Griselda sapeva prendere le tradizioni, i riti antichi, la magia, il misticismo e la religione e mischiandole nel suo calderone di strega ed erborista, le faceva diventare poetiche e profumate rime baciate che decantava con la mano poggiata sul cuore. (Rivisitazione di un passo del testo dell’autrice).

Ho ritrovato in questo personaggio così ben caratterizzato, le storie che mi raccontava mia nonna e una gran fetta delle usanze ancora oggi presenti in modo predominante nel Sud Italia. Nella seconda parte del romanzo, la Scalzo torna a un registro più attuale, infilandosi tra gli ospedali durante la recente pandemia da Covid 19. Ancora una volta trattengo il respiro, memore di cosa significhi quell’apnea da fame d’aria. Il ritorno al presente è brusco, ma non meno ascetico o privo di magia. La voce narrante è sempre quella di Flavia Domitilla, ma una reincarnazione della donna di quattrocento anni prima, impossibile? Di nuovo mi torna in mente Dan Millman: «la gente teme quello che ha dentro, ma è l’unico posto dove troverà tutto quello che serve». Flavia riceverà un regalo dal suo passato, un’eredità che ha attraversato il tempo e lo spazio per giungere fino a lei. Maria Pashianti Scalzo, con il suo stile ben strutturato, ha reso credibile e afferrabile la disciplina orientale olistica che non ci appartiene culturalmente e su cui non si conosce mai abbastanza portandomi ovunque e in nessun luogo.

Nicoletta Grossi

L'AUTRICE SI RACCONTA...

Mi chiamo Maria Pashianti Scalzo. Laureata in Lettere Moderne, ho insegnato Italiano e Storia negli Istituti superiori a Conegliano. Nel 2003 sono diventata Sannyasin (ricercatore spirituale-discepolo) di Osho Shree Rajneesh (Maestro illuminato di Verità, 1931 - 1990) col nome iniziatico di Ma Advaita Pashianti, che in sanscrito significa: “Chiara Visione dell'ultimo Stato di Coscienza”. La meditazione creativa è parte integrante della mia vita e si esprime attraverso la scrittura e la pittura. In ogni momento della mia vita cerco di mantenere viva la consapevolezza di essere parte di un tessuto di relazioni e di affetti e di sfuggire alla tentazione di isolarmi rispetto a un contesto che molto spesso non comprendo e non condivido avendo scelto una vita solitaria, poiché il Silenzio costituisce una grande risorsa di pacificazione della mia Anima assetata di Infinito.

PUBBLICAZIONI

Silloge poetica I Canti del Tantra (2007). Casa editrice Il Filo. (Prima ristampa, settembre 2008).

Silloge poetica Il Tantra quotidiano. Aletti, 2009.

Olio, (romanzo). Aletti 2010.

Anna: l’ultima stazione (romanzo). Aletti 2012. Collana Sentire, ed. Pagine (2014).

https://www.youtube.com/@poetipoesiarubrica7954

Nell’aprile del 2019 è uscito Pace alla guerra. Memorie postume di un soldato di pace.

Yin e Yang. Aletti, 2020.

Ovunque e in nessun luogo, Edizioni Supernova,2022.

www.supernovaedizioni.it

Booktrailer

https://www.youtube.com/watch?v=RJAvgKGyB00&t=10s

Contatti:

https://www.facebook.com/pashiantimaria.scalzo https://www.facebook.com/Pashianticontastorie/ https://www.instagram.com/pashianti/

In vendita nelle librerie e in Internet.

INTERVISTA

Nel suo romanzo è predominante la ricerca incessante del proprio Io interiore. Quanto è stato importante per la sua scrittura il percorso spirituale che ha intrapreso?

Chi siamo noi? Chi sono io? Se ci accontentiamo di una definizione semplice e immediata, la domanda trova una risposta molto rapida: cognome, nome, data di nascita, professione, codice fiscale ci collocano nel mondo sociale di cui facciamo parte come persone fisiche. Accade, tuttavia, che sentiamo queste forme lontane dalla nostra Essenza più profonda, nel momento in cui intuiamo che c’è qualcosa di più. Nella tradizione Buddhista, la domanda “Chi sono io?” costituisce un Koan, ovvero una meditazione che ci conduce all’interno di noi stessi, alla ricerca della nostra vera natura. Paradossalmente, la risposta non esiste, esiste solo la domanda, cessata la quale, accade la pacificazione. U.G. Krishnamurti, filosofo indiano del XX secolo, sosteneva che nel momento in cui scompare la domanda anche la risposta non necessita di esistere, con la conseguenza che il processo di “travaglio” esistenziale che crea la sofferenza scompare. “Pensando nessuna cosa renderà senza limite il sé limitato.” (Vigyan Bhairav Tantra): con queste parole Shiva indica a Devi-Parvati, sua sposa, la via che conduce alla Liberazione. Wilhelm Reich sosteneva che l’essere umano anela a fondersi con il Cosmo. L’Io frammentato impedisce che questa fusione avvenga intrappolandoci in una condizione di profonda sofferenza. Io sono partita da una profonda crisi esistenziale, uno stato di depressione che ho inizialmente curato con terapie farmacologiche. Si chiama Sunyata, termine chiave del Buddhismo Mahāyāna, la condizione di Vuoto silenzioso che apre a mondi e a dimensioni altrimenti non raggiungibili quandola Mente è piena di congetture, pensieri, identificazioni, maschere. Una Mente silenziosa, connessa col cuore si fonde con l’Universo e riceve messaggi dall’Infinito e Oltre.

Tra le sue pubblicazioni ci sono diversi generi letterari (romanzi, manuali e poesie), crede che Ovunque e in nessun luogo possa in qualche modo essere un'opera che li racchiude tutti?

Vivo la “scrittura” come un processo magico evocativo di conoscenza e di trasformazione di sé stessi e del mondo che richiama per molti aspetti l’Alchimia. Dalla “nigredo” alla “albedo”, lo Scrittore-Alchimista distilla la materia densa e grezza del proprio “vissuto” in Essenza purissima, uscendo dal proprio sé individuale di uomo per ritornare alla dimensione condivisa di Essere Umano. “Ovunque e in nessun luogo” è un’opera di Alchimia che propone un percorso di Trasformazione attraverso parole variamente declinate, attraverso formule magiche, rituali, ricette erboristiche, indicazioni curative, invocazioni e versi che giungono da reminiscenze magiche di un antico Grimorio e dalle conoscenze giunte a me dalla tradizione familiare.

Quali sono i riferimenti letterari che l'hanno ispirata durante la stesura del romanzo?

Ho insegnato per anni letteratura, apprezzo la bella scrittura, quella che suscita l’emozione del cuore. La letteratura esoterica accomuna autori come Borges, Novalis, Blake, Mary Shelley, Edgar Allan Poe e molti altri che amo e che sono per me fonte costante di ispirazione insieme alle opere e agli autori che appartengono al genere definito come realismo magico. La realtà ordinaria, quotidiana, rivela scenari inusuali e inaspettati che richiamano la magia. Come dimenticare Gabriel Garcia Marquez, Isabel Allende, Angeles Mastretta, Paolo Coelho, Luis Sepulveda… Ma anche in Dante, Pascoli, Pirandello, Buzzati, insomma nei grandi autori “classici” italiani e stranieri si aprono “porte” su scenari che richiamano ciò che non è definibile come Realtà. “Se le porte della percezione fossero pulite, tutto apparirebbe com’è: infinito ed eterno” (William Blake). Il concetto fondamentale di Blake è l’immaginazione, facoltà che il razionalismo emargina, ma che si rivela vitale poiché è in grado di trasformare la potenza in atto. Harold Goddard scrive che l’immaginazione è ciò che distingue l’uomo poetico o sovrumano dall’animale razionale. Quando immagino creature magiche, come gnomi, folletti, troll o fate che interagiscono con esseri reali, in carne e ossa, rendo manifesta una dimensione che sfugge allo sguardo ordinario ma che si offre alla visione per abbattere la frontiera tra ciò che è e ciò che appare agli occhi che si aprono verso la profondità del sogno.

Ha trovato delle difficoltà nel rendere comprensibili a chiunque contenuti così astratti?

Nel processo della scrittura si confrontano due soggetti: l’Autore e il lettore. Umberto Eco, nel saggio “Lector in fabula” descriveva i possibili risultati di questa interazione che potrebbe dare vita a tante variazioni della storia proposta per quanti sono coloro che la leggono, in quanto ciascuno la legge al proprio livello di conoscenze e di esperienze. Quando è possibile, chiedo una piccola recensione dei miei lavori per cercare di capire cosa i miei lettor abbiano colto. Tuttavia, mentre scrivo, non mi faccio alcuna domanda su chi mi leggerà. Mi lascio andare al processo della creazione, come se fossi realmente “dentro” agli avvenimenti, col piacere di narrare, in una sorta di scrittura automatica che mi vede testimone di me stessa, fiduciosa che ciascuno possa cogliere ciò che è più vicino alla propria sensibilità e certa che ciascuno abbia dentro di sé un patrimonio di reminiscenze che possono essere risvegliate e rese manifeste uscendo dalla caverna dell’inconsapevolezza descritta da Platone. Il momento che siamo vivendo è carico di segni chiari che è in atto un grande Risveglio. Gurdjieff parla di uomini risvegliati che destano dal “sonno” altri esseri. Molti, sempre più numerosi, iniziano a porsi la domanda: “Chi sono io?” aprendosi ad ampi spazi di Consapevolezza. Non si limitano a capire ma iniziano a comprendere.

Quali sono i suoi obiettivi come autrice e come ricercatrice spirituale?

Scrittura e ricerca sono profondamente connesse. L’espansione della creatività si fa cifra della mia capacità di guardare Oltre, di aprire gli occhi della percezione. Mi piacerebbe che il lettore comprendesse che esiste una Realtà Altra se solo guardassimo con Altri Occhi, oltre lo sguardo che si ferma sulla superficie impolverata dello “specchio”. Poiché, come diceva il Piccolo Principe, “L’essenziale è invisibile agli occhi”. Mi propongo di guardare con occhi diversi per poter “Vedere” ciò che sfugge allo sguardo che si posa e poi fugge via. Vorrei inoltre condividere ciò che Vedo, poiché molto di ciò che ci circonda sfugge allo sguardo distratto di chi rimane in superficie. Ciò che i miei occhi vedono è un mondo che ha perso il contatto con la Natura, con le piante, con gli animali che popolano questo meraviglioso pianeta soffocato dal cemento, intossicato dall’inquinamento. La conseguenza inevitabile è un profondo stato di disarmonia e di squilibrio che crea malattia, sofferenza e tutti sappiamo di cosa sto parlando. “L’uomo è la specie più folle: venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile. Senza rendersi conto che la natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando”. (Hubert Reeves). Vorrei che comprendessimo tutti che la sola via di salvezza è ritrovare il contatto con la Natura. Un albero, una foglia, un fiore contiene tutto ciò che ci serve per rinnovare il patto con il Mistero delle nostre radici connesse con la vastità dell’Universo.